Se il Cesena scende al di sotto del quarto posto saranno dolori…

Non è la piazza a mettere pressioni ma il Cesena si ostina a portare il nemico dentro casa. Qualcuno spera che il Cavalluccio possa deludere.
21.09.2021 18:00 di Bruno Rosati   vedi letture
Se il Cesena scende al di sotto del quarto posto saranno dolori…
© foto di Cesena FC

“C’è un menestrello, lo vedi. Ne ferma uno su tre e sussurra all’orecchio di questo: «Vuoi gentilmente uccidere un cane per me?»”

Secondo posto in classifica. In coabitazione con altre tre squadre, certo. Ma pur sempre secondo posto in classifica. È qualcosa per cui esaltarsi? Ovviamente no, dopo sole quattro giornate di campionato. Però non c’è neppure ragione per deprimersi, no?
Otto punti in cassaforte. Nello scorso campionato, a parità di gare giocate, erano esattamente la metà. Eppure il clima che si respira attorno alla squadra sembra essere proprio lo stesso… A onor del vero, un anno fa il Cavalluccio aveva incontrato quattro squadre in lizza per i primissimi posti o un piazzamento play-off (V. Verona, Triestina, Perugia e Feralpisalò) mentre oggi l’inizio è stato più soft (almeno così per ora pare). Sarebbe comunque logico aspettarsi non tanto più entusiasmo quanto meno afflizione.

Allora perché i bianconeri non riescono a scrollarsi di dosso questo alone di mestizia? Semplice: qualcuno ha deciso che questo Cesena non va più bene. Anzi, qualcuno ha deciso sin dal principio che questo Cesena non sarebbe mai andato bene, nell’ormai lontana estate 2018.
Dopo l’eliminazione per mano del Matelica, le vedove della peggiore dirigenza che governava la fu “Associazione Calcio” hanno fiutato le difficoltà del “Football Club” e ad ogni occasione utile assestano un montante. Nel dubbio, una critica è sempre meglio farla: tanto prima o poi a qualcuno salteranno i nervi.

E così la colpa è della società che ha condotto un mercato titubante e a rilento (e su questo c’è poco da dire…). La colpa è della società che insiste sul voler capitalizzare il minutaggio degli under, che ha confermato un tecnico con il quale erano sorte frizioni sin dallo scorso gennaio, alla vigilia della trasferta di Trieste.
È colpa di mister Viali al quale si chiede di tornare in pianta stabile ad utilizzare il 4-3-3 dell’anno passato e al contempo si chiede di trovare una soluzione con cui far coesistere Bortolussi e Caturano. E perché no? La colpa è pure di Bortolussi che non ha ancora trovato la via del gol e a nulla vale la mole di lavoro sporco in cui si prodiga, reggendo a tratti da solo gli undici in campo. È colpa di Rigoni che non è Di Gennaro e così via.
Lo si lavora costantemente ai fianchi questo Cesena ancora malconcio dopo la precoce uscita dai play-off, nella convinzione che prima o poi ceda. E quando cederà, il terreno sarà già pronto per lanciare la volata all’avventore di turno, sia questo l’ex presidente della Sambenedettese o l’anonimo zio d’America. Poco importa se per lui non faccia differenza scegliere Cesena o Ascoli, purché sia una faccia nuova. “Chiunque ma non questi qui”, il mantra da seguire.

E il Cesena che fa? Il Cavalluccio ha una sola via percorribile per cementare la propria tranquillità. Tanto banale a dirsi e tremendamente difficile a farsi: i bianconeri devono continuare a incamerare più punti possibili.
Questo Cesena non è più forte di quello di un anno fa ma, giocoforza, ha l’onere di fare decisamente meglio. E se è vero che l’unica classifica che conta è quella finale, lo è altrettanto che Viali e i suoi ragazzi non possono permettersi di scendere al di sotto della quarta o quinta posizione. In caso contrario, le perfide serpi in seno sbraiteranno ancora più forte di quanto facciano ora.

“Tutta la città ha guardato questo pazzo gringo mentre strappa la testa alla bambola e ridendo ne getta il corpo in mare”.