JRL o Fasanara/Tifosy? L’imperativo resta ridurre i costi: il Cesena è una macchina mangiasoldi
Quale futuro per il Cesena FC? Quanto è sostenibile (e possibile, anche dal punto di vista semplicemente economico) un altro campionato di serie B concluso con il budget di spesa come gli ultimi due? Sono queste le domande, alla vigilia del perfezionamento dell’iscrizione, che tengono banco (o almeno dovrebbero) tra i tifosi bianconeri.
Ieri abbiamo parlato del pegno del 100% delle quote societarie a fronte di un prestito prima di 1,8 milioni poi salito a 2,8 milioni di euro, con interesse netto del 15% che con i costi accessori dovrebbe facilmente superare il 20%. Prestito probabilmente stipulato contando di poter cedere i gioielli di famiglia in qualche sessione di mercato e, al tempo stesso, verosimilmente rinnovato lo scorso mese di febbraio (eventualità che al momento possiamo semplicemente supporre data la mancanza di documenti ad attestarlo).
Oggi torniamo a guardare il bilancio chiuso il 30 giugno 2025 e disponibile in Camera di Commercio, alla luce anche delle notizie di questi giorni relative ad un dilazionato pagamento delle ultime mensilità di marzo, aprile e maggio a dipendenti e tesserati. Lo facciamo per capire quando sia sostenibile il Cesena in serie B nel medio periodo, per quanto insomma si possa allestire una rosa in grado orbitare stabilmente in zona play-off senza minare la stabilità economica.
L’esercizio 2024-2025 si è chiuso con una perdita di € 13.231.336, quasi raddoppiata rispetto ai 7,2 milioni dell’anno precedente. Il patrimonio netto contabile è negativo per € 5.681.057 e anche se togliamo le perdite “Covid” (che comunque in parte sono prossime alla scadenza) resta in negativo per quasi 4milioni di euro.
Al 30 giugno 2025 il totale dei debiti è di oltre 9,6 milioni di euro, di cui 7,1 in scadenza entro 12 mesi (cioè entro la fine di questo mese) e 2,5 che vanno oltre. L’analisi di questi debiti è forse la parte più interessante del bilancio. Circa 3,08 milioni sono verso “altri finanziatori”: ovvero uno o più soggetti non bancari hanno prestato questa somma al Cesena Fc. La tempistica non combacia pienamente con i 2,8 milioni prestati da Fasanara/Tifosy (che in realtà li ha prestati alla Jrl e non al Cesena Fc) quindi potrebbe anche tecnicamente trattarsi di un prestito diverso, con altre garanzie. Emergono 223mila euro di oneri finanziari non bancari, probabilmente costi accessori legati a questa costosa operazione.
I debiti tributari sono 1,68 milioni e quelli previdenziali 362 mila: non altissimi ma segno che si sta rateizzando ciò che è possibile non pagare subito. Decisamente meno bello è il dato sui debiti verso i fornitori, cresciuto di tre volte, da 0,48 a 1,64 milioni.
Fino a qui, trattandosi di un club di alta serie B, l’analisi non sarebbe nemmeno così negativa. Qual è allora il dato che preoccupa più di tutti? Il costo del personale che nel primo anno di serie B è stato ben di 18,2 milioni di euro a fronte di un valore della produzione di 14,6 milioni di euro: gli stipendi sono il 125% di quello che si genera.
Il rendiconto finanziario rivela che la gestione operativa ha bruciato 12 milioni di euro di cassa in un anno, coperti per 9,4 milioni da Jrl e dai 3 milioni del finanziamento di cui abbiamo parlato poco fa.
A questo punto nasce il vero problema: nella stagione 2025-2026 il Cesena sarebbe stato chiamato ad invertire questo trend, a ridurre fortemente il costo del personale, a generare il più possibile plusvalenze attraverso la cessione dei giocatori del proprio settore giovanile se non addirittura a centrare la promozione (spoiler: non avvenuta, il Cavalluccio non si è nemmeno qualificato ai play-off).
Ovviamente l’esercizio contabile corrente è in chiusura al 30 giugno prossimo e il bilancio sarà tipicamente approvato verso fine anno e disponibile in Camera di Commercio non prima di gennaio 2027. Però possiamo già effettuare qualche stima, necessariamente opinabile ed imperfetta, per simulare qualche scenario.
Possiamo quindi supporre un aumento del valore della produzione sui 15 milioni per effetto soprattutto di plusvalenze derivate dalla cessione di calciatori (Adamo e Blesa) e una riduzione del costo del personale: da 18 a 16milioni di euro. Un dato positivo ma non ancora sufficiente alla luce dei proclami di spending review che hanno accompagnato a suo tempo l’arrivo di Fusco a Cesena.
Insieme a queste due simulazioni possiamo supporre persino un miglioramento della perdita annuale, che potrebbe scendere da 13,2 a 11,4 milioni. Un dato senza meno positivo sarebbe rappresentato dagli 1,8 milioni così risparmiati, pur essendo ancora troppo poco, visto che le proiezioni del debito netto si attesterebbero attorno agli 11 milioni di euro (rispetto ai circa 9 del precedente esercizio).
Due anni di perdite di questa portata, senza ulteriori interventi, per una piazza come Cesena pongono il socio unico in una posizione decisamente scomoda: un terzo campionato con queste cifre comporterebbe un grosso rischio finanziario persino per la Jrl.
