Al Manuzzi scoppiò il fini…Mondo
Anche 15 anni fa era il 21 dicembre e il 21 dicembre 1998 una squadra granata atterrò al Manuzzi. Campionato di serie B 1998-'99, storia di un Cesena-Torino dall'intensità indimenticabile, uno dei pochi inciampi della rimonta verso la salvezza della squadra di Alberto Cavasin. La formazione del Cesena di quel giorno è un elenco di giocatori da romanzo. Eccolo, il 5-3-2 anti-Torino: Scalabrelli, Martelli (40' st Monticciolo), Mantelli, Rivalta, Teodorani, Tamburini; Romano, Superbi, Serra (23' st Masitto); Salvetti (33' st Agostini), Comandini. Panchina: Armellini, Parlato, Gaudenzi, Gragnaniello.
Il Cesena punta a salvarsi, il Torino guarda solo alla serie A, con una formazione che riletta oggi mette i brividi, decidete voi se per Lentini o altro. Formazione del Torino (4-4-2): Bucci; Ficcadenti, Bonomi (13' st Cudini), Fattori, Sassarini, Asta (46' st Mercuri), Tricarico, Scienza (48' st Gaglianone), Sanna; Ferrante, Lentini. Panchina: Casazza, Minotti, Lopez, Semioli.
Il Cesena gioca alla grande, mostra uno dei primissimi segnali di ripresa che lo porterà ad una primavera del 1999 che avrà i contorni della leggenda. E' una partita carica di tutto, con Salvetti che dipinge calcio e l'ex Mauro Bonomi che suo malgrado si becca nomi irriferibili. C'è pure il jolly Massimo Ficcadenti nel Torino che magari avrà pensato: “Però, pubblico tosto”, concetto che magari gli avrà ribadito Lorenzo Minotti dopo la partita. Quel giorno lo stadio era un vulcano, anche per la presenza in panchina di Emiliano Mondonico, che da queste parti ha sempre avuto un rapporto piuttosto controverso con la tribuna del Manuzzi. Da maestro di calcio, in fatto di tattica è spesso uscito da vincitore, lavorando di fino anche dal punto di vista mentale, governando la psicologia della partita a suo piacimento. Così a un certo punto la piratesca avanzata verso la porta di Bucci di un Cesena che iniziava a scoprire il vero Gianni Comandini venne gelata dal gol di rapina di uno squalo d'area come Marco Ferrante. Era il 61', Mondonico si girò sornione verso la tribuna e uno spettatore ben riconosciuto si alzò in piedi e gli fece “Tiè”, alzando le corna con la mano come farà ben più tardi Antonio Cassano con Rizzoli a San Siro. Da finisseur dei campi di provincia, Mondonico si coprì il volto con la mano destra per non farsi vedere dal quarto ufficiale, mentre il medio della mano sinistra indicava agli astanti la piega che avrebbe preso la partita. Scoppiò il pandemonio in tribuna, volarono epiteti e si inventarono sul momento almeno trenta nuovi tipi di insulto mai sentiti, cosa che al confronto l'ultimo Cesena-Padova è stato un raduno dei boy scout. Si era acceso il generatore che voleva Mondonico: il Manuzzi implose nella sua belvaggine, la squadra di Cavasin perse energia e il Toro vinse la partita. A noi resta la lezione da non dimenticare negli anni. Al di là del tifo, al di là di chi vince o chi perde, al di là delle smentite di rito che sentiremo in sala stampa (avvenne anche quel giorno) ricordiamoci sempre che quando un allenatore si copre la bocca o un giocatore in campo parla coprendosi la faccia con la maglia, sta succedendo qualcosa che merita il nostro sincero, spontaneo e natalizio disprezzo.
