In campo a 44 anni

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Fonte: Eric Malatesta per Il Bianconero
In campo a 44 anni

“Gioca bene, gioca male, Gianbattista in nazionale”. Si cantava così al Manuzzi 20 anni fa. Un highlander sardo dal cuore bianconero: Gianbattista Scugugia è ancora in campo alla non più tenera età di 44 anni con la maglia biancazzurra del Romagna Centro impegnato nel campionato di serie D. Il suo segreto? Mangiare molto, ma bene, e fare tanta vita sana. “Per essere ancora un calciatore alla mia età – attacca Scugugia - ci vuole innanzitutto passione, entusiasmo e tanto allenamento. Ma una componente importantissima è l’alimentazione: è la benzina del nostro corpo. Io mangio tanto ma in maniera corretta. È dai tempi di Sarri alla Sangiovannese che seguo un tipo di alimentazione ad hoc, e devo ammettere che lo staff del mister mi ha cambiato la vita. Per essere giocatore fino in fondo devi esserlo dentro e fuori dal campo, anche nella vita privata”.
Il difensore nativo di Olbia, classe 1970, ma ormai romagnolo da tanto tempo, ha giocato tra serie A e D passando non solo per Cesena, ma anche da Cagliari, Pistoiese, Perugia, Siena, Sangiovannese, Savona, Lodigiani, Aglianese e Budoni. Incontrando sulla propria strada, oltre a Sarri, anche Allegri, Bolchi e Filippo Medri, suo ex compagno di squadra e oggi suo allenatore al Romagna Centro di Martorano. “Fa effetto - sorride Scugugia - essere allenati da un tuo ex compagno. Tornare al Manuzzi è stata un’emozione forte e ora metto la mia esperienza al servizio dei più giovani, sperando di contribuire alla salvezza di questa squadra piccola ma molto organizzata. Seguo anche come allenatore i ragazzini del 2002 al Romagna Centro, dunque sono nel calcio sia come giocatore che come “insegnante”. Da giocatore la serie D l’ho fatta ancora e mai come quest’anno è un campionato molto tosto: ci sono squadre blasonate come Rimini e Piacenza nel nostro girone”.
Scugugia, così come Medri 20 anni fa tondi tondi, faceva parte di quel Cesena allenato da “Maciste” Bolchi, che perse lo spareggio di Cremona col Padova nel 1994. Dai “souvenir” di Scugugia è come se la partita fosse finita ieri: “Purtroppo ricordo benissimo quella gara, ce l’ho sempre stampata nella mia memoria, potevamo chiuderla con Hubner e invece… Ricordo anche che il gol di Cuicchi nacque da un corner assegnato dall’arbitro quando invece il guardalinee ci aveva già attribuito la rimessa dal fondo. Fu mio il presunto “ultimo tocco” dopo un contrasto con Montrone. Ad ogni modo fu una stagione fantastica con Bolchi, vincemmo ben otto gare in trasferta ma in casa sciupammo dei match-point come quello col Cosenza, dove perdemmo per via di un gol di Marulla. Che ricordi del mister! Bolchi incuteva timore, aveva tanto carisma, ma era anche la persona più buona del mondo”.
Stranezze della storia: 20 anni dopo il Cesena è di nuovo in A, il Padova addirittura in D: “Nel calcio non contano solo i soldi, ci vuole programmazione: senza un progetto solido non si costruisce nulla. Sono contento per il Cesena in A, è un premio per tutti, dalla società ai tifosi che sono sempre fantastici. Ovunque ho giocato, alla fine della partita il primo risultato che chiedevo era sempre quello del Cesena. Per me Cesena è una seconda casa, e di tifosi come quelli bianconeri ne ho incontrati pochi in giro per l’Italia. Dico loro di stare tranquilli, perché la salvezza si può raggiungere”.