Caro Cesena, guarda e impara...

25.04.2021 22:26 di Stefano Severi   Vedi letture
Caro Cesena, guarda e impara...

1. A guardarle giocare, Cesena e SüdTirol, difficilmente si ipotizzerebbero 18 punti (al calcio d’inizio) di differenza in classifica. Esattamente come nella partita d’andata, all’apice della parabola bianconera.

2. Diciannove partite dopo eppure in classifica è stato scavato un abisso tra le due formazioni: d’accordo il Covid, d’accordo gli infortuni e il calendario infernale, d’accordo le decisioni arbitrali contestate, ma 18 punti restano davvero troppi al netto delle rose schierate questa sera al Druso.

3. E allora? Allora il Cesena deve imparare, sotto tantissimi aspetti, dai bolzanini come costruire, preparare e affrontare un campionato. Quella di Vecchi non è una squadra costruita ieri: proviene da un percorso pluriennale e ha attraversato una maturazione graduale. Probabilmente ancora non completa, come dimostra il ko di Trieste nel momento clou del campionato: ma il SüdTirol resta un esempio.

4. Di come sia gestita questa squadra a livello societario ne abbiamo già parlato ieri: zero debiti relativi alla gestione sportiva, mutui ammessi solo per investimenti sulle infrastrutture, pool di investitori senza presidente-padrone e partecipazione trasparente e allargata.

5. Tra un anno, magari, ci sarà il Cesena a giocarsi la serie B sul finale del campionato e allora sarà bello ricordare questa partita, contro una società certamente differente per filosofia, bilanci e investimenti da Perugia e Padova, che per certi versi è finita per essere modello per i bianconeri.

6. Dal punto di vista tecnico cosa ha bisogno quindi questa squadra per “mordere” come il SüdTirol? Per restare, fino alla fine, nelle zone calde della classifica? Innanzitutto la cattiveria sotto porta: stasera, come in tutto il girone di ritorno, il rapporto tra gol fatti e occasioni create è incredibilmente basso. 

7. D’accordo, c’è il tema dolente Caturano, che avrebbe bisogno di trovare il gol come acqua nel deserto, ma la crisi dell’attaccante partenopeo non basta per spiegare l’anoressia offensiva. 

8. C’è Di Gennaro che disegna traiettorie magiche ma che è continuamente alla prese con noie muscolari ed è in pratica gioie e dolori per i bianconeri. Questa sera ha tardato a riprendere posizione su ripartenza avversaria, meritandosi il richiamo di Nardi nel silenzio del Druso. 

9. E poi c’è un Bortolussi che meriterebbe di ricevere palla sempre, da qualsiasi posizione, perché dà l’impressione di poter compiere sempre un capolavoro. Dovrebbe essere un Cesena più Bortolussi-centrico, come lo è stato nel periodo d’oro.

10. E infine bisognerebbe vivere tutto con più leggerezza e meno tensione, come fanno qua a Bolzano. La scena finale di Gonnelli e Russini che litigano pesantemente al triplice fischio è uno dei ricordi da cancellare più in fretta di questo campionato