Cesena-Rimini, ovvero "la guerra delle aringhe 1940/1980" - Parte I

"Calcisticamente ci odiamo: io per esempio quando il Rimini gioca fuori vado sempre a Cesena, ma soltanto per vedere il Cesena perdere e se non perde non mi diverto. Vado con questo spirito, altrimenti non ci andrei".
27.04.2021 12:15 di Redazione TUTTOCesena   Vedi letture
Fonte: Raffaele Zanni per Stadio
Cesena-Rimini, ovvero "la guerra delle aringhe 1940/1980" - Parte I

di Marzio Magnani

È stata battezzata "la guerra delle aringhe", cioè la sceneggiata delle aringhe in faccia. Chi ha cominciato non si sa: accadde che i riminesi andarono allo stadio armati di una canna da pesca, o di un semplice bastone: attaccato al filo pendeva una puzzolentissima aringa che durante tutta la partita facevano ruotare sotto il naso dei tifosi cesenati accorsi a Rimini per sostenere la propria squadra. La risposta dei cesenati non si fece attendere molto: alla partita di ritorno ricoprirono i tifosi avversari di aringhe (o saraghine fradice) a non finire a fine partita. Ma non è tutto: quando i tifosi riminesi, tornando da una trasferta, avevano la sfortuna di dover transitare da Cesena, erano grossi problemi, perchè i cesenati li aspettavano alla stazione o in punti strategici lungo la via Emilia, e via raffiche di aringhe sui riminesi, vere e proprie valanghe addirittura. "Quii dla saraghina" erano soprannominati con ironia tutta romagnola i tifosi riminesi.

Questo racconto è stato scritto grazie agli articoli ritrovati del bravo Raffaele Zanni, (giornalista di Stadio) pubblicati a più riprese prima del derby di andata nel 1980. lo faccio arrivare a questa data la cronistoria del tifo da derby perchè poi si incontrerà in seguito il Rimini in campionato soltanto nel 2003/04 (ovviamente tralasciando la storica amichevole del 1994 e una doppia sfida in Coppa Italia di C qualche anno dopo), cioè in un'altro calcio, un altro mondo, un altro derby.

Racconti ed episodi tra le due tifoserie cercando di rivivere una magnifica Romagna di tanti anni fa. La battaglia delle aringhe o della saraghina è uno spaccato del derby romagnolo, l'unico vero derby di Romagna, sempre acceso, vivo e vibrante con una vena goliardica tutta romagnola. Tanti scontri tra tifosi ma sostanzialmente sano e mai caduto nell'illecito (almeno fino al 1980).

Gli inizi. Arnaldo Pantani è stato uno dei tre fondatori dell'AC Cesena 1940, poi anche suo giocatore, capitano, allenatore e direttore tecnico della squadra bianconera. In seguito fu anche allenatore del Rimini. Prima del derby 80/81 rilascia questa intervista: "Era il 1926, a quei tempi c'era la US Renato Serra e la Libertas Rimini. All'andata vinsero i biancorossi per 2-0 ma al ritorno ci fu il mio debutto a 15 anni come mezz'ala: feci un gol e vincemmo noi della Renato Serra per 4-0, e segnai il mio primo gol in carriera. Era il campionato di IIIA divisione emiliana al quale partecipavano anche l'US Ravennate, il Forti e Liberi Forlì, il Faenza, il Baracca Lugo e l'Imolese". Insomma, un campionato che si può paragonare all'attuale serie D. Prosegue Pantani: "Quei due derby portarono allo stadio circa 50/60 spettatori a Rimini e poco più di un centinaio a Cesena. A dir la verità la rivalità tra Cesena e Rimini era ancora un pò tiepida, esplodeva invece quella tra forlivesi e cesenati, rivalità che si protrasse fino agli anni 40'. Nel dopoguerra esplose invece il derby Cesena-Rimini, il grande motivo sportivo della Romagna". Quindi Pantani ricorda la fondazione del Cesena con Rognoni e Piraccini: "Feci il giocatore/allenatore: partenza lanciata, vincemmo il campionato e nel 41/42 già partecipavamo alla serie C. C'era molto ottimismo, tante speranze ma la guerra rubò tempo e il dramma della vita e della morte sostituì quello piacevole del calcio. Il 47/48 fu un campionato molto importante di qualificazione per Cesena e Rimini che si giocavano il loro futuro: scontri emozionanti, accesi, agonisticamente drammatici. Nel 49/50 (serie C) ero allenatore del Cesena: ricordo due derby di fuoco. Noi vincemmo a Rimini con un secco 2-0, uno smacco enorme che si ricordano ancora, al ritorno concedemmo il bis con un 3-1 che confermò la nostra superiorità." Va sottolineato che a Rimini avevamo già vinto per 2-1 nel campionato di serie C 41/42.

Tutti allo stadio sul carro bestiame. Raffaele Zanni intervista Vittorio Penzi, irriducibile tifoso riminese figlio di un pescatore: 4 aprile 1918, la donna incinta geme, urla, alza gli occhi verso il marito. Sul portocanale di Rimini non c'è nessuno, il pomeriggio è ventoso, il mare è mosso e grigio: Primo Penzi non perde tempo e solleva la moglie con le sue forti braccia e la porta di peso sulla sua barca attraccata al molo. Sale un grido, anzi un pianto, che pare un cinguettio: l'uomo lava il bimbo appena nato con acqua di mare come fosse pesce azzurro e con affetto lo porge alla mamma stremata ma felice. Quel bimbo è Vittorio Zanni che racconta con orgoglio la storia della sua nascita: non tutti possono nascere in una barca da pesca. La Romagna di mare rude e sanguigna, ma anche allegra e passionale, esuberante e generosa, in contrasto con la Romagna di terra, più chiusa, più discreta, forse più intima e sobria. La geografia e il costume portano ad una diversa mentalità con accenti di vita differenti. Due Romagne in una, due modi di essere romagnoli: nasce così una rivalità che dura da sempre, ne esce un derby unico e irripetibile per folklore e passione, e forse più che un derby è una rappresentazione dal vivo di "Romagna mia" recitata dai romagnoli. Allora, Vittorio Penzi tifoso biancorosso da oltre 50 anni (quindi dal 1930 circa) ricorda un burrascoso derby a Cesena. Il campo era quello vecchio dell'Ippodromo: "Eravamo nel primo dopoguerra, non ricordo bene l'anno, andammo a Cesena con dei carri che di solito trasportavano le bestie, non c'era altro allora. Bene, arrivammo a Cesena in parecchi, riempimmo diversi carri. La partita fu drammatica, noi perdemmo 2-0, eravamo avviliti, quando uscimmo dallo stadio , vicino ai carri trovammo tanti cesenati da far paura, ci volevano dare il resto per completare la sconfitta subita sul campo. Noi scappammo, ma c'era il fiume Savio alle nostre spalle: non l'ho mai detto in tanti anni, ma giuro: ho avuto una paura da matti, non sapevamo cosa fare, così passammo il fiume a guado con l'acqua che arrivava alle cosce e loro che gridavano. Adesso ci ridiamo sopra, ma allora no!". Vittorio Penzi non ha peli sulla lingua: "Calcisticamente ci odiamo: io per esempio quando il Rimini gioca fuori vado sempre a Cesena, ma soltanto per vedere il Cesena perdere e se non perde non mi diverto. Vado con questo spirito, altrimenti non ci andrei". Alla domanda sul perchè questa rivalità sia accesa, il riminese sdraiato sull'amaca nella terrazza dell'hotel proprio sul mare, guarda verso terra e grida: "Fruttarul!" con un tono che sa di rabbia repressa. Fruttarul, cioè fruttivendoli, romagnoli di terra ermetici e laboriosi che con la frutta hanno costruito un impero. La risposta di Zanni non si fa attendere: "Va là, state buoni pescatori". Continua Vittorio Penzi (il riminese): "Ci chiamano anche poveracci, e questo non mi va giù, ci chiamano così, perchè dicono, poveracci sono chi le pesca, poveracci chi le vende e poveracci chi le mangia, cioè noi riminesi". Ancora: "Ad un amico di Cesena dico sempre: stai attento che se un anno vi vanno a male le mele morite tutti di fame". Il signor Vittorio Penzi ha anche battuto un record: "Io da 50 anni tutti i giorni vado allo stadio, ho due presenze in più del custode dello stadio che abita lì, lui è dovuto andare via ad un matrimonio, così l'ho battuto. Esco dall'ufficio all'una e mezza, mi riposo un pò e poi in bicicletta vado al campo: saremo una decina, ci vado da quando ero bambino... tutti i pomeriggi."

Fine prima parte (continua)