Ora vi spiego perché la gente non va più al Manuzzi…

Perché la Gente di Romagna è sempre più ‘lontana’ dal Cavalluccio. I motivi sono diversi. E fanno rima (anche) con sciopero del tifo, turismo e mediocrità. Mediocrità vera, reale…
13.09.2021 12:10 di Flavio Bertozzi   vedi letture
Ora vi spiego perché la gente non va più al Manuzzi…

2415 spettatori paganti con il Gubbio, alla prima di campionato.

2259 biglietti staccati con l’Imolese, giusto ieri pomeriggio.

Una miseria.

Eppure, quando (anche) il Manuzzi era ancora vietato ai tifosi, quando (anche) in Terra di Romagna imperversavano ancora restrizioni virali al gusto di clausura forzata, tutti a dire – lo ricordo bene, e pure voi lo ricordate bene – ‘Quando ci daranno il via libera torneremo a riempire in massa il nostro stadio. Come ai vecchi tempi. Indipendentemente dalla categoria, dalla posizione di classifica, dalla rosa, dall’allenatore, dalla dirigenza. Perché tutto passa, ma l’amore per il Cesena resta. E vince su tutto. Al diavolo i soliti pessimisti di TuttoCesena! Andrà tutto bene…’

Beh, che non è andato bene proprio un cazzo direi che se ne sono accorti tutti. Ma proprio tutti. Anche i più imbombiti, i più distratti, i più lobotomizzati, i più CESENAtically Correct. Perché un Manuzzi così vuoto era davvero da tanto tempo che non lo vedevamo. Che neppure negli anni bui dei primi anni duemila, l’ex catino della Fiorita, aveva raggiunto tali picchi di grigiore. Di tristezza. Di anonimato. Di squallore.

Ma perché il popolo bianconero non ‘segue’ più il Cesena come una volta?

Ma perché, in attesa dell’arrivo dei tanti strombazzati (e, fidatevi, pure sopravvalutati) mini-abbonamenti, la gente ha smesso di andare allo stadio?

Il tanto discusso sciopero del tifo organizzato, in una piazza che anche nei momenti di transizione poteva contare su almeno 7000-8000 presenze allo stadio, conta solo parzialmente. Il tifo organizzato, al Manuzzi, regala – sigh, bei tempi quelli – tanto colore. Tanto calore. Ma, a livello di numeri, non smuove poi tanto.

Anche chi prova a tirare fuori la scusa della stagione balneare non ancora terminata in Riviera, francamente, fa sorridere. Vero, a Cervia e a Gatteo Mare ci sono tanti bagnini ed albergatori che vivono a pane e Cesena. Ma suvvia, non esageriamo con le boiate. Siamo pure sempre a settembre, non a Ferragosto.

Un’altra gettonatissima spiegazione di questa crisi in bianconero potrebbe annidarsi così nella mediocrità che si sta respirando da un paio di annetti a questa parte in riva al Savio, dentro e fuori dal campo. Ecco, perfetto: qui sì che ci siamo. Eppure neanche questa spiegazione regge sino in fondo: dietro questo disinnamoramento c’è di più. Molto di più.

Al diavolo i soliti ottimisti ad oltranza, quelli che pensano sempre positivo: il Virus ci ha cambiato. Stop. Mesi e mesi di restrizioni al sapore di depressione, di paure al gusto di morte, di lotte intestine tra virologi ed epidemiologi nei salotti della D’Urso, di liti al bar tra No Vax e Si Vax, di tamponi rapidi che sfondano il naso e non soltanto quello… hanno di fatto stravolto – forse per sempre – le nostre priorità. I nostri gusti. La nostra percezione del rischio.

Sì, pure la nostra percezione del rischio. Che adesso, nella Terra del liscio e della piadina, ci sono sempre più uomini che –  la domenica pomeriggio – invece che sorbirsi gli ‘ubriacanti’ dribbling di Caturano o gli ‘inebrianti’ schemi su calcio d’angolo ideati da mister Viali, preferiscono avventurarsi in un tour de force in Riviera (con mogli, fidanzate, figli e suocere) tra Decathlon, Iper ed Ikea.

Io li capisco, questi poveretti.

E voi?


PS: Quelli che…hanno giurato che al Manuzzi non ci metteranno più piede.
Certo che, se poi un giorno (nel 2046 o giù di lì) il Cavalluccio dovesse tornare in Serie A, magari si cambia idea…