Cesena-Rimini, ovvero "la guerra delle aringhe 1940/1980" - Parte II

Ad un bimbo che nasce a Riccione, prima di fargli vedere il porticciolo dove ci sono i motoscafi dei bolognesi, gli fanno capire che i riminesi sono antipatici.
28.04.2021 12:00 di Redazione TUTTOCesena   Vedi letture
Cesena-Rimini, ovvero "la guerra delle aringhe 1940/1980" - Parte II

di Marzio Magnani

Seconda puntata della cronistoria dei derby tra Cesena e Rimini. La prima è ancora consultabile cliccando qui.

E domani attenti al pacco postale. Il lunedì mattina dopo il derby, negli uffici postali di Rimini o di Cesena (anni 40' e 50') sembra di essere al mercato del pesce: chi entra e non sa, si chiude il naso: ma cosa c'è che puzza di pesce? Il mistero è presto svelato: i tifosi che hanno vinto spediscono "ai cari cugini" che hanno perso una bella cassetta ben confezionata con dentro aringhe andate a male. La cassetta è di quelle tipo regalo, con bella carta colorata: la confezione è importante per la buona riuscita dello scherzo. I piombi, la ceralacca, lo spago N°3, il mittente in stampatello... Il tifoso che riceveva la cassetta si accorgeva dello scherzo soltanto se il naso faceva la spia, altrimenti scartava il pacco. C'era la curiosità di aprire un bel pacco e tutti scartavano e tutti ci cascavano.

Interviste ad un riminese ed un cesenate. Il signor Giovanni, tifoso riminese e juventino: "Io alla domenica sera per essere proprio contento devo fare 6 punti, mi spiego: due per la vittoria del Rimini, due per quella juventina e altri due per la sconfitta del Cesena. Ecco, domenica scorsa sono andato bene, ho fatto cinque". Mirko Zavallone, con un passato calcistico specialmente in squadre del sud, vive a Cesena ed è tifoso del Cesena e di Cesena, dice: "Romagna, Romagna, Romagna, parliamo una volta per sempre, senza dire bugie: il vero cittadino della Romagna è il cesenate, perchè il cuore della Romagna è Cesena. Rimini è laggiù, loro sono dei marchigiani. Di calcio poi non parliamone neppure, noi siamo stati in serie A, abbiamo fatto la Coppa Uefa, il calcio romagnolo siamo noi, i riminesi devono togliersi il cappello, i più forti siamo noi, inutile parlare. Guardate la storia del derby: i riminesi s'arrangiano come possono". 

A mangiare da Pitto. A fine anni 50' si andava a mangiare da Pitto, una trattoria famigliare subito dopo il ponte nuovo, sulla sinistra. Pitto col grembiulone bianco attorno alla vita dopo il derby ti portava le tagliatelle fatte in casa, una coscia di pollo color oro, un radicchio appena raccolto dall'orticello dietro la cucina, le patatine fritte che saltavano sul piatto, una mela bianca e rossa che sembra il viso di una ragazza romagnola, sangiovese di Predappio alta rosso come il sangue, un pezzo di crostata con la marmellata di Cesena, e per finire un caffè forte e nero e una stretta di mano come digestivo. Il tutto per 600 lire, senza mancia, senza ricevute... questa era la Romagna di quei tempi e suoi i derby i suoi figli.

Brutta "gita" per un cesenate. Fine anni 40', siamo agli sgoccioli di un campionato di serie C senza sussulti e a Rimini c'è il derby: da un punto della tribuna un megafono scandisce con "dai pescatore!" ogni mossa dei biancorossi. Così per tutto l'incontro, come sempre vola qualche aringa, qualche mela marcia, ma il cesenate stranamente non viene disturbato. Il "dai pescatore!" rimbalza su ogni angolo dello stadio, la partita finisce e il cesenate appena fuori lo stadio viene attorniato da due corpulenti bagnini che lo portano di peso in Piazza Tripoli. Un codazzo di "burdèl" grida: "in mare, in mare!". Così il tifoso bianconero viene caricato sul moscone per un bagno in mare: scoppiò un temporale e il bagno non ci fu, ma si tornò indietro bagnati fradici. Comunque il cesenate dovette fare una penitenza: con il megafono leggeva un foglietto per le vie del centro: "Il Rimini è più forte del Cesena, noi siamo dei fruttivendoli, i riminesi non sono pescatori ma industriali alberghieri...ecc ecc". A sera cesenati e riminesi si mischiarono nelle trattorie della "Barafonda" (San Giuliano) a mangiare pesce fresco, piada calda e da bere sangiovese fatto coi piedi (dovrebbe essere il derby del 12 giugno 1949, vinto dal Rimini per 3-0, assieme ad un 4-1 la vittoria più larga per loro).

Un riccionese che tifa Cesena. Ad un bimbo che nasce a Riccione, prima di fargli vedere il porticciolo dove ci sono i motoscafi dei bolognesi, gli fanno capire che i riminesi sono antipatici. Da una parte si sbandiera il lungomare più bello del mondo mentre dall'altra Riccione, che rimane nascosta dentro una fantastica conchiglia, è la perla di un verde così splendente da far rabbia a Rimini. Una battaglia che si combatte a colpi di villeggianti e che si vince brandendo il registro delle presenze: comunque una guerriglia simpatica, una rivalità balneare. Ad inizio anni 60', è in questo contesto di agonismo sportivo-turistico-sociale che il Cesena chiama Italo Castellani, riccionese puromare e purosangue, gran talento, giocatore di grinta e di tecnica. Il ventenne ragazzino di Riccione giocò 4 anni col Cesena e 8 derby (1960/64). A Cesena Castellani si trovò benissimo, come squadra, amici e gente di una Romagna di terra che non conosceva, ma che gli ha riservato applausi, stima e amicizia che lui non dimentica più. "Sì, ricordo con grande simpatia e nostalgia quei derby col Rimini, sempre accesi ma corretti. Allora c'era molta rivalità tra Cesena e Rimini, derby infuocati, tirati allo spasimo. Ricordo i primi allenatori, Cappelli, Lucchi; i compagni di squadra: Burini, Beraldo, Annibale, Rossi, un anno c'era Mascalaito poi Ganzer [...] Ricordo un derby a Rimini sotto una bufera di neve, dovevamo vincere ma fu solo un pareggio, un tempo terribile. Tifo Cesena perchè c'è Bagnoli (80/81) mio amico, e perchè a Cesena ho vissuto anni belli della mia vita: vorrei proprio che il Cesena andasse in serie A, non me ne vogliano i riminesi". Castellani fu buon profeta andammo in A. Ottimo libero moderno che amava impostare, fu in seguito uno stimato Ds di tante squadre tra cui Ancona, Empoli, Ravenna e Napoli. 

Si chiude con i 6 derby 1977/81. Ringrazio Raffaele Zanni per avermi dato gli spunti per scrivere questo pezzo. Invece i ricordi di questi derby di fine anni 70'  nascono da mie considerazioni e da esperienze dirette, avendoli vissuti in prima persona come tifoso. Presente nelle 3 partite casalinghe e nelle due ultime trasferte ('78 e '81). Ricordi di derby molto sentiti, di cui la gente sentiva il bisogno visto che mancava da 10 anni visto che l'ultimo con nostra vittoria per 2-1 segnò la promozione in B  nel campionato 1967/68. C'era un sacco di gente allo stadio, anche più dei più recenti match degli anni 2000 perlomeno a Rimini. Ho il tabellino della partita Rimini - Cesena 1-1 77/78, quello con gli allenatori Marchioro per noi e Bagnoli per loro, insomma quasi 15000 spettatori paganti (giornata biancorossa, abbonamenti non validi, 1-1). L'anno seguente ricordo che feci due trasferte in 7 giorni, prima a Ferrara e poi a Rimini con la mia A112E. Romeo Neri stracolmo, entusiasmo alle stelle: fu quella volta che Petrini si mangiò un gol incredibile e che poi ai giornalisti che gli chiedevano come avesse potuto sbagliare, rispose: "altrimenti non giocherei nel Cesena" (0-0). Il derby del 1981 terminato 1-1, quello del "vi spostiamo il mare" è tra le trasferte epiche di sempre, dove a fine partita marciammo intorno allo stadio compatti a centinaia, e di riminesi neppure l'ombra. Delle 3 partite giocate in casa, due finirono in pareggio: in particolare quello del 1981 ancora mi brucia, con due rigori trasformati dai "cugini" grazie ad altrettanti "tuffi" di Chiarugi. Ma quello del 78/79 lo vincemmo 1-0  con gol di G. Piangerelli e a fine campionato con la retrocessione del Rimini, alcuni buontemponi cesenati affissero sui muri della città di Rimini il manifesto funebre listato a lutto: "Il Rimini è morto" a lettere cubitali. Ancora se lo ricordano.

Seconda parte, FINE