GUERIN SPORTIVO. Mutu: "A Cesena potrei restare nel dopo carriera"
Adrian Mutu che venerdì parlerà in conferenza stampa a Villa Silvia, ha intanto rilasciato una lunga intervista a Mario Tenerani del Guerin Sportivo, in edicola questo mese. Riportiamo qui il testo, trascritto anche su www.fiorentina.it
"Alla fine mi ha aiutato il calcio perché la voglia del pallone è più forte di tutto. Su di me hanno un po’ esagerato, ma il resto è colpa mia, dei tanti sbagli commessi. Se un giovane ha voglia di un consiglio, glielo offro volentieri, conosco bene anche la strada per non cadere in trappola". [...] Il sogno di Mutu è chiudere con qualità la carriera e dopo fare l’allenatore. È innamorato della tattica, adora Prandelli e Giampaolo, studia il Barcellona («Un modello da imitare in tutto») e stimola gli italiani («Parlate meglio del vostro calcio, non è così brutto come andate dicendo»).
Adrian, come stai? È la volta buona?
«Cesena è una scelta di vita, spero duri anche dopo. Potrei restare qui a fare qualcosa».
Merito del presidente?
«È molto bravo, determinato, competente: la società è giovane, ma ha intenzione di rimanere a lungo in Serie A».
Su quali giocatori del Cesena punti di più?
«Candreva e Ghezzal sono forti, Benalouane è un talento, ma deve maturare. Se il processo sarà veloce, diventeremo una buona squadra».
Con Giampaolo come ti trovi?
«Benissimo: gran tecnico, molto preparato. Spiega alla perfezione: le riunioni tattiche sono lunghe ed estremamente dettagliate. Pensavo di sapere come giocava il Barcellona. Ecco: dopo che lui mi ha spiegato veramente tutto, ho capito il canovaccio di Guardiola. Giampaolo mi ricorda Prandelli».
Il cordone con Cesare non si spezza, vero?
«Lo sento spesso, resta un gran bel rapporto: nato tra giocatore e allenatore, poi andato oltre il calcio. Senza togliere a nulla agli altri, Prandelli è senza dubbio quello mi ha dato di più, mi ha saputo gestire».
Dunque non sei sorpreso dei successi azzurri?
«Ero sicuro che la Nazionale con lui avrebbe fatto bene. E poi Prandelli ha a disposizione un gruppo di giocatori ottimi. L’Italia si può giocare l’Europeo. Bella la mentalità, un cambiamento di immagine decisivo e il merito è soprattutto di Cesare».
Un altro allenatore che può andare lontano?
«Allegri, abile e organizzato».
Parliamo di te: dentro come ti senti dopo tutto quello che hai passato e combinato?
«Sto vivendo una sorta di alba della carriera. Moralmente è come se avessi vent’anni. Ho avuto il coraggio di mettermi in gioco in una squadra piccola, ma che può diventare grande».
I tuoi sbagli sono stati amplificati oppure la colpa è solo tua?
«Con me si è esagerato, il giudizio certe volte va oltre la normalità. Ma ci ho messo tanto del mio. Anche se non sono quello che tanti credono. Scherzo, rido, amo la vita. Sì, se potessi riavvolgere il nastro, certe brutte cose non le rifarei».
Con i compagni più giovani come ti poni? A Firenze, ad esempio, passavi tanto tempo con Jovetic.
«Se mi chiedono consigli li do volentieri. Purtroppo di esperienze ne ho avute... Posso aiutare a non sbagliare, diciamo che, ahimé, conosco la via».
Hai cominciato a giocare alla fine degli anni Novanta: quanto è cambiato il calcio da allora?
«Tatticamente tantissimo: ci sono allenatori più preparati, fanno un lavoro più specifico. Oggi è un gioco fisico, veloce. Ci vuole grande testa per giocare ad alti livelli, serve intelligenza: se un tecnico spiega bisogna capire».
In che ruolo ti trovi meglio?
«Qui gioco da prima punta, ma con Giampaolo è la stessa cosa. Gli attaccanti devono comunque fare movimento, tornando a centrocampo».
Firenze cos’è?
«È la città dei miei anni d’oro, fantastici, e per i Della Valle spero non unici. Auguro loro di riaprire un ciclo e di fare meglio di quello che abbiamo fatto noi. Sarà dura, ma so che ce la possono fare».
Una foto che hai in testa?
«La semifinale di Coppa Uefa con i Rangers Glasgow, due pareggi, maledizione... E la finale che meritavamo in pieno non è arrivata. Ho sofferto tantissimo. Quando ci penso rosico ancora».
Però in Champions ti sei tolto qualche soddisfazione.
«È vero e allora scelgo la vittoria in casa con il Liverpool, partita bellissima. Non c’era Gilardino, Prandelli schierò Jovetic e il sottoscritto: Stevan realizzò una doppietta meravigliosa».
Non è stato facile lasciare la Fiorentina.
«Sì, lo dico con franchezza. Mi sarebbe piaciuto restare lì per sempre, era uno dei miei sogni. A un certo punto ci avevo creduto. Ma con i Dalla Valle ho avuto e conservo ancora un buon rapporto».
E con Mihajlovic?
«Anche con Sinisa ho avuto una buona intesa, fin dal primo giorno. Con lui non ho mai avuto un problema. È diretto come me, ci diciamo tutto in faccia».
Montolivo sta passando giorni pochi sereni: che cosa gli consigli?
«Riccardo deve stare tranquillo, faccia quello che si sente di fare. È un gran giocatore. Ho chiamato anche Gilardino dopo l’incidente di Udine per fargli un grande in bocca al lupo. Firenze mi è rimasta dentro. I tifosi viola sono straordinari, non c’è stato un attimo in cui non mi siano stati vicini, nonostante tutto. Con loro c’è un legame speciale, posso soltanto ringraziarli per sempre».
È una Juve vera?
«Ha cominciato benissimo, ma il campionato è lungo. Vedo Milan e Napoli più forti dei bianconeri. Ci sarebbe anche l’Inter, ma ha incontrato alcune difficoltà con Gasperini. Ha fatto un ciclo incredibile, ha vinto tutto. Ci sta un’annata strana. Io mi armerei di sana pazienza».
Cavani devastante?
«Lui sicuramente, però ci metto dentro anche Lavezzi. Quando vedo il Napoli di questi giorni, rivedo la mia Fiorentina, quella dei tempi della Champions. Mazzarri mi piace parecchio come allenatore, lo conosco».
Tu e la Juve: un amore mai sbocciato e poi fosti ceduto alla Fiorentina nella torrida estate di Calciopoli.
«Con me i dirigenti sono sempre stati corretti. Auguro alla Juve di tornare a essere forte come quando c’ero io, ma penso che per riuscirci dovrà spendere tantissimo».
Il calcio italiano sembra molto in crisi, meno affascinante rispetto a quello inglese e spagnolo. Che ne pensi?
«Chi lo dice che siamo dietro gli inglesi? Io credo che il calcio italiano sia forte perché qui c’è equilibrio, qui non salta fuori un Barcellona-Osasuna 8-0. Gli italiani dovrebbero parlare meglio del loro calcio».
Di Totti che pensi?
«Resta il simbolo di Roma. Uno che fa gol e continuerà a farli. Nessuno come lui in Serie A».
Del Piero?
«È come Totti, vanno rispettati entrambi. Sono riconosciuti in tutto il mondo. Alex e Francesco daranno sempre una mano al calcio italiano».
Torje è il nuovo Mutu?
«È un altro ruolo, lui è un’ala. Un giocatore interessante, ha tanta qualità. Ed è anche un bravo ragazzo».
In Champions come italiani abbiamo speranze?
«In questa stagione mi pare difficile. Forse il Milan potrebbe arrivare in fondo, ma il Barcellona è troppo più forte».
Ormai c’è anche la moda di provare a imitare a ogni costo il Barcellona: è giusto e, soprattutto, è possibile?
«È normale quando ti trovi di fronte alla formazione che domina il calcio mondiale. Fabbrica un gioco che riempie gli occhi. Penso che ci voglia tanto tempo per sperare di arrivare a quell’altezza. Il Barcellona è anche un modo di vivere il pallone, i catalani insegnano gioco ai bambini del settore giovanile. Poi c’è tutto il resto intorno. Ma è giusto imitare un modello così».
Adrian, cosa ti procura più fastidio in questo ambiente?
«I tifosi credono che i calciatori pensino solo ai soldi e alla bella vita, e invece non è così. Lavorano una vita per arrivare in Serie A e restarci. Ecco, questa superficialità mi dà noia».
Tua moglie Consuelo è sempre rappresentante presso la Santa Sede della Repubblica Domenicana?
«Sì, lei è una donna unica. Ha avuto e ha tanta pazienza nel sopportarmi. Non so cosa avrei fatto senza di lei».
Hai tre figli: Mario di nove anni, Adriana di cinque e Maya di tre. Che cosa speri per il loro futuro?
«Salute e felicità. Voglio che vivano con serietà e responsabilità, sempre nel rispetto del prossimo. Loro sanno che faccio il calciatore, ma sarà molto più difficile spiegargli altre cose».
Ti pesa dovergli raccontare un giorno anche le parti meno belle di te?
«No, hanno il diritto di sapere tutto e poi servirà loro per non sbagliare come è successo a me».
A gennaio avrai 33 anni, sarà anche tempo di bilanci: non ti rendi conto che col tuo talento avresti potuto fare tanto di più?
«Ne sono consapevole. Ma non posso vivere con i rimpianti».
C’è un altro Mutu in circolazione?
«Non credo, piuttosto vedo tanti muti (e scoppia a ridere, ndr)».
Ti piace il campo sintetico di Cesena?
«È bellissimo, si fanno delle giocate eccezionali. È stata una grande idea. Molto meglio il nostro di certe praterie che vedo in altri stadi».
Chiudiamo con i sogni: di calcio e di vita.
«Vorrei diventare un allenatore, magari di fenomeni. E poi stare sereno con la mia famiglia: mi sembra la cosa migliore».
