Tra Craxi e Di Maio

09.10.2020 00:35 di Stefano Severi   Vedi letture
Tra Craxi e Di Maio

1. Un amico di Borello un paio di giorni fa mi ha illuminato con il seguente paragone: “La differenza tra l’attuale dirigenza e quella passata è la stessa che intercorre tra due politici come Luigi Di Maio e Bettino Craxi. Quelli di prima facevano praticamente tutto giusto ma sappiamo com’erano; quelli attuali sono al momento immacolati ma del tutto inesperti”.’

2. Cavolo, per essere uno di Borello – frazione i cui cittadini in questi giorni sono praticamente dipinti come novelli nazisti dell'Illinois – la similitudine è davvero efficace. Si era appena chiuso il mercato e i malumori della piazza per l’arrivo di alcuni nomi non proprio altisonanti erano parecchio diffusi.

3. Poi la cessione di Valeri a 100mila euro, l’affitto del Manuzzi per 30mila euro a partita allo Spezia (e quattro partite fruttano quindi più della cessione di Valeri), la gestione di Marson e soprattutto Zammarchi: insomma qualche perplessità sull’esperienza globale del gruppo dirigenziale poteva anche essere legittima.

4. Ma è proprio così? Il team che lavora sotto la presidenza Patrignani, composto da Zebi nella per lui insolita veste di centravanti e con il duo Lelli-Martini in cabina di regia, è davvero così inesperto?

5. Se ci limitiamo ai fatti attualmente in nostro possesso possiamo solo asserire che per il momento le figure degli inesperti le hanno fatte gli altri: il Ravenna che per un errore nella distinta perde 3-0 a tavolino o il Forlì che apre lo stadio disavvenendo le disposizioni della Prefettura, non certo il Cesena.

6. Poi è arrivata la sconfitta di domenica scorsa e come al solito – ma questo è uno dei motivi per i quali amiamo questo piccolo paesello di campagna che è Cesena – c’era già chi invocava a gran voce la testa di allenatore, ds e Martini (quest’ultimo sempre tirato in ballo perché viene dal Martorano e sembra che dobba scontare una sorta di peccato originale).

7. Fermi tutti, il mercato si completa – e a meno che di mestiere non facciate i procuratori, i ds o le bariste del Coconuts non esiste che conosciate a fondo i profili dei neoacquisti – e arriva una vittoria ampiamente meritata a Perugia. Caroselli!

8. Allora, siamo ancora la società dei Di Maio? Veramente? Non è che magari dopo l’ennesima rifondazione anche il Cesena stia iniziando a costruire qualcosa su un’idea di gioco non estemporanea come il Guardiola di Vercelli (pardon, di Rende) e con ragazzi giovani e motivati?

9. Intanto godiamoci i due cioccolatini di stasera – metafora davvero originale quella con i Baci Perugina (ma provate voi a fare qualcosa di meglio con le altre specialità del luogo tra cui Amanda Knox, Rudi Guedè e l’università di Suarez) – e guardiamo al futuro con più serenità. 

10. In attesa di vedere Lelli imbracciare metaforicamente il mitra a Sigonella o Martini tessere le lodi dell’Olp di Arafat (le vette più alte della politica estera italiana da Vittorio Veneto ad oggi), accontentiamoci di un Di Maio cresciuto. In esperienza, consapevolezza ed autostima. E lo si è visto anche in campo.