Perché Sanremo è Sanremo. Perché il Cesena è il Cesena

La band di Viali, a Padova, ha gettato alle ortiche due punti pesanti. Però, allo stesso tempo, ha confermato di aver sconfitto per sempre il Virus. Intanto sulla Riviera dei Fiori…
01.03.2021 10:50 di Flavio Bertozzi   Vedi letture
Extraliscio
Extraliscio

Quelli che… vedono il bicchiere mezzo pieno.

Perché (anche) ieri a Padova, il Cesena, ha dimostrato di essere una squadra matura. Una squadra con un cuore. Una squadra che può giocarsela con tutti, superbig comprese. Una squadra grintosa, ma allo stesso tempo bella (a tratti pure bellissima) da vedere. Una squadra che magari sbaglia gol da pivelli, ma che al contempo sprizza generosità e dinamismo da tutti i pori. Una squadra che, a differenza dell’Italia, il Virus l’ha già sconfitto. Una squadra con un allenatore serio e preparato (attenzione: sull’ex Novara, in vista della prossima stagione, c’è già - ahi ahi - un importante club di B!) Una squadra che, da qui sino alla fine delle regular season, regalerà sicuramente tante altre emozioni ai propri tifosi. Una squadra che, ai play-off, potrà dire la sua. Eccome se potrà dire la sua. Perché i play-off, con un Di Gennaro così, con un Nardi così, con un Ricci così (a proposito: dove sono finiti gli haters di Luca? Si sono tutti volatilizzati all’improvviso come i seguaci di Nicola Zingaretti?), si possono pure vincere. Anche perché, a Cesena, stanno per tornare disponibili tre primedonne: Caturano, Gonnelli e Capanni. Sti cazzi.


Quelli che… vedono il bicchiere mezzo vuoto.

Perché ieri a Padova, il Cesena, ha gettato nel water due punti pesanti. Due punti che avrebbero potuto far svoltare (ancora una volta) il campionato del Cavalluccio. Due punti che avrebbero ratificato ufficialmente la candidatura della truppa di Viali alla lotta per la promozione diretta. Due punti che, almeno per la Romagna che parla bianconero, avrebbero reso meno amara questa ennesima domenica fatta di zone arancioni, ansie, bestemmie e restrizioni varie. Perché ok, alla roulette dei play-off, è vero che può succedere di tutto e di più. Ma a me Bari, Avellino, Catania e chi uscirà sconfitto dalla volata finale Perugia-Padova (mi butto: il Padova del sempre ‘simpaticissimo’ Mandorlini), fanno una paura tremenda. Per tante ragioni. Anche ‘politiche’.


Quelli che, nel frattempo, si preparano per il Festival.

Perché Sanremo è Sanremo, certo che sì. Ma soprattutto perché, quest’anno sulla Riviera dei Fiori, ci sarà il mitico Moreno il Biondo, con i suoi Extraliscio e il featuring di Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Non potrà ovviamente vincere il Festival, questa piccola ‘grande’ Nazionale di Romagna (a proposito, ecco la mia cinquina vincente: Maneskin, Fedez-Michielin, Di Martino-Colapesce, Ermal Meta e Irama). Ma già vedere il buon Moreno su quel palco, lui che con quel palco non c’entra un cazzo, è un ‘qualcosa’ che mi riempie il cuore di gioia. Di orgoglio ‘targato’ Romagna. E non soltanto perché, l’inossidabile Moreno, vuole bene anche al Cesena. Perché ok, Sanremo è Sanremo. Ma anche il Cesena è sempre il Cesena. Con i suoi pregi. E i suoi difetti… sottorete