IL RESTO DEL CARLINO - In campo per mettere radici tra i big del calcio
E’ il momento di fare dodici. Non alla schedina, ma nel computo dei campionati che il Cesena tra poco vanterà nel suo curriculum in serie A: sabato sera Cesena-Napoli sarà infatti l’ouverture del 12° anno dei bianconeri nella massima serie. Una stagione, quella che si accinge a partire, che da queste parti viene avvertita come qualcosa di diverso e singolare rispetto a tutti i 71 anni di storia precedente. Perché sono troppe le novità dentro e attorno alla squadra, a cominciare dalla rosa. Dove sono arrivati giocatori che per background e curriculum a prima vista non dovrebbero avere nulla a che fare con una realtà come quella bianconera: l’arrivo di Adrian Mutu ha rappresentato questa svolta. Una sterzata che non vuole essere semplicemente un ruggito di provincia, ma il primo passo di un progetto: rendere il Cesena un club stabile in serie A. Rispetto a un anno fa, non ci sono più tutte le incognite che accompagnano una neopromossa, che spesso può permettersi solo di vivere alla giornata. Stavolta è stato tracciato un percorso: un progetto che vede in Mutu (chiamatelo “Brillante”, come è soprannominato in Romania) e nel tecnico Marco Giampaolo le figure di primo piano. L’allenatore per esempio ha firmato un biennale (la prima volta nell’era di Campedelli) e le sue richieste per il mercato sono state al centro delle attenzioni estive della società, tanto che si è circondato di uomini di sua fiducia, già allenati in passato (Lauro, Comotto, Martinho, Guana e l’ultimo arrivato Ghezzal). Tradotto: lui crede nel Cesena e il Cesena crede in lui.
Pare che il suo credito nella società sia così elevato che sia contato anche il suo parere nella rivoluzionaria scelta estiva di trasformare il terreno del Manuzzi, cestinando l’erba naturale per far posto a quella sintetica di ultima generazione, che è un mix di quella sintetica e naturale. Ecco l’altra svolta di Campedelli: una decisione che è il frutto di più componenti. Tra queste una manutenzione dai costi contenuti, una circolazione della palla più rapida e funzionale al gioco di Giampaolo e la possibilità di avere un terreno sempre in ottime condizioni a prescindere dalle condizioni atmosferiche.
Tutte novità. Tutte sfide lanciate con l’umiltà di chi non vuole fare il passo più lungo della gamba. La storia insegna che perdere il senso della propria dimensione è sempre stato deleterio in casa bianconera. Meno male che ci sono i tifosi, cioè quelli che nel calcio delle tv e degli scioperi aumentano di numero, oltre a non scioperare mai. I numeri della campagna abbonamenti esplicitano l’affetto per il Cesena: 12114 tessere staccate, il nuovo record di cui la società del Cavalluccio può andare orgogliosa. Sono tre anni che la campagna tesseramenti si chiude con una percentuale positiva. E’ il segno della fiducia che cresce nei tifosi verso il club, ma è anche merito di uno stadio che più passano gli anni e più sembra ringiovanire. Con investimenti unici in Italia. La parola che il vicepresidente Luca Mancini ha usato più volta, ‘salotto’, sembra quella più azzeccata. A cominciare dalle barriere abolite nei distinti, che permetteranno a chi siederà nel settore inferiore di godere di una vista ancora più coinvolgente sul terreno di gioco, per continuare con gli sky box a bordo campo negli angoli del rettangolo di gioco. Con la diffusa sensazione che il meglio deve ancora venire.
