IL RESTO DEL CARLINO - Giampaolo "Servono nervi saldi"
Non serve scomodare la fisica, forse, per spiegare la precaria situazione bianconera, ma qualche accenno alla teoria del caos non sarebbe fuoriluogo. Quegli attimi di follia durante Cesena-Cagliari prima del rigore trasformato da Candreva incarnano al meglio il caos e il disordine (di alcuni mentale, di altri tattico) che aleggiano a questo punto sulla cenerentola della serie A. Uno spettacolo mai visto: un allenatore costretto a farsi espellere per far sì che un suo giocatore (fidato si pensava, almeno fino all’altra sera) ascolti il suo ordine di far calciare il penalty a un altro.
Il teatrino allo scadere del primo tempo, con protagonista Ghezzal, ha fatto clamore facendo presupporre che non ci siano accordi prestabiliti o, se ci sono, non vengano rispettati. Una regola in realtà c’è, in casa bianconera: i rigori li calcia Mutu e se il rumeno manca tocca a uno tra Candreva, Eder e Ghezzal. Attenzione, non a uno a caso dei tre, ma a chi è più indicato in quel momento. L’algerino dunque ha preso il pallone e non voleva saperne di ascoltare i compagni (Candreva era andato a dirgli che Giampaolo non voleva che tirasse) né l’allenatore.
Disordine di idee, ma anche tattico. Perché si gioca per fare gol e anche contro il Cagliari il Cesena ha fatto una fatica bestiale ad arrivare in porta. Quella stessa fatica evidenziata dalle precenti recite dei bianconeri. Mercoledì sera si sono registrati tre tiri in porta in 90’, uno dei quali dal dischetto, in una partita dove davanti c’era una squadra organizzata, ma certo non irresistibile: l’ennesima sintesi di un’orchestra che ha molte idee, ma confuse. E nell’interpretare lo spartito c’è spesso chi stona. Dentro e fuori: come Mutu che non si è visto al ‘Manuzzi’, l’altra sera. In principio il rumeno, squalificato, voleva esserci per stare vicino alla squadra, ma desiderava anche salutare i compagni nello spogliatoio per incoraggiarli. Quando si è squalificati, però, il regolamento lo vieta e una volta appreso ciò il ‘Brillante’ avrebbe fatto capire che, piuttosto che soffrire in tribuna senza poter stare più vicino alla squadra, avrebbe preferito non venire. Inutile aggiungere che un elemento importante come lui avrebbe dato un segnale migliore standosene allo stadio, seduto di fianco agli indisponibili Colucci e Martinho.
L’ordine, del resto, non è un concetto astratto. La società lo sa bene e si è giocata la carta del ritiro come contromisura anche rispetto a quel disordine emerso di recente. Deve tornare l’armonia sia mentale che tattica, e tocca Giampaolo, confermato in sella, riuscire nell’impresa. In fretta.
