Ogni riferimento non è casuale
La mia abitudine di leggere il giornale la mattina al bar mentre faccio colazione ha radici lontane, ne ho memoria addirittura ventennale; nello specifico, quella volta non ero andato a scuola e me ne stavo seduto a sorseggiare un cappuccino, mentre mia mamma ordinava una pizzetta e mi guardava storto (i miei mal di pancia mattutini tendevano a scomparire ancora troppo in fretta, con gli anni avrei perfezionato la tecnica..).
I livornesi Virginiana Miller a questo punto canterebbero "..i giornalisti del giornale locale scrivono male", perchè mi imbattei in un titolo proprio brutto: "IL PESCE PICCOLO MANGIA IL PESCE GRANDE".
Il "pesce piccolo" in questione era proprio il Cesena, compagine provinciale, ogni anno puntualmente impegnata in un campionato alla morte per conquistare una miracolosa salvezza.
Il "pesce grande" era Silas.
Il "curriculum" era incredibile: un campionato brasiliano vinto, un mondiale under 20 stravinto (premiato come miglior giocatore del torneo), nella rosa della nazionale verde-oro maggiore nelle due spedizioni del 1986 e del 1990: insomma, un campione vero.
E se l' era comprato il Cesena!
Domenica 28 Ottobre 1990 faceva un gran freddo e per andare allo stadio mi coprii bene: l' avversario era il Torino, quello di Pasquale "macellaio" Bruno, di Lentini, di Martin Vazquez e di Emiliano Mondonico, insomma era dura, e si iniziava già a parlare di sfida "dentro o fuori": il transfer pareva non fosse arrivato e quindi il massimo che si poteva sperare da Silas era un saluto dalla tribuna.
E invece lo speaker legge la formazione e dice il suo nome. La Curva Mare letteralmente esplode, inizia a cantare brasiliano, si trasforma nel "Maracanà"; al minuto 13 però Benedetti gela tutti e manda avanti il Toro, iniziano a materializzarsi i fantasmi....dieci minuti dopo l' arbitro (Tullio Lanese, nientemeno...) fischia una punizione in attacco per il Cesena: troppo lontano, si può tentare una palla in mezzo e così avanzano le torri (nello specifico, il solo Barcella)...Silas prende la ricorsa e fa partire un missile terra-aria che lascia di stucco noi per primi: se prima c' era una ragnatela nel sette, adesso era sparita. Marchegiani nel dopo partita (che finirà 2-2) si discolperà dicendo di non avere mai visto niente del genere.
Insomma, un esordio promettente, ma che non mantenne le promesse: da quel momento in avanti Silas entrò in un limbo dal quale non uscì più, e con lui la squadra che, dopo l' esonero di Lippi e gli inutili avvicendamenti di Ceccarelli prima e Batistoni poi, retrocesse mestamente in serie B.
Il brasiliano tagliò la corda ma fu misteriosamente acquistato dalla Sampdoria, che avrà comunque tempo e modo di pentirsene: tornerà in patria, Silas, e giocherà fino a 39 anni; oggi è l' allenatore dell' Avaì, serie A brasiliana.
Questa era la storia di un campione che il Cesena provò a concedersi, si chiusero gli occhi sull' ingaggio, e si tentò il colpaccio: venne e con il suo talento distrusse gli equilibri di una squadra di onesti gregari.
Ogni riferimento al presente non è casuale.
