IL RESTO DEL CARLINO - Boranga "Ora nel calcio i carichi sono troppo pesanti"
In una domenica dove nessuno ha voglia di allenarsi, Lamberto Boranga risponde al telefono dopo una lunga ricerca: "Scusi, ma ero ad allenarmi" dice come per giustificarsi. A quasi 70 anni (li compie ad ottobre) l’ex portiere del Cesena (quattro stagioni in A in bianconero, 109 presenze) è infatti l’estremo difensore del Papiano, seconda categoria umbra.
Medico di professione, specializzato anche in medicina sportiva, Boranga non riesce a togliere il pensiero dalla tragedia di Piermario Morosini: "La sua scomparsa è stata devastante anche per me". Lo ha infatti riportato alla morte di Fulvio Zuccheri l’ex mediano del Cesena (classe 1958: era diventato un apprezzato allenatore specializzato nei giovani per professionalità e umanità) deceduto durante una partita tra vecchie glorie bianconere al Carisport l’8 ottobre 2007.
Boranga, le è tornata in mente anche quella sera?
"Sì, e anche altri casi. Quando Fulvio si accasciò capii subito che la situazione era molto grave: non c’era il defibrillatore, se ci fosse stato forse avrebbe avuto qualche possibilità di salvarsi. Sono un cardiologo, quello strumento serve a cercare di mantenere in vita il paziente fino al trasporto in ospedale. Intervenni, cercai di rianimarlo insieme al collega Recchi, nulla da fare. Comunque la sua situazione mi pare diversa da quella di Morosini".
Che idea si è fatto sulla tragedia di Pescara?
"Solo l’autopsia potrà chiarirla, io posso dare un’opinione da cardiologo: penso sia stato un aneurisma cerebrale".
Il caso di Muamba, le recenti morti del pallavolista Bovolenta e ora di Morosini, quanto devono preoccupare?
"Parlando di calcio, oggi i carichi di lavoro sono troppo pesanti".
Quindi poteva capitare a tutti?
"Sotto sforzo la pressione sanguigna aumenta e i vasi sono deboli. La pressione può far rompere i tessuti a livello cerebrale".
Gli allenamenti ai suoi tempi erano meno intensi?
"Che i carichi di lavoro siano aumentati troppo è evidente. Prendete la Juventus: gioca così bene anche perché pressano tutti, Pirlo compreso. Parlo di pressione fisica e anche psicologica".
Si sta facendo poco per proteggere la salute dei giocatori italiani?
"La morte improvvisa purtroppo esiste ed esisterà sempre ma l’esasperazione dello sforzo non va bene, qui si è tirato troppo la corda".
