"Andiamo avanti, professore"

07.12.2010 20:46 di  Francesco Pizzinelli   vedi letture
"Andiamo avanti, professore"
TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Photographer:Federico De Luca

Esame di maturità del 2000, ITIS di Forlì, la classe è la quinta Tecnologie Alimentari.
La mia.
Dopo che gli scritti sono passati più copiando che altro, arriva il giorno dell’orale e il sorteggio vuole che io sia l’ultimo; il professore T. A. è una leggenda a scuola, ormai è li da decenni ma quest’anno finisce: va in pensione. Buona notizia per tutti, ma non per me: perché se è vero che il prof se ne va, allora è anche vero che, non avendo lui altre classi oltre la mia, io sarò l’ultimo studente che interrogherà nella sua vita. Ci penso mentre mi siedo davanti alla commissione, deglutisco…Il prof è uno severo ma anche goliardico, ma soprattutto una cosa lo identifica: tifa Bologna. Quando arriva il suo turno inizia in sordina, io me la cavo, insomma galleggio ecco…poi inizia a spingere e io mi trovo in difficoltà. A questo punto, mi guarda e, perfettamente consapevole della mia fede bianconera, spara la bomba: “Pizzinelli, facciamo che se mi dici Forza Bologna l’interrogazione la chiudiamo qua”.

“Andiamo avanti allora, professore”. Questa fu la mia risposta.

Pensavo anche a questo domenica durante il derby, mentre il Cesena le prendeva e riusciva in un traguardo storico: perdere contro i felsinei in casa, in serie A, non era mai successo nella storia del massimo campionato italiano.
Diciannove anni fa ci eravamo andati vicino però: io c’ero allo stadio, quando vincemmo 3 a 2 e Amarildo segnò una storica doppietta (e Ciocci mise il sigillo finale); io che sono appassionato di portieri, ricordo che il Bologna schierava la riserva di un Nello Cusin ormai a fine carriera: si chiamava Valleriani, ed era francamente un brocco (qualche domenica dopo Radice provò il giovane Pilato, che sembrava una promessa ma si perse dopo una papera galattica contro la Fiorentina.).

Pensavo anche che io allo stadio ci andavo col mio babbo, e che Domenica eravamo io, mio babbo e il mio fratellino piccolo, di 10 anni, al suo primo derby: e mentre Riccardo guardava perplesso il Cesena giocare così male e i tifosi della curva Ferrovia sfotterci da lassù, mentre ridevano come matti e applaudivano convinti i loro giocatori impegnarsi su ogni palla per portare a casa un risultato storico, io ho capito che ormai il derby esiste solo nella testa dei tifosi.
Sul campo no, è una partita come le altre.

E allora mi mancano gli “eroi” di vent’ anni fa, i Piraccini, i Domini, i Turchetta, Leoni, Jozic, tutta gente che sul campo ci lasciava un polmone e che se non fosse stata in campo a giocare l’ avresti trovata in Curva Mare a tifare.

E che a quell’ esame di maturità avrebbe risposto esattamente come me.