Tra una maglia azzurra e una versione di latino

Gabriele Papi, compagno di liceo di Gabriele Valentini, ha scritto questo pezzo per Il Bianconero
28.09.2013 16:05 di  Redazione Tuttocesena.it   vedi letture
Fonte: Gabriele Papi per Il Bianconero
Gabriele Valentini
Gabriele Valentini
© foto di Foto Calbucci (Il Bianconero)

Oggi Gabriele Valentini è un affermato dirigente, di lungo corso, del Cesena Calcio. In gioventù, provenendo dal rinomato vivaio cesenate, è stato un centrocampista dai piedi buoni (anche se probabilmente, Gianni Brera, che non disdegnava la fisicità calcistica, l’avrebbe collocato tra gli “abatini”). Stavolta, però, non ve lo proporremo secondo il consueto curriculum calcistico, ma in altro modo.

Chi scrive era compagno di classe di Gabriele Valentini, nel 1970, al Liceo Classico “Monti”, nella allora sua sede storica (che nel prossimo dicembre ospiterà l’ampliamento della “Grande Malatestiana”). Quella Terza C in quel tempo era nota, nel suo genere, per vari motivi: non solo contestatori (erano i tempi del Movimento Studentesco), ma in ogni caso studenti e studentesse pensanti con la propria testa, specialisti in beffe memorabili, tra professori severi ma comprensivi. Ragazzi e ragazze uniti da una grande solidarietà di classe: scolastica. Se ne giovò anche Gabriele Valentini che, per i suoi impegni calcistici, macinava diverse assenze. Trovando particolare solidarietà nel buon professore di ginnastica, Raffelli, e in tutti noi, suoi compagni di classe.

Ricordiamo che una volta - avendo Valentini giocato nella Nazionale Giovanile d’Italia, in terra di Germania - il professore volle che Gabriele ci raccontasse quella sua esperienza, non solo in termini calcistici. E Valentini ci raccontò, tra l’altro, dell’abbraccio e del calore, a Berlino, di molti emigrati italiani. Fu una lezione inconsueta. Abbiamo poi passato di banco in banco, diversi ostici compiti in classe, tra greco e latino, a Gabriele, ma ce ne giovavamo tutti: era il mutuo soccorso della fantasia e dell’amicizia; un gioco di squadra. I professori lo sapevano, anche loro erano stati ragazzi. Speriamo che ancora oggi sia così…