IL RESTO DEL CARLINO - Ag Mutu "Adrian resterà a Cesena"
Il ‘mutismo’ non è filosofia, ma pratica: si sta fermi e a bocca aperta davanti a un’esecuzione calcistica formidabile, prima di esplodere in un grido di gioia. Una pratica che conta seguaci in mezza Europa, con località principale Firenze. Ora se ne sta aggiungendo un’altra: Cesena. Mutu conosce infatti l’arte della seduzione, perché nella vittoria contro il Genoa non ha segnato due gol qualsiasi. Con lui, il rilancio bianconero intravisto a Bologna è divenuto ufficiale e la salvezza non è più una chimera.
«Questa doppietta — affermava ieri il suo agente Pietro Chiodi — è senza dubbio una boccata d’ossigeno per Adrian, che era finito sotto la lente d’ingrandimento dopo questo inizio di stagione difficoltoso per tutto il Cesena». Eccoti, beata serenità ritrovata. Con la partecipazione straordinaria di Daniele Arrigoni, che ha toccato le corde giuste. Partendo dal modulo, facendogli svestire i panni scomodi della prima punta. Ma non sono solo i due gol, stavolta c’è dell’altro.
Quando c’era Giampaolo si notava spesso Mutu per lo più perdersi a imprecare per un pallone che non arrivava mai. Contro il Genoa invece, in un primo tempo in cui si era visto poco, non lasciava trasparire alcuna insofferenza. Quella libertà che il nuovo tecnico gli ha concesso l’ha rigenerato. Lo stile con cui ha calciato il rigore più importante del campionato l’ha evidenziato. Un ‘cucchiaio’, perfetto, ma lento. Come lenta è la felicità quando arriva da lontano. Da condividere con tutti i compagni, magari con quelli che sono più amici: come Guana, uno di quelli con cui il rumeno parla di più. A lui qualche ora prima aveva confidato che avrebbe tentato quel tiro rischioso dal dischetto, in caso di penalty.
L’attaccante, che ha scelto di non vivere in città, bensì un po’ fuori tra Cesena e Longiano, probabilmente non ci farà caso, ma da ieri quando nei bar sport viene tirato in ballo non si usa già più la parola ‘crisi’ né si parla di un fenomeno escluso dalla sua reale dimensione. Ora si parla di 100 gol in A e di Ibrahimovic: lo svedese ha appena tagliato lo stesso traguardo, al Brillante mancano solo due reti.
Forse quando la terza cifra arriverà le magliette numero 10 bianconere subiranno un’impennata nelle vendite del Cesena Store, già ieri più affollato del solito. E fuori da lì spunteranno altri gadget, sull’esempio della Mutu-mania che impazzava in estate con quelle 300 t-shirt del Coordinamento andate a ruba in ritiro: “Zitti e Mutu, inizia lo spettacolo”, c’era scritto.
In questo spettacolo siamo appena all’inizio e a gennaio non ci saranno brusche interruzioni, a quanto pare: «Il Milan lo ha cercato? Solo chiacchiere — taglia corto Chiodi —, non vedo perché il Cesena dovrebbe privarsi di lui». Così la pensa anche Igor Campedelli che, stregato dal rumeno, ha continuato a sostenerlo anche nei mesi bui. Perché sapeva che il principio su cui si fonda il ‘mutismo’ è nobile: la definizione di questa corrente di pensiero la coniò proprio il patron, che per convincerlo a firmare dormì una notte in aeroporto in Romania: «Qualche partita Mutu te la deve far vincere da solo». Eccone servita finalmente una. Alla prossima.
