Il ventriloquo
1. Nessuna squadra è mai stata salva a gennaio con trentaquattro punti in classifica.
2. “Troppo poco un gol per quanto abbiamo creato”. Dichiarazioni rilasciate a caldo una settimana fa dal capitano del Cesena, a margine della sconfitta interna con il Bari. Una disamina che non teneva conto dell’elefante nella stanza: la tenuta difensiva. E a parlare era uno dei cardini della retroguardia… Ciofi poi aggiungeva: “È anche vero che con due nostre disattenzioni ne abbiamo subite due”. Non si è trattato di ‘disattenzioni’ bensì di una peculiarità negativa che si trascina da inizio anno e che sin qui è stata sin troppo sottovalutata. La partita di oggi ad Avellino ne è riprova.
3. In attesa dei match di ritorno contro Modena e Südtirol, a gennaio il Cavalluccio ha già preso gol da diciassette formazioni su diciannove fronteggiate in questa serie B. Derubricare il tutto a ‘disattenzioni’ significa voler non affrontare un problema che diviene sempre più grande, settimana dopo settimana. L’erroraccio dello stesso Ciofi che è costato il momentaneo pareggio dei biancoverdi non è una disattenzione. È una voragine di una nave che continua ad imbarcare acqua. E se il primo ad andare a fondo è il capitano, il segnale che si riceve è a dir poco preoccupante…
4. Mister Mignani oggi è tornato ad essere un problema, così come lo era stato nel dicembre 2024. Se il migliore in campo è uno a cui nelle sei partite precedenti sono stati concessi solo ventiquattro minuti complessivi, e oggi calca il prato verde solo per i capricci di un altro che non vede l’ora di andare via, è evidente che l’allenatore non abbia il polso della situazione della sua squadra. È chiaro che servirebbero innesti, anzi è chiaro che sarebbero già serviti venti giorni fa. Ma se questo Cesena ha il fiato corto da oltre un mese la responsabilità è di chi ha fatto questo utilizzo degli elementi a disposizione. Non servono rinforzi dal mercato per evitare di perdere con questo Avellino, con questo Bari, con questo Empoli e con questo Catanzaro.
5. Il rammarico è proprio insito nel fatto che il tecnico pare non aver appreso alcunché dal periodo peggiore della scorsa stagione. Un allenatore che vive ogni spunto critico che riceve come un affronto. Un allenatore che di fronte alla difficoltà preferisce sistematicamente chiudersi in sé stesso. Un allenatore dai modi educati e sempre rispettosi che ha scelto di non costruire il benché minimo rapporto con l’ambiente romagnolo nel suo insieme. Un allenatore che, di questi tempi, con i suoi silenzi sembra urlare a pieni polmoni la voglia di andarsene da Cesena il prima possibile.
6. L’idillio calcistico dell’area tecnica è ben lontano dai suoi giorni migliori. Le idee di Mignani e le idee di Fusco hanno smesso da tempo di viaggiare sul medesimo binario. Il tecnico ha sconfessato molte scelte del direttore. Amoran è nuovamente sparito dai radar. Olivieri e Diao sono stati rispolverati solo quando è stato chiaro a chiunque che non sarebbero stati ceduti. Guidi e Magni sono costantemente indietro nelle rotazioni dei titolari. Ha ragione Fusco ad aver puntato su di loro? Ha ragione Mignani a non ritenerli all’altezza? Ogni chiave di lettura ha il suo perché, la sola certezza è che il Cesena continua a perdere contro squadre improponibili.
7. Al netto di plausibili visioni di campo divergenti con Fusco, non ci è dato sapere quali richieste abbia mosso Mignani alla proprietà e con quale veemenza. Possiamo desumerlo dai cambi con messaggi subliminali che ha spesso operato nelle gare giocatesi durante la sessione di compravendita aperta. Non lo si può intuire invece da quel che dice in conferenza stampa. Né nelle parole effettivamente pronunciate, né nei sottintesi. Anche lo scorso giovedì non si è in alcun modo lamentato, nemmeno tra le righe, sebbene avesse ragione di farlo. Probabilmente l’avremmo pure applaudito e ammirato, se lo avesse fatto. Però dire “sarà qualcuno a fine mercato a raccontarvi quello che è successo piuttosto che farlo io adesso, che devo preparare una partita e allenare una squadra” è ben diverso da dire “Se non arriverà nessuno, chi di dovere spiegherà il perché”. A Michele Mignani va quanto meno concesso rispetto umano, non va trattato come un pupazzo da usare per il proprio tornaconto e non gli vanno attribuite parole che non ha pronunciato. Non è una marionetta, nessuno si diverta a fare il ventriloquo sulla sua pelle.
8. E ora tocca alla proprietà. Se da un lato è vero che dalla squadra già così com’è ora si può e si deve pretendere un rendimento altamente superiore rispetto a quello dell’ultimo mese, dall’altro è innegabile che questo immobilismo non fa il bene della piazza. Servivano rinforzi e servivano subito. Aver stoppato sul nascere ogni trattativa imbastita da Fusco è stato imprudente come non mai. Anche nell’ipotesi, non da escludere a priori, in cui i giocatori che saranno messi sotto contratto nelle prossime quarantotto ore si rivelassero poi non adatti alle esigenze della prossima stagione.
9. “Eh, ma l’anno scorso hanno speso troppo e ora di soldi non ce ne sono più”. Errore doppio. Chi lo stabilisce quanto è ‘spendere troppo’ se non loro? Chi glielo ha ordinato di sperperare oltremisura, sopra le loro disponibilità? Adesso facciano uno sforzo per aiutare la squadra a chiudere il campionato senza patemi d’animo. A giugno ci sarà tutto il tempo per passare all’incasso. Dopo quanto già ottenuto dalle cessioni di Adamo e Blesa, s’intende.
10. In questo spazio ci si trattiene. Tuttavia è lecito supporre che in questo frangente il Cesena FC abbia bisogno più del bastone che della carota. Perciò vi invitiamo ad andare a leggere i pareri strettamente personali di Stefano Severi.
A questo link trovate i 10 (s)punti
