IL RESTO DEL CARLINO - Il Manuzzi sempre più british
E’ gia esteticamente un gioiello e garantisce una visione della partita da primo della classe. Fra un mese il Manuzzi amplierà ulteriormente le sue caratteristiche che ne fanno uno degli stadi più funzionali e invidiati d’Italia. Costò pochissimo (si parlò di 13 miliardi di lire, pochi per mettere mano anche alla tribuna centrale) in confronto dei tanti baracconi che nacquero in quel periodo per i Mondiali di Italia 90. Fu il buon Edmeo Lugaresi a convincere l’Amministrazione comunale che uno stadio può diventare un ottimo veicolo promozionale per una città. Da allora pochi ritocchi, lo stretto necessario per mantenerlo in condizioni accettabili. In particolare lo scorso anno per un restiling alla tribuna ed ai locali in essa contenuti che li hanno resa più funzionali ed esteticamente passabili. Quest’anno si torna ad incidere in maniera importante, con alcune iniziative che saranno poi copiate, col tempo, da altre società. La prima naturalmente è la fine del manto in erba naturale, di solito ben tenuto ed uno dei migliori in Italia. Anche in questi giorni fa bella mostra di sé, dal 16 agosto, dopo la partita di rugby fra nazionali italiana e giapponese, sarà sostituito da quello in sintetico.
Un’altra grossa novità riguarderà il tabellone elettronico. Mancava fino alla scorsa stagione quando ne fu sistemato uno nello spazio fra tribuna e curva ospiti. In posizione ideale per gli spettatori di gradinata e curva Mare, pessima per quelli della tribuna e curva ospiti. Da quest’anno il tabellone (8metri per 4) sarà sistemato in curva ospiti (opportunamente protetto per evitare vandalismi) e sarà quindi agevolmente visibile da distinti, Mare e tribuna.
Un’altra novità ragguardevole per la comodità degli spettatori è il rifacimento dell’anello inferiore della gradinata. Quello per intenderci quasi vuoto ad eccezione delle partite di cartello quando si fa il pienone. Chi era costretto a sedersi in quel settore lamentava una scarsa visibilità. Un problema storico, dovuto alla presenza delle lastre in vetro di sicurezza che riflettono e impediscono di vedere .
Campedelli ha portato avanti una battaglia che ha vinto, riuscendo a convincere la Commissione provinciale di vigilanza sui pubblici spettacoli che quelle barriere si possono abbattere, trasformando finalmente il Manuzzi almeno in parte in uno stadio all’inglese. Con gli spettatori a due metri dal prato. Come? Abbattendo le lastre al cui posto verrà eretta una barriera di un metro e dieci cui se ne potrà aggiungere un’altra di ulteriori 110 centimetri innalzabile in caso di necessità o di gravi disordini.
Nel frattempo l’anello sarà allungato con una sorta di platea in legno lamellare che poggerà sugli attuali gradoni verso il campo acquisendo un look squisitamente “british” e permettendo un’ottima visibilità a tutti gli spettatori. L’unico problema è che non si può allungare la tettoia per cui quando pioverà gli spettatori delle prime file si bagneranno. Si sta pensando di dotarli di mantelline col logo Cesena. Questa ristrutturazione permetterà di recuperare circa 170 posti in aggiunta all’attuale capienza dello stadio, ma in effetti il Cesena potrà vendere un migliaio di biglietti in più. Sinora infatti le prime file non venivano poste in vendita proprio per l’impossibilità di vedere la partita.
La terza novità direttamente collegata al campo di gioco è quella dei due box che sorgeranno in vicinanza delle bandierine del calcio d’angolo (lato tribuna, otto posti). I cosiddetti “real box”.
Tanto più importante è la decisione di togliere la rete che con strano neologismo si chiama para pallone davanti alla sola curva Mare (per l’altra non è stato concesso il permesso). In effetti si dovrebbe chiamare paraoggetti provenienti dalle curve ai danni di portieri ospiti, fotografi e personale vario che staziona per servizio di fronte alle curve. Bene, dal 16 agosto anche questa misura preventiva sarà abbattuta, solo per la curva Mare. Un segno di fiducia importante. La rete, seppur a maglie larghe, era evidentemente un ostacolo alla miglior visibilità.
Infine la struttura business hospitality nella zona retrostante la gradinata. Avrebbe dovuto assumere ben altro aspetto, con un museo del Cesena al piano terra e un ristorante per 500 sponsor e loro ospiti al secondo piano. Invece sarà a un solo piano ove sarà sistemato un servizio catering in cui si potrà pranzare prima della partita direttamente a contatto con la struttura sportiva. Un modo per coinvolgere anche la gradinata nel sistema di hospitality che già caratterizza la tribuna centrale. La quale stavolta non subirà ritocchi ed avrà lo stesso look della scorsa stagione. Compreso anche il rifacimento stesso, mancato quando fu la volta del resto dello stadio per mancanza di fondi. L’intervento sulla tribuna infatti richiede lavori ben più importanti, sostanzialmente l’abbattimento della struttura attuale e l’erezione di una più moderna e funzionale. C’è già un disegno di massima, ma i tempi non sono ancora maturi. Anche perché mancano le risorse pubbliche e si dovrà ricorrere al project financing, cioè all’intervento dei privati con la garanzia di rientro dell’investimento in tempi abbastanza lunghi.
