Quando Cesena fa rima con permalosità ed arroganza

Certi giornalisti, nella stagione che si è appena conclusa, hanno ricevuto (pure) delle telefonate che voi umani non potreste nemmeno immaginare…
30.06.2026 12:35 di  Flavio Bertozzi   vedi letture
Quando Cesena fa rima con permalosità ed arroganza

Ho iniziato a scrivere di Cesena nell’anno del Signore duemilaquattro. Praticamente una vita fa, eh. E in tutti questi anni – per La Voce di Romagna, per il Corriere dello Sport, per Tele1 Faenza, per Videoregione, per RomagnaUno, per TuttoCesena… – mi sono imbattuto in dirigenti/allenatori/giocatori belli tosti. Belli pesanti. Belli fumantini. In dei soggetti per cui, alla ‘voce’ simpatia, bisognava citofonare a Federica Sciarelli di Chi l’ha Visto? In dei gran visir della suscettibilità. In dei vulcani in eruzione perenne. Eppure mai come nell’ultima stagione ho incontrato dall’altra parte della barricata (bianconera) così tanta permalosità. Così tanta spocchia. Così tanta arroganza. Così tanta voglia di punire (con i mezzi più subdoli, più sciocchi, più patetici, più arcaici…) chi ogni tanto – non sempre, ogni tanto… – ha provato ad uscire dal coro. A dire la verità. A non zittire i propri intervistati/ospiti che uscivano dai binari del Politicamente Corretto. A disertare le consuete olimpiadi di leccaculismo. A muovere qualche sacrosanta critica al (magari sopravvalutatissimo, magari abbronzatissimo, magari raccomandatissimo, magari tatuatissimo, magari bolsissimo, magari ignorantissimo…) dirigente/allenatore/giocatore di turno. Cosa chiedo dunque al Cavalluccio ‘versione’ 2026-2027? Beh, a parte la conferma dell’attuale addetto stampa Lorenzo Marchetti (l’unico non colpevole in Casa Cesena, assieme agli Americani, di questa brutta storiaccia di provincia che profuma di embarghi e di boicottaggi…), chiedo ‘semplicemente’ un po’ più di buonsenso. Di autocritica. Di leggerezza. Di rispetto nei confronti di chi fa il mestiere del giornalista. E più professionalità. Ecco, sì: alla prossima stagione chiedo anche più professionalità. Che in questa stagione che si è appena conclusa, io e certi miei più o meno blasonati colleghi, da ‘certi’ tesserati abbiamo ricevuto delle telefonate (ma anche dei messaggini WhatsApp, dei pizzini, degli avvertimenti in ‘stile’ camorristico…) che voi umani non potreste nemmeno immaginarvi. Tutta ‘roba’ che io – per dirla alla Giampiero Mughini – aborro. ABORRO.