IL RESTO DEL CARLINO - Per sperare bisogna cambiare marcia
«Siamo all’inferno, adesso, signori miei, credetemi, e possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce». Così parlò Al Pacino nel film “Ogni maledetta domenica”, nella veste del coach che si rivolge nello spogliatoio alla sua squadra di football.
Daniele Arrigoni quel discorso lo sa a memoria tanto che nel 2008, alla vigilia della penultima partita di campionato che vedeva il suo Bologna impegnato a Mantova e lanciatissimo verso la serie A convocò i giocatori davanti alla tv per farglielo ascoltare. Quel Bologna non aveva molto in comune (solo Francesco Antonioli) con il Cesena di oggi, salvo un altro elemento: i rossoblù non potevano permettersi di sbagliare, come i bianconeri oggi. Perché la corsa, anzi la rincorsa salvezza, è appena iniziata e per il Cavalluccio ultimo in classifica sarà ad ostacoli con una certezza: non si potrà sbagliare, perché il tempo degli errori è già stato sprecato e anche in eccesso nelle prime dieci partite di campionato.
«Nella vita e nel football il margine di errore è ridottissimo», diceva sempre Al Pacino nello spogliatoio «mezzo passo fatto in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate». Anche nella situazione attuale bianconera la possibilità di commettere passi falsi è quasi da non contemplare, altrimenti non si otterrà il risultato. Non sempre nel calcio funziona così. Il campionato bianconero dell’anno scorso lo dimostra. Ficcadenti aveva messo da parte subito un valido tesoretto di punti (7 nelle prime tre partite), che ha consentito al Cesena di sopravvivere anche ai momenti grigi senza toccare il fondo o punti di non ritorno. Grazie a quella partenza sprint, gli errori e i passi falsi rimediati giornata dopo giornata non staccarono la spina a una squadra comunque neopromossa attorniata da tante incognite dal primo giorno di ritiro: quella piccola scorpacciata di punti iniziale fu fondamentale nell’economia della stagione.
In quel campionato, dopo 11 giornate, c’erano in cassaforte 11 punti, con la media di un punto a partita. Su 38 partite, con una ipotetica quota 40 da raggiungere per staccare il biglietto della salvezza, era un ruolino di marcia più che dignitoso. Oggi la storia è diversa: dopo 11 partite il Cavalluccio ha solo 6 punti (media 0.5 a partita), è ultimo e proprio per questa partenza a rilento saranno concessi pochissimi sbagli se si vuole restare in corsa. Nel confronto con l’anno scorso da considerare (e magari a preoccupare ulteriormente) c’è anche il calendario, che evidenzia come ancora quattro grandi debbano essere affrontate nel girone d’andata: Juventus, Inter, Udinese e Roma. Dopo 11 giornate invece a Ficcadenti restava solo l’Inter, con maggiori possibilità quindi di incrementare la classifica, cosa che gli riuscì, piegando di seguito Cagliari e Brescia.
Arrivò anche una “x” in casa col Genoa, l’avversario di domenica al Manuzzi. Quello con cui cercare per l’ennesima volta la prima vittoria in casa. Consci di non poter fallire. Anche per questo magari in ritiro Parolo e compagni domani avvertiranno la tensione: nel dubbio potranno cliccare ‘play’ sul lettore dvd e con la benedizione di Arrigoni riascoltarsi Al Pacino. Che parlò chiaro e chiuse così: «O noi risorgiamo adesso come collettivo o saremo annientati individualmente. E’ il football, ragazzi, è tutto qui. Allora che cosa volete fare?».
