Malato immaginario oppure no? Qui però vendono il Cesena e nessuno dice niente…

“Thom Yorke è un po’ come me, si crogiola nella sua tristezza, soltanto che lui è un genio e io sono un nessuno senza arte né parte (sottile differenza)”. Ma sono in buona compagnia…
30.11.2021 12:00 di Bruno Rosati   vedi letture
Malato immaginario oppure no? Qui però vendono il Cesena e nessuno dice niente…
© foto di Cesena FC

“Ho bisogno di lavarmi di nuovo per nascondere tutto lo sporco e il dolore. Perché potrei aver paura che sotto sotto non ci sia niente”.
Bastano le tre sberle di Chiavari per dimenticarsi due interi mesi vissuti a gonfie vele? Sono schiaffoni che fanno indubbiamente male, questo sì. In primo luogo perché per tre volte in un’unica gara il Cesena si è fatto gol da solo. Secondariamente perché i freschi lividi inducono a pensare che l’eccezione non sia la gara sul campo della Virtus Entella ma tutto il pregresso. Come a dire: da qui in avanti il Cavalluccio non viaggerà più agli stessi ritmi, perderà contatto dalla coppia di testa e verrà risucchiato nel gruppone centrale. Sentimenti spontanei in relazione a una mazzata incassata ma deleteri se protratti a lungo. Guai a ragionare sull’onda di una delusione!
È proprio questo il rischio maggiore che ora corre tutto il mondo che orbita attorno al Cesena, ‘un’embolia emotiva da decompressione’. Riemergere troppo rapidamente dai sogni in cui si era immersi, come un sommozzatore che non rispetta le norme di sicurezza dell’attività subacquea, trovandosi ad avere a che fare con una realtà che non si è in grado di gestire.

“Aspettando che succeda qualcosa, vorrei che fossero gli anni Sessanta. Vorrei poter essere felice. Vorrei, vorrei… vorrei che succedesse qualcosa”.
Con cosa la batosta ligure ci impone di fare i conti? Il Cesena oggi sta giocando la partita più importante (almeno nel recente passato) fuori dal rettangolo verde. Magari i bei risultati e le prestazioni brillanti delle ultime settimane facevano sì che ci concedessimo il lusso di non pensarci troppo. Ma ora la sopraggiunta amarezza impedisce di distrarsi con altro. La proprietà del Cesena sta davvero per passare di mano?
Le carte scoperte in tavola al momento sono poche, l’inversione a u che ha visto l’attuale compagine societaria deliberare l’aumento di capitale (di 300mila euro) e la possibilità di sottoscrivere obbligazioni è tutt’al più una prova indiziaria. Ciò che lascia supporre la veridicità dell’ipotesi è il silenzio totale in merito da parte di chi per tutta l’estate si è prodigato, giorno dopo giorno, a descrivere nei minimi dettagli una bella favoletta che poi si è rivelata tale. Oggi invece niente più studi legali romani, niente più merger aquisition. Ecco, allora forse qualcosa di vero c’è! Allora che Patrignani e compagni salutino tutti a fine stagione non è solo congettura.

“Sto davvero affondando così in basso? Il nostro Cesena ha davvero un’embolia, oh no! Non abbiamo veri amici. No, no, no”.
Purtroppo questo è il rovescio della medaglia. Ci si fa belli nello sbandierare ai quattro venti di essere ufficialmente affiliati, poi però quando il padrone dà un poderoso strattone al guinzaglio non si abbaia più. Zitti e mosca. A conti fatti un vero peccato per tutti noi, qui sotto al palco, sotto alla cattedra, in attesa di una spiegazione dettagliata da parte di chi sicuramente ha più conoscenze in materia per parlare di ciò che sta avvenendo.

“Dove andiamo da qui? Le parole emergono tutte strane… Dove sei ora quando ho bisogno di te?”