La versione di Massone
Angelo Massone torna a parlare di Cesena.
Per l’ultima volta, forse.
Dopo esser stato molto vicino ad entrare in società, l’avvocato romano ribadisce: “Col Cesena non si fa più niente. E neanche col Vicenza. Ma se Lugaresi mi chiamasse al telefono, io risponderei. Ma non l’ultimo giorno utile per pagare gli stipendi”. Massone dunque pare mettere una pietra sopra le due squadre corteggiate a lungo, che si affrontano proprio oggi al Manuzzi.
Avvocato Massone, Luca Mancini ha detto che, se non ci fosse stato l’intervento della cordata romana, gli stipendi sarebbero stati pagati comunque.
“Quello che dice Mancini non sta in piedi. Non ho ancora capito che ruolo abbia nel Cesena: è stato fuori da tutte le trattative. Aveva quote di proprietà? A me non risulta: quindi in che termini parla? Penso che un club solido finanziariamente non si metta in vendita ad 1 euro”.
Perché la trattativa si è arenata?
“Noi abbiamo chiesto di vedere tutti i conti per fare l’analisi della situazione. Inizialmente il nostro accordo non prevedeva alcun tipo di esborso prima dell’accesso ai bilanci, poi ci è stata mostrata un’impossibilità a procedere: presi accordi precisi con Giorgio Lugaresi e Christian Dionigi e, se le parti sono d’accordo, posso anche renderli pubblici. Le carte sono state cambiate mentre eravamo seduti al tavolo. Ci siamo resi disponibili a pagare gli stipendi in cambio di una garanzia certa: la risposta sono stati i crediti della Lega ma, secondo quel poco su cui avevamo potuto fare verifiche, rischiavamo di buttare i soldi dalla finestra perché un’eventualità poteva essere il fallimento. Noi avremmo dovuto mettere solo soldi freschi e loro avrebbero dato solo garanzie di firma. Noi a Cesena volevamo ricostruire una squadra, magari soffrendo per qualche anno, per poi godere dopo. Altre persone, come Giorgio Lugaresi, che avevano firmato garanzie milionarie durante il passato, avevano interessi molto più sul breve periodo. Se il Cesena fallisse, lui e tutti quelli che hanno garantito in questi anni avrebbero un grave danno”.
Lei ad un certo punto si è alzato dal tavolo, ha preso la macchina e infilato la E45 sgommando.
“Era inutile rimanere: D’Amico, che è un imprenditore senza debiti, genio dell’economia aziendale, sosteneva la possibilità del fallimento e che il Cesena potesse non coprire i nostri investimenti. In realtà in quella riunione cambiarono molte cose rispetto al pranzo in cui io, Eugenio, Lugaresi e Graziano Pransani avevamo stabilito una linea d’azione per essere totalmente allineati. Qualcosa è cambiato nel confronto con Campedelli e Mancini, ma non da parte nostra: forse sono prevalsi interessi personali. Siamo arrivati a dire che davamo 500mila euro per coprire parte degli stipendi solo per vedere i conti interamente. Non è bastato. Siamo tornati a Roma. Che dovevamo fare?”.
Vi è stato chiesto di ‘fischiare’ e non lo avete fatto. La realtà è che avete provato a comprare a zero, tutto e subito, e avete spaventato anche Lugaresi.
“Zero? Pagavamo i debiti di altri. Il problema è un altro: volevamo fare un tipo di discorso calcistico e affaristico che Lugaresi, nonostante le parole, non ha voluto fare. O che ha provato a condurre a modo suo: aveva solo bisogno di aiuto economico da noi. E noi non facciamo beneficenza”.
Perché il Cesena è in questa situazione?
“L’idea che mi sono fatto è che abbiano gestito male la serie A. Per come vedo il calcio io, prima si pagano i debiti, poi si fanno gli investimenti. E devi spendere meno di quello che incassi, se vuoi pagare i debiti”.
Quanto è grave la situazione del Cesena?
“Non voglio entrare nello specifico dei debiti, visto che ancora non ci sono i bilanci pubblicati, ma è proprio questo il punto. E’ gennaio e i bilanci vanno pubblicati ad ottobre. Questo mi sorprende e mi preoccupa”.
Si dice che Angelo Massone volesse fare una speculazione sul breve periodo per piazzare suoi giocatori, far fallire il Cesena e uscirne.
“Chi lo dice per me è un imbecille: non si possono giudicare le persone senza conoscere”.
Presidente per un anno con riserve da parte di chi l’ha vista al lavoro, diversi tentativi di acquisto falliti di diverse squadre, come Hearts e Vicenza, media che la massacrano. Forse la gente un po’ la conosce.
“Ho fatto girare almeno 200 giocatori a livello internazionale: sono vent’anni che faccio questo lavoro. Tanto per dire, mi viene in mente Nakamura: ho lavorato sul mercato asiatico, in Sudamerica. Sono un piccolo imprenditore che studia per diventare un buon imprenditore: ci vorrà ancora del tempo, ma penso di riuscire a fare il mio. Di fatto al Livingston sono entrato a 1 pound quando mi chiedevano 1,2 milioni di sterline. C’erano debiti per 2,3 milioni di sterline quando parlavano di 230mila sterline. Abbiamo chiuso la gestione con un attivo di 1,3 milioni di sterline e poi non ho potuto continuare la gestione perché il business immobiliare che c’era alla base del mio interesse, è saltato. Ma ho sanato una situazione tragica e ho venduto a 50mila sterline. La storia completa me la può chiedere chiunque”.
Perché vuole entrare nel calcio?
“Noi stiamo cercando da quasi due anni una squadra almeno di serie B su cui investire. In effetti, in serie A è più facile far calcio e business: per questo sono sorpreso dalla situazione del Cesena. Insomma, vogliamo una squadra da far crescere, per poi fare business. E con il Manuzzi il business lo facevamo tranquillamente. A Cesena c’è una civiltà che mi ha molto colpito, ma anche una mancanza di attenzione su certi argomenti. La tifoseria è competente, ci crede: bene, apriamo con un supporter trust il nostro board. Io non parlo di azionariato… parlo di far entrare un trust di tifosi in consiglio di amministrazione solo per far vedere, giorno per giorno, i conti della squadra. Se poi vogliono investire, ancora meglio. Ma non volevo che fossero obbligati: io volevo creare un sogno. Prendere un bene della collettività e darlo alla collettività, con un management importante, allargando ad un network europeo”.
“Trasparenza” è un concetto che propone anche Lugaresi.
“La new.co è una nostra idea: mi fa piacere che Lugaresi ci copi. La coop era la prima scelta. Aprire ai tifosi? Uguale: non avrò mai più una squadra di calcio senza il coinvolgimento dei tifosi, come già si fa a Vicenza, Modena e Roma. Proposi anche di aprire un conto online dove far monitorare a tutti i soci e ai tifosi coinvolti nel trust i conti del Cesena”.
