10 anni fa l’ultima salvezza in Paradiso. Poi in A soltanto lacrime e letame

A conti fatti, il 15 maggio 2011, resta il vero spartiacque dell’epopea bianconera ‘targata’ Igor Campedelli. Da allora il ‘vecchio’ Cesena ha sbagliato (quasi) tutto…
15.05.2021 00:00 di Flavio Bertozzi   Vedi letture
10 anni fa l’ultima salvezza in Paradiso. Poi in A soltanto lacrime e letame

Il 15 maggio 2011 resta il vero spartiacque della storia dell’Ac Cesena. O, quantomeno, lo spartiacque dell’epopea bianconera ‘targata’ Igor Campedelli.

Prima di quella data, Igor da Gatteo, a Cesena non aveva sbagliato niente. O quasi niente. Ricordate? Tralasciando quella tristissima retrocessione in terza serie del 2008 (il fratello di Nicola aveva rilevato a fine 2007 da Giorgio Lugaresi un club già con un piede e mezzo all’inferno…) Campedelli in tre anni riuscì poi a centrare un doppio e clamoroso salto ‘bisolizzato’ dalla C alla A e un altrettanto strepitosa salvezza in Paradiso ‘griffata’ Ficcadenti. Una salvezza condita anche da alcune vittorie di tappa – il 2-0 al Milan di Ibra, il 1° posto in classifica in condominio con l’Inter dopo 3 turni, l’1-0 rifilato alla capolista Lazio, il 2-2 con la Juventus, l’hurrà di Bologna – da brividi. Brividi veri. Brividi indimenticabili. Brividi che profumano di Storia.

Quel 15 maggio 2011, nel catino amico del Manuzzi, la truppa bianconera – ricorderete – riuscì a ratificare proprio quella meritatissima salvezza battendo 1-0 il Brescia di Iachini. Grazie a un gol di Giaccherini.

Era un Cesena gagliardo, quello. Un Cesena operaio – cinque nomi su tutti: Lauro, Ceccarelli, Caserta, Colucci e Von Bergen – impreziosito però anche dal carisma di Antonioli, dalla freschezza atletica di Parolo, dalla fantasia di Jimenez, dai gol della coppia Giaccherini-Bogdani. C’erano già le basi per costruire il Cesena del futuro, in quel maggio del 2011. Ma Igor da Gatteo – peccato mortale – decise all’improvviso di alzare l’asticella. Di fare il passo più lungo della gamba. Di snaturare quel Cesena di provincia. Reclutando per la sua Creatura un ‘certo’ Mutu (l’attaccante giusto nel posto sbagliato), il già all’epoca sponsorizzatissimo Giampaolo (l’allenatore sbagliato nel posto sbagliato) e una folta schiera di atleti non da piadina e Sangiovese, ma casomai da ostriche e Champagne (Candreva ed Eder su tutti).

Volete sapere quante partite ha vinto il Cesena in serie A da quel ‘famoso’ 15 maggio 2011? Vi accontento subito: appena 8. Su ben 77 tentativi. Quattro con Arrigoni (Bologna, Genoa, Palermo e Novara), una con Bisoli (Parma) e le restanti tre con Di Carlo (ancora Parma, Lazio ed Udinese). Una miseria. Una miseria infarcita di acquisti sbagliati, errori pacchiani, incazzature, lacrime e letame. Tanto letame. Tantissimo letame. Letame a go go.

Ed allora la domanda (ri)sorge spontanea: quanto rivedremo mai il povero e sgangherato Cesena in serie A?

Quando ci sbarazzeremo (anche) del Legnago Salus e dell’Imolese?

Quando torneremo a sfidare (pure) il Diavolo e la Vecchia Signora?

Tra 2, 10 o 50 anni?

Oppure mai?

Chissà.

Intanto, i parrucconi del Palazzo e le superbig nostrane, stanno spingendo per la serie A a 18 squadre.

Intanto, lo spettro della Superlega, non si è mica dissolto.

Due bei problemi in più, per il Cesena del domani.

Un Cesena che, ripensando a quella mitica salvezza del 2011 ‘targata’ Igor da Gatteo, sente dentro di se una… nostalgia canaglia.