Vrioni si leva l’etichetta di ‘quarta punta’. “Sono stato capocannoniere in Austria. Non è successo per caso”
L’ingaggio che non ti aspetti. La repentina partenza di Jalen Blesa ha imposto al Cesena di riempire in fretta e furia la casella rimasta vuota, così il direttore Fusco ha pescato un altro jolly dal suo mazzo prediletto, ossia fra i giocatori che nell’ultimo quinquennio hanno militato nella Juventus Next Gen. Giacomo Vrioni diviene quindi il nuovo attaccante del Cavalluccio, aggiungendosi a Olivieri e Frabotta ai giocatori in organico che sono transitati per la seconda squadra della seconda squadra di Torino.
Presentato in conferenza stampa questa mattina, il primo aspetto che il nuovo puntero tiene a chiarire è che non sia un ‘protetto del direttore’ ma che sia stato desiderato altrettanto dalla proprietà. “Tutte le componenti hanno spinto per avermi, perché alla fine lavorano tutti insieme; è chiaro che il direttore Fusco mi abbia cercato per primo e questo è stato uno dei tanti motivi sicuramente perché sono qua oggi.
La tappa di Cesena per la mia carriera può avere un’importanza fondamentale, perché comunque sia a Montreal avevo chiuso il cerchio. A livello contrattuale avevo terminato una tappa, il Cesena è la squadra che mi ha voluto di più e l’ho scelta senza pensarci due volte
Ho sentito parlare di Cesena e del Cesena, dato che arrivo da un paese non lontanissimo (San Severino Marche, in provincia di Macerata, ndr). Ho un bel ricordo dello stadio perché quattro anni fa ero venuto a vedere mio fratello quando giocava con l’Ancona-Matelica. Mi sono rimasti impressi i tifosi, la Curva Mare. Avevo tanta voglia di scendere in campo quel giorno, spero di poterlo fare già da domani sera”.
Il legame con il bianconero all’ombra della Mole è ormai reciso del tutto. “Non ho sentito Frabotta e Olivieri durante la trattativa, ma mi ha fatto piacere ritrovarli perché comunque sia abbiamo avuto la fortuna di stare insieme molto soprattutto in prima squadra nel periodo della Juve.
Non credo ci sia stato qualcosa che non abbia funzionato alla Juventus. In fin dei conti sono stato due anni in prima squadra, ho avuto il piacere di condividere lo spogliatoio con dei grandi campioni. A vent’anni preferisci giocare, ma allo stesso tempo la Juve in quel periodo ti dava la possibilità di allenarti e crescere con giocatori incredibili. Quell’esperienza e quella mentalità me le sono portate dietro nel campionato austriaco, in cui ho vinto il titolo di capocannoniere con Adeyemi. Non è successo per caso”.
Vrioni racconta poi quella che è stata la parentesi principale ad aver connotato la sua porzione di carriera cronologicamente più vicina all’attualità. “Quella negli Stati Uniti è stata un’esperienza positiva perché è un campionato che sta crescendo tantissimo negli ultimi anni. È un torneo che si avvicina molto ai cinque o sei campionati top europei, farà senz’altro parlare di se nei prossimi anni”.
Venendo al presente, adesso è tanta la curiosità nel vederlo in campo e di vedere come le sue peculiarità si sposeranno con l’elemento principale del reparto offensivo del Cesena, ossia Cristian Shpendi con cui le origini di Vrioni si prestano ad un parallelismo. “Credo di essere un attaccante mobile. Poi, dico la verità, non mi piace molto parlare di quali siano le mie caratteristiche. Preferisco che siano altri a dirlo, io cerco sempre di dare il massimo in campo ed è quello che farò ogni giorno sia in allenamento che in partita.
Di Cristian ne avevo sentito parlare ovviamente, perché si è albanesi, e mi fa piacere che tutti e due i fratelli stiano facendo bene. Sono ragazzi nati e cresciuti qua, con i genitori che si sono trasferiti qua per cercare un futuro migliore, esattamente come i miei”.
Ora non resta che attendere per vedere le qualità di Vrioni in campo. Lui pare mentalmente più che carico. “Mi sento bene, ho cominciato ad allenarmi con la squadra e spero che vada tutto bene domani. Ho trovato un gruppo sano, unito che ha voglia di migliorarsi e che vuole fare bene e di fare il bene del Cesena. Non so dire a che percentuale di forma mi sento perché ho fatto solo due giorni con il gruppo, quindi è difficile. Però la cosa che posso dire è che ho fatto tre mesi e mezzo allenandomi molto molto molto forte (da solo con il proprio preparatore, ndr) per cercare di star pronto quando ovviamente sarei stato chiamato da una squadra”.
