Il bomber che sognava i Queen
E' noto che a Cesena ci sia una certa predilezione per i giocatori bravi, non semplicemente per quelli forti. Tanto per dirne una, probabilmente non si vedrà più un talento come Luis Jimenez, ma a nessuno è venuto in mente di dedicargli un club. In mezzo a questo parco di orsi strani che è il Manuzzi, non basta sapere a giocare a calcio, bisogna sposare la causa, diventare del posto, diventare cittadino. Ecco perché in due anni di serie A l'unico avversario regolarmente applaudito dal Manuzzi è stato Antonio Di Natale, un grande giocatore che ha rinunciato a guadagnare di più per continuare ad essere l'idolo di Udine.
A Cesena Giampiero Ceccarelli rappresenta un caso estremo, visto che la storia recente dimostra che da sei mesi gioca ancora in difesa della sua maglia. Poi può capitare che il bomber supremo diventi anche idolo supremo, come accadde per Dario Hubner. Sono passati ormai 20 anni (mio Dio, 20 anni) da quel Ravenna-Cesena 1-2 in diretta su Tele+, doppietta di Hubner e gol di Christian Vieri. Iniziavano due grandi storie di attaccanti, ma sul momento non lo capì nessuno. Concentriamoci su Hubner: un primo anno a Cesena in chiaroscuro, sgraziatissimo attaccante col capello di Brian May, chitarrista dei suoi amati Queen. Quel 13 novembre 1993 a Ravenna, Hubner segnò il gol del raddoppio con un allucinante pallonetto a sette sponde che colpì svariate volte pali e traversa prima di mandare la palla dentro: fu la fine di Dario Hubner e l'inizio di Cyberhubner, una specie di supereroe che si mangiava i gol facili e segnava quelli impossibili, un centravanti che qui ha davvero lasciato il segno. Per i 75 gol in quattro anni, certo, ma non solo: Hubner era anche la Merit fumata a fine allenamento, il grappino dopo cena, la sua storia di operaio che a 20 anni montava porte e finestre in alluminio e alla sera si allenava in Prima categoria. Era un amatore del calcio che giocava tra i professionisti e infatti è noto che si allenasse piuttosto male, fosse per lui avrebbe fatto solo partitelle. Partiva come un treno dopo un ritiro sempre soft, segnava 10 gol da settembre a novembre, quindi crollo fisico verticale e un buco nero di tre mesi, poi in qualche modo ripartiva.
Segnava gol spesso assurdi, quasi tutti belli, sovente di potenza, quasi mai di testa. Aveva il vezzo del pallonetto che a conti fatti costò la vittoria nello spareggio di Cremona contro il Padova, ma nessuno alla fine glielo ha mai rinfacciato. Nel 1995 si presentò a Radio Studio Delta con uno zaino con tutti i cd dei Queen, raccontando che da quattro anni volava in Inghilterra una volta all'anno a visitare la tomba del cantante Freddie Mercury, scomparso nel 1991. Noi che conducevamo volevamo parlare di calcio, lui parlava solo dei Queen, da Bohemian Rapsody fino a Don'Stop me now, una canzone dove a un certo punto si dice: “Mi sento vivo, sento il mondo capovolgersi e ondeggiando tutt'intorno, in estasi. Quindi non fermatemi proprio ora, non fermatemi. Perché mi sto divertendo”. Più che un testo dei Queen, sembra la cronaca una rete del Cesena. Assist di Dolcetti. Contropiede di Hubner. Gol.
