“Quando al Manuzzi intervistavo Maradona in campo…”

Il Bianconero, testata ufficiale del Cesena Calcio a cura del Coordinamento Clubs Cesena, è distribuito allo stadio e nelle edicole in occasione delle gare all'Orogel-Manuzzi dei bianconeri. Anche on line su www.cesenacesena.com
Fonte: Daniele Magnani per Il Bianconero
“Quando al Manuzzi intervistavo Maradona in campo…”

Correva l'anno 1988. Era il 30 ottobre, il nuovo stadio Dino Manuzzi, inaugurato ad inizio mese anche se non ancora coperto, era pieno nonostante la giornata piovigginosa e fredda. Si giocava Cesena-Napoli valida per la quarta giornata di campionato.
Io avevo da poco compiuto 31 anni e da qualche anno collaboravo, come apprendista giornalista, con TeleRomagna, allora a Forlì in Corso della Repubblica, di proprietà di Annibale Persiani, e facevo parte della redazione sportiva guidata da Flavio Dell'Amore, con Piero Canepa e Fausto Fagnoni.
A quei tempi ci si doveva arrangiare e c’erano pochi esempi dai quali attingere. Esisteva solo mamma Rai, il mestiere te lo dovevi inventare da solo, facendo leva soprattutto sulla passione e l'improvvisazione, pur preparandosi su dati, statistiche e quant'altro. Non c’erano limiti, o quasi, di tempo, di confini territoriali, come succede ora. Dovevi però avere anche una buona fisicità ed un buon tempismo, per riuscire ad arrivare con il microfono ai protagonisti prima degli altri o più vicino degli altri.
Così capitò anche quel giorno a bordo campo, prima dell'inizio della gara e poi anche al termine, di riuscire a strappare un paio di battute al “Pibe de oro”, il mitico Diego Armando Maradona, che proprio quel giorno compiva 28 anni. Ricordo il suo “guardia spalle” (allora non c’erano gli steward) che controllava che nessuno gli desse fastidio ed alla mia domanda di commentare lo sfortunato rigore del possibile 1-1 sbagliato dal buon Traini, Diego rispose ingenuamente sorridendo: “Ringrazio Dio per aver fatto fallire il calcio di rigore al Cesena" (lo stesso che gli “presterà” la mano per segnare contro l'Inghilterra ai Mondiali del 1986...) come se il Buon Dio, non avesse nient’altro di meglio da fare, quella domenica pomeriggio al Manuzzi, che ascoltare le “suppliche” del capitano partenopeo.
Insomma erano bei tempi, non c’era nulla di prefissato ed obbligatorio, dovevi solo, nel poco tempo a disposizione, fermare i protagonisti, cercare di essere persuasivo e il meno antipatico possibile, di far capire che non volevi rompere le balle e di farti dire due battute sulla gara. Tutto qui.
Poi si scappava a Forlì, per mettere in onda quanto si era riusciti a fare. Ricorderò sempre con grande affetto i collaboratori, tecnici e i cameraman soprattutto, i quali dovevano stare dietro ai nostri inseguimenti, Egisto Barducci, Gabriele Bianchi e Romano Ragazzini, il mitico Romanone (non dimenticherò mai quando con la sua Opel familiare, super tappezzata di autoadesivi, uscimmo tra due ali di folla dallo stadio delle Palme di San Benedetto del Tronto dopo lo spareggio per la serie A).
Oggi invece è tutto più programmato, catalogato, prefissato, zone fisse, tempi determinati, inderogabili, guai a sgarrare, anche di poco, non puoi più avvicinare chi vuoi tu, ma solo quelli che ti dicono di intervistare. Ma sarà meglio? Certo ora a Cesena non si è più costretti a fare le interviste fuori dagli spogliatoi, stretti in quei dieci metri quadrati a fianco delle scale che portano alla tribuna autorità, ben vengano quindi le novità senza però mai esagerare...