Agostini, un riminese che ha stregato il Cavalluccio: “Cesena, amore mio”

Il Condor si è confessato: “Sacchi era un innovatore, ma anche un mister severissimo. Cavasin mi ha deluso. Che gioia nel 1990 contro il Verona. Quanti soldi ho fatto guadagnare ad Edmeo…”
06.02.2021 07:00 di Flavio Bertozzi   Vedi letture
Agostini, un riminese che ha stregato il Cavalluccio: “Cesena, amore mio”

Ma che ne sanno i giovani di oggi dei venerdì sera del Cotton Club? Ma che ne sanno i giovani di oggi dei sabato sera passati a guardare Fantastico in tv? Ma, soprattutto, che ne sanno i giovani di oggi delle domeniche pomeriggio salutate dai preziosi gol del mitico Massimo Agostini?

Agostini, la sua lunga storia calcistica comincia tra le fila del Miramare.
“Abitavo a due passi dal campo. Quella è stata la mia prima squadra. Poi sono passato al Rivazzurra…”.

Già all’epoca segnava tanti gol.
“Giocavo negli Allievi Nazionali. Facevo l’ala destra o la seconda punta. Dovevo passare al Rimini, ma non se ne fece nulla. A Rimini dicevano che ero troppo magro. Che non avevo il fisico…”.

Si sbagliavano di grosso, sotto l’Arco di Augusto.
“Un ‘certo’ Sacchi mi volle però portare a Cesena. La mia favola in bianconero è cominciata proprio grazie ad Arrigo. Anzi no. A pensarci bene è cominciata grazie a un famoso osservatore bianconero, Rodoquino”.

Ci dica di più.
“Sacchi spedì diverse volte Rodoquino a ‘spiare’ due o tre giovani interessanti del Rivazzurra. Io non ero in quella lista di osservati speciali. Ma, tutte le volte che Rodoquino tornava a Cesena e faceva il resoconto delle sue trasferte, decantava le lodi del sottoscritto. E così…”.

Un riminese a Cesena: come ‘prese’ quella chiamata del Cavalluccio?
“A quei tempi simpatizzavo Rimini, ovviamente. E pure i miei genitori ‘caldeggiavano’ un mio passaggio ai biancorossi. Ma il Rimini non mi aveva voluto. E dunque ero ben contento di poter andare a cercare fortuna nelle giovanili bianconere”.

Per lei, nel 1982, arrivò il primo grande trionfo.
“Vincemmo il Campionato Primavera. Era una grande squadra, quella. Io segnai una ventina di gol”.

In panca c’era proprio Sacchi.
“Si vedeva già all’epoca che quel mister era un innovatore. Uno che sapeva osare. Uno che sarebbe arrivato lontano. Insomma, un predestinato”.

Un difetto dell’Uomo di Fusignano?
“Era molto severo, era un seguace della disciplina. E questo anche perché lui, da giovane, non aveva fatto il calciatore e dunque non aveva vissuto la vita da spogliatoio”.

Il più grande pregio di Sacchi?
“Per Arrigo prima veniva l’uomo. E solo dopo il calciatore. Per il mister le doti morali contavano più delle doti tecniche”.

Il suo primo gol tra i grandi arrivò contro la Cavese, il 3 novembre 1983.
“E poi, nel corso degli anni, ne sono arrivati tanti altri…”.

Ne ricordiamo almeno un paio ‘targati’ Cesena?
“Ce ne sarebbero tanti da tirare fuori dall’album dei ricordi. D’altronde, ogni gol, nasconde una storia”.

Allora scelgo io: Cesena-Verona 1-0 del 29 aprile 1990.
“Gara da infarto, quella. Era l’ultima giornata di A. Rischiavamo grosso. Dovevamo vincere ad ogni costo per mettere in cassaforte la salvezza. A dieci minuti dalla fine mi passa la sfera il buon Domini. Venti metri di discesa palla al piede sulla sinistra. Diagonale. GOL. Proprio sotto la Mare. Brividi…”.

Un anno prima, un suo gol, aveva regalato al Cesena un’altra salvezza in A.
“Sempre al Manuzzi. Penultima giornata di campionato. Cesena-Como 1-0. Altro ricordo indimenticabile”.

Dopo quelle due salvezze lei salutò la Romagna.
“Per andare al Milan di Berlusconi, sì. Come già era successo quattro anni prima con il mio passaggio alla Roma, anche quella volta ad Edmeo Lugaresi riuscì a far incassare un bel gruzzoletto (risatina, ndr).

Ma anche quello fu solo un arrivederci…
“Nell’estate del 1996, terminata la mia esperienza a Napoli, avrei potuto tranquillamente restarmene in serie A. A guadagnare tanti soldi. Ma, per amore, scelsi di tornare a Cesena. Per provare a portare in Paradiso proprio il ‘mio’ Cesena…”.

Ed invece, in riva al Savio, successe il patatrac…
“Avevamo uno squadrone (in rosa, oltre ad Agostini, c’erano anche Hubner, Bianchi, Dolcetti e Salvetti, ndr). Dovevamo lottare per la promozione. Ed invece scivolammo maldestramente in serie C”.

Se la gente in settimana balla all’Energy di Cesenatico sino alle 4 di mattina, poi è dura vincere le partite la domenica.
“I vizi notturni di due o tre componenti di una squadra non possono giustificare una retrocessione. Se siamo finiti in C è perché siamo partiti ad handicap. Il rapporto tra la piazza e mister Tardelli era già logoro prima dello start del campionato. E se cominci col piede sbagliato, poi è dura rimettersi in carreggiata. In quella stagione cambiammo l’allenatore due volte, i problemi erano tanti. Troppi…”.

E così, nel 1997, Agostini ripartì dalla serie C.
“Avevo diverse richieste importanti, anche dall’Inghilterra. Ma decisi di rimanere a Cesena. Avevo un debito da saldare, con i tifosi e con Edmeo. Cesena era, ed è tuttora, casa mia…”.

In quella stagione, agli ordini del grande Benedetti, lei segnò ben 18 reti.
“Stagione strepitosa, quella. Per me. E per quel Cesena che, dopo una rimonta clamorosa, riuscì a battere la concorrenza del Livorno e della Cremonese”.

Ad inizio del 1999, però, arrivò quel ‘famoso’ divorzio.
“Il mio amico Benedetti era stato cacciato per far posto a Cavasin. Lo stesso Cavasin decise scioccamente di epurare qualche senatore, tra cui il sottoscritto e Gadda. Fui messo fuori rosa. Uno scandalo. Non meritavo un simile trattamento, per tanti motivi”.

Lei passò al Ravenna.
“Mi cedettero in prestito senza nemmeno interpellarmi. Ma non ne potevo più di stare a guardare gli altri giocare, quindi alla fine accettai la decisione del Cesena. E passai ai cugini”.

Perché Massimo Agostini, per tutti, è ‘semplicemente’ il Condor?
“Quel soprannome me lo appioppò, proprio qui a Cesena, Patrizio Sala. Un po’ per colpa del mio naso. E po’ perché, quando c’era un pallone da colpire in mezzo all’area, io mi buttavo sempre e comunque. In modo rapace…”.

Che fa ora il Condor?
“Mi tengo aggiornato sul calcio, guardo tante partite. E resto alla finestra, in attesa di una chiamata. Ho una gran voglia di tornare ad allenare. Nei mesi scorsi non si sono concretizzate delle situazioni, vediamo cosa mi riserva questo 2021. Qualcosa succederà di sicuro…”.

E del Cesena che ci dice?
“Viste le premesse, che non erano certe entusiasmanti, sta facendo qualcosa di importante. Viali, sino a questo momento, è riuscito a fare un gran bel lavoro”.

Il suo bianconero preferito?
“Ovviamente Bortolussi: mi piace molto questo attaccante che sa vedere la porta con estrema facilità”.

La sua favorita per la promozione diretta del girone B?
“Il Sudtirol ha un allenatore preparato e una rosa di valore, ma secondo me alla fine andrà su una tra Padova e Perugia. Più defilate ci sono Modena e Triestina”.

E il Cesena?
“Passata questa terribile burrasca legata al Virus, dovrà cercare di gestire al meglio il calendario. Bisogna arrivare più in alto possibile in vista della roulette dei play-off”.