Dieci cose da fare a Cesena prima di morire

Niente sarà più come prima, ma (anche) in riva al Savio il pallone continuerà a rotolare: ecco allora un pezzo speciale riservato SOLO a chi, da sempre, vive a pane e Cavalluccio
19.08.2020 11:40 di Flavio Bertozzi   Vedi letture
Dieci cose da fare a Cesena prima di morire

Niente (o quasi) sarà più come prima. Anche nel calcio. Questo, ormai, lo abbiamo capito tutti. Anche nell’era post-Covid 19, però, il ‘povero’ Cesena continuerà ad esserci. E con il Cesena continueranno ad esserci pure i suoi straordinari tifosi. Ed allora… ecco le dieci cose che, secondo me, ogni tifoso (o tifosa) del Cavalluccio dovrebbe fare prima di morire. Virus (e Stefano Bonaccini) permettendo, ovviamente.


1. Mettere sul proprio comodino una bella immagine di Alberto Rognoni, di Dino Manuzzi o di Edmeo Lugaresi. E chissenefrega se la foto del tuo matrimonio dovrà finire dentro un cassetto. Assieme a quei terribili calzini a scacchi che ti ha regalato tua suocera lo scorso Natale

2. Cantare a squarciagola l’intramontabile Forza Cesena di Lucio di Cesenatico. Magari in curva, al fianco di Davide Biondini o di Mattia Graffiedi. Perché andare in curva e non cantare Forza Cesena è un po’ come andare ad Eurochocolate con le emorroidi. Era meglio rimanere a casa…

3. Riguardarsi (almeno) dieci volte su YouTube le immagini di Cesena-Milan 2-0 dell’11 settembre 2010. Bogdani e Giaccherini che mandano al Diavolo Ibra e Pirlo, Igor Campedelli che fa andare il risotto di traverso a Silvio Berlusconi: godimento allo stato puro…

4. Fare un pellegrinaggio. Non a Lourdes, come consiglia quel gran patacca di Paolo Brosio. Ma a San Benedetto del Tronto, come consiglia il mitico Agatino Cuttone. Perché, quella arpionata al Riviere delle Palme nel 1987, resta la promozione più bella di sempre

5. Baciare la donna (o l’uomo) che ami in curva Mare, un secondo dopo che il Cesena ha segnato un gol decisivo. Magari in pieno recupero. Magari in netto fuorigioco. Magari al Rimini. Al Bologna. O al – ehm ehm – Matelica

6. Comprarsi almeno un libro del giornalista-storico-tifoso Giovanni Guiducci. Perché purtroppo, gli anni del 2-1 alla Juventus o della romantica doppia sfida di Coppa col Magdeburgo, non torneranno – sigh – mai più. No, tranquilli: non sono un pessimista. Sono soltanto un ottimista che si è preventivamente informato…

7. Farsi almeno tre trasferte nel Profondo Sud a braccetto del Cavalluccio. Per capire l’effetto che fa. Per comprendere una volta per tutte che, a Cesena, la pressione ‘tirata fuori’ (anche) da Francesco Modesto, non c’è. Non c’è mai stata. E mai ci sarà. Perché se a Cesena c’è pressione, Valentina Nappi è ancora vergine…

8. Stringere la mano a Giampiero Ceccarelli, recordman assoluto di presenze in bianconero. Ad Adriano Piraccini, altro vecchio leone cesenate. A Manolo Pestrin, che ha versato lacrime vere per il Cesena. E a Giuseppe De Feudis. Perché il Conte è il… Conte. Un mito dal sangue blu. Nonostante i suoi ultimi stipendi (quasi) da operaio

9. Appendere alle pareti della propria stanza da letto un poster di Pierpaolo Bisoli, di Bruno Bolchi, di Pippo Marchioro e di Fabrizio Castori. E in bagno? Magari sopra al water? Largo subito alle gigantografie di Giovanni Vavassori e del sempre sponsorizzatissimo Marco Giampaolo. Così, per vedere l’effetto che fa…

10. Ringraziare tutti coloro che hanno riportato il prezioso Cavalluccio all’ovile. E, visto che ci siamo, al contempo mandare a quel paese almeno un dirigente che ha fatto miseramente fallire il ‘vecchio’ Cesena. Un dirigente a scelta. E voi chi scegliete?