Le memorie di Paolo Lucchi: “Ripartiti dalla trasparenza, con Lugaresi era sempre mancata. Quei no a Ferrero e De Laurentiis…”
Nella storia di ogni grande amore ci sono momenti in cui il destino sembra essere appeso a un filo, pronto a spezzarsi sotto il peso di avversità insormontabili. Per il Cesena e per la sua gente l’estate del 2018 non fu una stagione ‘torrida’ solo per i picchi di temperatura toccati. La burrascosa tempesta che si abbatté sul Cavalluccio rischiò di cancellare decenni e decenni di passione. A guidare il calcio cittadino fuori da quell’abisso, con la ferrea volontà di mettere davanti a tutto la collettività rappresentata dall’enorme comunità di appassionati, c’era anche l’allora Sindaco Paolo Lucchi.
Ieri sera, l’attuale presidente di Legacoop Romagna è tornato a vestire i panni del puro tifoso, intervenendo nella prima puntata di TuttoCesena eXtra su YouTube. In un racconto emozionante e denso di retroscena, Lucchi ha ripercorso le ore febbrili, le notti insonni e le battaglie burocratiche che hanno permesso ai colori bianconeri di risorgere dalle ceneri del fallimento dell’AC Cesena, dando vita al Cesena FC.
Ma il legame tra Paolo Lucchi e quella che ha definto ‘Nazionale di Romagna’ non si è certo fermato dopo la sua uscita da Palazzo Albornoz: l’ex primo cittadino ha infatti affidato a un memoriale scritto di suo pugno tutti i ricordi intensi, ripercorrendo il suo rapporto viscerale con la squadra sbocciato sin dal primo impatto con i gradoni di uno stadio che nei primi anni Settanta era ben diverso da come lo vediamo oggi. Un racconto intimo che intreccia il suo percorso politico con il battito infinito del tifo cesenate. Ve lo proponiamo integralmente.
Per la storia, tutto è iniziato il 30 giugno 2018, quando alcune migliaia di tifosi del Cesena Calcio sfilarono in corteo dalla Curva Mare fino a Piazza del Popolo, per la manifestazione ‘Il Cesena siamo noi’. La manifestazione fu organizzata nei giorni peggiori della storia del Cesena, quelli che portarono poi al fallimento della società presieduta da Giorgio Lugaresi. Ad accoglierli in piazza, dagli uffici del Comune scese mezza Giunta: con me, il vicesindaco Carlo Battistini, l’assessore allo sport Christian Castorri, l’assessora Simona Benedetti (senza un titolo amministrativo adeguato, ma in quanto tifosissima e figlia del mitico Giulio, per anni Presidente del Coordinamento club Forza Cesena) e l’Assessore Orazio Moretti (anche lui in veste di tifoso, soprattutto).
Per la mia storia personale, invece tutto iniziò più o meno nel 1970, tra la prima B e la prima A. Allo stadio fu nostro babbo Marzio a portare mio fratello Gianluca e me. Avevamo circa cinque o sei anni. E, al netto del ricordo di una caduta clamorosa di coppia lungo gli scaloni di uno stadio costruito su tubi innocenti e traversine di legno, noi due sappiamo solo che… da allora più o meno andiamo assieme allo stadio accompagnati, da metà anni ’80, anche dall’altro nostro fratello Marco.
Torniamo a quel pomeriggio estivo caldissimo (per la cronaca, indossavo non casualmente jeans bianchi e polo nera, come notarono i giornalisti di Corriere e Carlino) di fine giugno in piazza del Popolo. Il quadro del Cesena calcio era pesantissimo: dopo il diniego dell’Agenzia delle Entrate alla proposta di piano di ristrutturazione del debito della società bianconera, la Procura della Repubblica di Forlì – retta dal dottor Filippo Santangelo - aveva depositato una formale richiesta di fallimento della società. A pesare era anche la richiesta di commissariamento della società, avanzata dalla F.I.G.C., in base all’articolo 2409 del codice civile, per gravi irregolarità. In sostanza, il Cesena di Lugaresi era fallito e noi con lui.
La manifestazione fu un vero esempio di partecipazione di popolo. Tutti sapevamo che il Comune non aveva responsabilità (anche se nella sua lettera di “finto” suicida, Giorgio Lugaresi me ne aveva attribuite di assurde, con il tipico atteggiamento di un uomo che ha scelto di giustificare ogni proprio errore, addossando sempre la colpa ad altri ed anche facendo pagare le sue colpe ad altri, come molti suoi ex amici sanno bene…). Ma a Cesena, per il Cesena calcio, nessuno può chiamarsi fuori, soprattutto il Sindaco pro tempore della città. E certamente, non può accadere quando il Sindaco è un tifoso vero, del Cesena calcio.
La manifestazione finì convocando una riunione immediata (quella nella quale ci impegnammo a farci carico della ricostruzione del nuovo Cesena) e garantendo che, almeno una volta alla settimana avremmo aggiornato Coordinamento e Ultras di ciò che stavamo, utilizzando quella trasparenza che a Lugaresi (ed anche a Campedelli, prima di lui) era sempre mancata.
In Piazza erano presenti anche le principali tv nazionali (il fallimento di una società come il Cesena calcio era ed è una notizia) e più o meno me le ritrovai tutte per le interviste anche nell’hotel di mia moglie Dagmer a Cesenatico, quando alla sera tornai per dormire. Ed alla fine delle interviste più o meno la salutai con un “ci vediamo tra un mese” (tanto era il tempo disponibile per creare un nuovo e sano Cesena calcio), che lei ancora ricorda.
La fase successiva fu un rincorrersi continuo di eventi, telefonate, mail, incontri, in grado di creare un effetto simile a quello che immagino possa provare una carota inserita in un frullatore.
Ricordo una consapevolezza che prima non avevo: il titolo sportivo della società calcistica fallita è attribuito al Sindaco della città, che ha il dovere di provare a ricostruirla, la società calcistica.
Ed una certezza: che da solo non ce l’avrei mai potuta fare. Tanto che iniziai a viaggiare h24 assieme Carlo Battistini e Christian Castorri, per gestire la parte burocratica e quella di costruzione della nuova società. Assieme scegliemmo di affiancare alle competenze comunali - soprattutto grazie agli impagabili Manuela Mei ed Andrea Lucchi -, anche quelle di ottimi professionisti, come lo studio Boldrini di Rimini e l’amico commercialista Giorgio Rusticali, con esperienze calcistiche nel C.d.a. dell’Inter. Personalmente chiesi poi aiuto, con il cuore in mano, a quel grande uomo di sport che è Dionigio Dionigi e ad un big del calcio italiano come Alberto Zaccheroni. Entrambi risposero più o meno all’unisono con due domande: “Quando ci vediamo? Quando iniziamo a lavorare?”. E, sia chiaro per tutti, per nessuno fu messo a disposizione un solo euro di compenso. A ‘pagarci’ fu la passione infinita per quella che, dopo la promozione in A del 30 maggio 2010 a Piacenza, con il mio amico Bisoli avevo, forse efficacemente, definito “la nazionale di calcio della Romagna”.
Sta di fatto che quella squadra pubblico/privata varò il bando che aveva il compito di selezionare il nuovo Cesena calcio. In quella fase i rapporti con la F.I.G.C. furono frequentissimi ed anche quelli con il C.O.N.I.. Tanto che conservo ancora i messaggi con i quali Giovanni Malagò, allora presidente della principale struttura di organizzazione sportiva del Paese, mi chiedeva di essere aggiornato e ogni tanto cercava anche di farmi coraggio. Lo stesso coraggio che oggi serve a lui per ridare dignità alla F.I.G.C…
Reso pubblico il bando, iniziò ‘il circo’. Infatti, mentre Carlo, Christian ed io incontravamo ogni giorno imprenditori importanti della città, imprenditori più piccoli ma tifosi, imprenditori semplicemente consapevoli di come il Cesena calcio fosse un valore di comunità da preservare (ricordo le infinite discussioni su come fare con Bruno Piraccini, Lorenzo Lelli, Michele Manuzzi, che si misero a disposizione come mai avrei sperato e con i quali ancora oggi mi sento in debito e Daniele Martini che, con alle spalle un Romagna Centro mai ringraziato abbastanza negli anni successivi, aveva in mano il titolo sportivo di una serie D che rappresentava, e rappresentò, poi la base dalla quale ripartire), iniziarono i contatti ‘esterni’ più inverosimili.
Ne cito alcuni, per esemplificare:
A) un imprenditore che chiamava da Malta, ma dotato di un evidente accento del sud Italia, proponendo scenari mirabolanti per il nuovo Cesena e che, con una semplice visura, risultò essere titolare di un’impresa con sede sociale in un garage di Matera, se ben ricordo;
B) il ‘viperetta’ Massimo Ferrero, allora vulcanico Presidente della Sampdoria, che, dopo un iniziale “aò Sindaco, so Ferrero” propose di fare del Cesena la squadra b della sua Sampdoria ed alla mia replica “guardi che Cesena e la Romagna non sono fatti per essere la squadra b di nessuno” mi salutò preannunciando che mi ci sarebbe voluta una bella fortuna, per farcela;
C) un intermediario (accompagnato da un cesenate abbastanza noto) che mi propose di far diventare il Cesena la squadra b del Napoli ed al quale risposi allo stesso modo, scoprendo che invece ai baresi, gravati da un Bari calcio fallito assieme al Cesena, l’idea non era dispiaciuta.
Sta di fatto che alla fine al nostro bando parteciparono due progetti e, tra questi, prevalse quello del nuovo Cesena, poi presieduto da Augusto Patrignani, che ci ha ridato, come comunità, la dignità sportiva che meritavamo. Il resto è storia recente: quella delle migliaia di tifosi che iniziarono a seguire il Cesena calcio nei (spesso inverosimili) campi della D. E quella di Gianluca, Marco e mia, poiché riprendemmo a frequentare lo stadio per vedere assieme i nostri 11 eroi con la maglia bianconera che ancora ci fa emozionare.
“Quando si è fortunati, si diventa anziani” diceva mio nonno. Così, per fortuna, mi sta accadendo e, come tutti gli anziani, ogni tanto me ne esco ricordando i bei tempi andati. Mi è capitato anche con Jamil, l’amico Sindaco di Rimini, che ho incontrato, per ragioni di lavoro, casualmente proprio lo stesso giorno in cui è fallito il suo Rimini calcio. Ed a lui che mi chiedeva di spiegargli cosa sarebbe accaduto, ho più o meno sintetizzato così la situazione: “Hai presente, Jamil, quando ti capita allo stesso tempo una cosa terribile, che speri possa diventare bellissima e che però temi possa restare terribile? Ecco, il fallimento della ‘tua’ società di calcio, da Sindaco è questo. A me è andata bene ed il Cesena calcio, nella sua storia ha anche un pezzo della voglia di rimetterlo in piedi mia e di qualche decina di matti cesenati. Spero che lo stesso possa accadere anche a te ed al Rimini”.
Un sentito ringraziamento va a tutti gli spettatori che hanno seguito la trasmissione, rendendo il debutto di TuttoCesena eXtra un momento di grande condivisione. Se avete apprezzato l’intervista e il racconto della nostra storia, vi invitiamo a lasciare un like al video e a iscrivervi al canale YouTube di TuttoCesena [A QUESTO LINK]: non perdete l’occasione di rimanere aggiornati su tutte le novità del nostro amato Cavalluccio e di non mancare ai prossimi appuntamenti in diretta!
