Il Cesena, i mal di pancia di Mignani e le colpe degli Americani
Una certezza monolitica: io, tra avere un italianissimo presidente accessoriato di una fedina penale più sporca di Totò Riina (ma che ‘vive’ quotidianamente sul campo il suo club…) e un Vertice Americano fatto di persone serie (che però sa lavorare solo ed esclusivamente in smart working), scelgo ovviamente di gran lunga la seconda opzione. Ci mancherebbe altro, eh. Ciononostante è palese che, oggi come ieri, è davvero difficile amministrare una società calcistica quando stai a migliaia e migliaia di chilometri di distanza. Oserei dire difficilissimo. Tu puoi anche avvalerti dei migliori ‘ambasciatori’ in terra italiana (e sino a questo momento, Di Taranto e il sempre abbronzatissimo Fusco, a Cesena hanno fatto un buon lavoro…). E mettere in agenda venti video call al giorno. Ma se poi non puoi ‘respirare’ direttamente gli umori dello spogliatoio e le più che giustificate paturnie del tuo allenatore, poi fai davvero fatica ad avere il polso della situazione. Soprattutto quando la tua squadra partecipa al campionato italiano cadetto. Un campionato dove, ricordiamolo sempre, basta un alito di vento per spostare gli equilibri, per farti passare dalle stelle alle stalle, per farti cadere in depressione. Ecco, parliamone un attimo di questa crisi bianconera. Brevemente. Se il Cesena ha perso malamente quattro delle ultime cinque partite, se il Cavalluccio ha gettato inopinatamente nel cesso (quasi) un mese di campionato, la colpa è sicuramente di ‘certi’ big (o pseudo-big) bianconeri che sono andati all’improvviso in apnea. Di ‘certe’ seconde linee che, ancora una volta, non si sono fatte trovare pronte. Di uno spogliatoio che ha avuto all’improvviso degli importanti picchi di arroganza e di ignoranza cosmica. Di ‘certe’ lacune tecnico-caratteriali di Mignani. Ma anche (anzi, soprattutto) dell’immobilismo del Vertice Americano. Di un Vertice Americano che, oltre a non aver regalato a Mignani nemmeno un rinforzo in tutto il mese di gennaio, non ha altresì saputo ‘cogliere’ il (crescente) malumore del suo mister. Un mister che, al di là delle solite e pacchiane repliche di facciata che qualcuno potrebbe vomitarci addosso a stretto giro di posta ‘semplicemente’ per provare a delegittimare queste mie parole, nelle ultime settimane si è sentito abbandonato al proprio destino. Trascurato. Scaricato. Solo. Ecco, sì: solo. Solo in mezzo (anche) a bolsi giocatori che stanno alla Serie B allo stesso modo in cui Tina Cipollari sta alla tv di qualità. Solo in mezzo (anche) ad eccentrici giocatori già con la valigia in mano e con la caviglia moooooooooooolto fragile. Solo in mezzo (anche) a spocchiosi giocatori dalla polemichetta e dal - ehm ehm - ditino facile. SOLO.
