Quell’africano che non parla(va) neanche bene l’italiano…

Si scrive Acquapartita, si legge Amarcord: a volte basta poco (anzi, pochissimo) per far rimettere in moto la giostra della memoria bianconera…
15.07.2026 11:15 di  Flavio Bertozzi   vedi letture
Quell’africano che non parla(va) neanche bene l’italiano…

È sempre un’emozione unica tornare ad Acquapartita. Anche perché, tutte le volte che riapprodo all’ombra dell’Hotel Miramonti (ormai sede storica dei ritiri in bianco e nero), all’improvviso si rimette in moto la giostra della memoria. E davanti ai miei occhi, come per magia, riappaiono fotografie (sparse) targate Cavalluccio. Cartoline che mi scaldano il cuore, come la prima volta. Ma anche frammenti che, dopo tanto tempo, continuano ad avere la stessa digeribilità di una peperonata scongelata. Le magliette con su scritto Zitti e Mutu, le madonne (e i santi) che cadono sotto i colpi tirati da Bisoli, le rovesciate di Defrel, i disturbi intestinali di Rennella, gli scherzi da caserma ideati da Coppola e Volta ai danni del ‘povero’ De Feudis, le - ehm ehm - frizzanti conferenza stampa post-amichevoli sfornate da mister ‘funerale’ Mignani, i bicipiti (di marmo) di Djuric, la devastante simpatia di Parolo, la ‘sboronaggine’ di Lewis Junior, la scollatura (sconsigliata ai deboli di cuore) mostrata a bordo campo da quella giovane e popputa aspirante velina che già all’epoca aveva maneggiato più salsiccia del mio salumiere di fiducia, le fenomenali imitazioni di Tabanelli, la cresta di Drago, le terrificanti urla di Foschi lanciate (anche) all’indirizzo del sottoscritto, il gessato indossato - con 35 gradi all’ombra - da quel sudatissimo procuratore lombardo dalla chiappa chiacchierata, la faccia da bravo ragazzo di Berti, la faccia da culo di quel vecchio dirigente del Cavalluccio che a Cesena ha fatto più danni dell’alluvione del 2023, i selfie dei tifosi con Cascione e Agliardi, le fughe notturne a luci (si diceva, ma non era mica vero…) rosse della triade Pellicori-Bracaletti-Fattori, l’arroganza di quell’addetto stampa bianconero (proveniente dal Profondo Sud) simpatico come la diarrea del viaggiatore e altresì accessoriato di un alito da scomunica, la precisione elvetica di Von Bergen, le irresistibili freddure regalate nella hall dell’albergo dall’inarrivabile Bogdani, le smutandatissime groupies di Ravaglia e Ricci, la signorilità di Antonioli, la permalosità a livelli da record di Fusco, la voglia di Europa League di Igor Campedelli, la voglia di porcini fritti di Giorgio Lugaresi, la voglia di figa - citazione - di quell’africano che non parla(va) neanche bene l’Italiano ma si vede che si fa capire bene quando vuole, la grinta e l’umiltà di Castori, la presentazione hollywoodiana del tandem Guana-Candreva, i lunghi ed assordanti silenzi di Frieser, le interminabili lezioni di tecnica sfornate dal Professor Fuffa Giampaolo, le paturnie di Celia, i polpacci di Lauro, gli assist (sbagliati) di Chiarello, i bagni di folla per Silvestri, i colpi di karate esibiti da quel tale che scrive(va) sul giornale al fine di accaparrarsi l’ultimo triangolino di piadina col prosciutto rimasto al buffet della stampa: si scrive Acquapartita, si legge Amarcord. Oggi come ieri. Anzi, oggi più di ieri.