Tutte le verità di Luca Mancini (parte seconda)
Ancora con Luca Mancini, parte due.
Nella chiacchierata di lunedì pomeriggio con il dg del Cesena nonché socio di Cesena & Co., Luca Mancini ha spiegato il significato di quel ‘fantomatico’ piano B prospettato nella stagione 2011/2012 che avrebbe dovuto evitare il tracollo in caso di retrocessione del Cesena. Ha rivelato come il piano B consistesse in una serie di accorgimenti per abbattere da subito i costi correnti: stipendi con clausole di calmieraggio, scambi e trattative per liberarsi dai diritti di riscatto obbligatori, mappatura delle spese inutili. Ed è proprio sulla voce ‘spese inutili’ che si è concentrata l’ultima parte dell’intervista.
Direttore Mancini, lei ha detto che per fare azienda nel calcio servono le plusvalenze.
“E’ naturale. Si punta su un giocatore che si pensa possa avere un grande futuro, si cerca di comprare a poco e di rivenderlo, una volta maturato a di più. Considerata l’inezia dei crediti percepiti rispetto agli stipendi dei calciatori, è l’unico modo con cui si riesca a fare un minimo di programmazione e di sviluppo. Il problema è che capita un’annata sbagliata, si sbagliano alcuni giocatori e ci si rimettono soldi. E tutto precipita”.
Cosa non ha funzionato? Come è possibile che un settore tecnico con Gianni Rovereti in organico non realizzi plusvalenze?
“Gianni Rovereti non si interfacciava con me, ma con il settore tecnico stesso. Ha fatto un grande lavoro di raccolta dati, ma è mancato lo sviluppo”.
Destro, Pilar, Bradley… a giugno 2011 aveva segnalato diversi giocatori da plusvalenza: cosa c’era da sviluppare?
“Gianni ha fatto un lavoro encomiabile: a livello di analisi dati è il migliore. Ma servivano anche rapporti di scouting, osservazioni. Non si potevano tenere d’occhio tutti i giocatori che lui ci segnalava. Lui ci faceva un lavoro di cernita, poi toccava al settore tecnico fare le sue considerazioni e a noi vedere se c’erano le risorse per arrivare a questi giocatori”.
Ma Rovereti non faceva solo analisi dati: è riconosciuto come uno dei migliori scout a livello mondiale.
“Per noi faceva quello. E, ripeto, ha svolto un lavoro assolutamente incredibile. Abbiamo moltissimi programmi di processazione dati. Lo stesso Argila, è un patito di queste rilevazioni. Abbiamo lavorato con diversi software, con diversi metodi d’analisi, ma sono ancora convinto che l’occhio di un osservatore non si possa sostituire. Ma lì si è regolato il settore tecnico”.
Scelte di mister Giampaolo e problemi di pianificazione, insomma.
“Purtroppo sì. E dico purtroppo perché molte cose che lui ci aveva prospettato si sono realizzate, ma non potevamo svilupparle, per una ragione o per l’altra”.
Perché Gianni Rovereti non fa più parte dello staff bianconero?
“Perché quando si azzera un settore tecnico, lo si azzera tutto. In realtà io stesso ho parlato con Gianni, anche per risolvere la sua situazione contrattuale, e gli ho detto che a determinate condizioni avremmo voluto che continuasse a lavorare per noi. Poi non si è concretizzato nulla”.
Quindi avete tagliato sul settore scouting e osservatori quando è proprio quello che può favorire la ricerca di plusvalenza che è il motore economico di una squadra ‘provinciale’?
“Dovevamo far fronte ad un contenimento dei costi correnti. Non potendo tagliare su altro, sì, abbiamo dovuto tagliare sulla ricerca e analisi dati. Non siamo rimasti sguarniti, ovviamente, ma abbiamo fatto una scelta. Costi correnti vuol dire tagliare anche sul breve periodo e Rovereti non potevamo permettercelo”.
