Dai Diamanti non nasce niente. Dal letame nascono i fior…
Oltre allo start di Temptation Island, allo sbarco di Ronaldinho al Ravenna, al nuovo tormentone sfoderato dal tandem Marco Mengoni-Angelina Mango, all’uscita di Federica Sciarelli da Chi l’ha visto?, all’arrivo del caldo record e ai soliti consigli partoriti al Tg5 dall’espertone di turno (‘Mangiate tanta frutta e tanta verdura…’, ‘Bevete almeno due litri di acqua al giorno…’, ‘Non uscite di casa dalle 12 alle 15…’, ‘Non fate il bagno dopo aver mangiato mezzo chilo di Brasato ai funghi con polenta…’), questo inizio d’estate ci ha dunque portato finalmente anche il nome del nuovo attesissimo condottiero del Cesena. Ovvero Alessandro Diamanti. Tale (rischiosa) scelta sfoderata dal Cavalluccio, lo dico subito, non ha scaldato molto la piazza. E non convince appieno nemmeno il sottoscritto. Soprattutto perché l’ex centrocampista (anche) del Bologna, al momento, è ‘soltanto’ un (altro) aspirante allenatore. Un condottiero con un curriculum-vitae ancora bello misero. Un mister ancora – passatemi il termine – leggerino. Un soggetto che, la Serie B, l’ha respirata soltanto dall’altra parte della barricata. In campo. E non in panca. Mica un dettaglio da poco, eh. Detto che io avrei consegnato le chiavi del Cesena 2026/2027 nelle mani dell’esuberante Guido Pagliuca (l’ex Juve Stabia non è stato trattato – ehm ehm – proprio benissimo dagli Americani…) o magari dell’immortale Fabrizio Castori (l’Uomo di San Severino Marche conosce la cadetteria e Cesena meglio delle sue tasche…), devo ammettere però che, piuttosto che rivedere su questi lidi quell’arrogante – non soltanto davanti ai microfoni… – di Ashley ‘Tafazzi’ Cole, pure Alino Diamanti mi va bene. Se non benissimo. Cesena, lo sappiamo bene, è stato il trampolino di lancio di molti allenatori (più o meno) alle prime armi. La mia speranza, dunque, è quella che questa croccante tradizione targata Romagna possa rinnovarsi ancora. Regalando allo stesso Diamanti la patente di ‘vero’ allenatore. E, a tutti coloro che vivono quotidianamente a pane (pardon, a piadina) e Cavalluccio, una nuova favola in bianconero. Una favola scaccia-pensieri. Una favola da ricordare a vita. O qualcosa di molto simile. Ecco sì, qualcosa di molto simile. Perché con i tempi grigi (quasi neri, diciamo pure MARRONI…) che corrono oggi in riva al Savio, a Cesena l’imperativo non è più vincere. Ma sopravvivere. Con dignità. Non solo in campo. Non solo – Fabrizio De André è per sempre… – in via del Campo…
Ama e ridi se amor risponde
Piangi forte se non ti sente
Dai diamanti non nasce niente
Dal letame nascono i fior
