Scatti, dribbling e qualche pausa di troppo
Marco D’Alessandro rientra in quella ristretta categoria di calciatori capaci di direzionare il risultato di qualsiasi partita, a ritmo di scatti, frenate, dribbling e colpi di classe. Anche sabato scorso ad Avellino sono state le sue sgassate, specie nel primo tempo, le cose migliori viste in campo per la squadra di Pierpaolo Bisoli.
Che il ragazzo di Roma avesse i numeri lo si era capito subito, nell'estate scorsa, dalla sua prima gara ufficiale di Coppa Italia contro la Pro Vercelli, quando con uno scatto bruciante sulla corsia mancina polverizzò l’avversario di turno e servì a Lapadula la palla del goal, alimentando nei tifosi romagnoli la speranza di avere trovato un nuovo Giaccherini.
Facendo un bilancio di quello che finora ha messo in mostra il numero 7 bianconero da un anno a questa parte, possiamo senza dubbio valutare positivamente il suo percorso di crescita tecnico-tattico sotto l’ala protettiva di mister Bisoli, che in allenamento, con lui in particolare, usa spesso il bastone, salvo poi crogiolarsi in sala stampa decantandone le lodi e rimarcando il fatto che uno come lui ha nel proprio bagaglio 7-8 reti a stagione, oltre ad una dozzina di assist.
Finora solo a sprazzi il pubblico del “Dino Manuzzi” ha potuto gustarsi il vero D’Alessandro, che musicalmente può essere accomunato al grande Francesco Guccini, che produce autentici capolavori ogni 3-4 anni, salvo poi rifugiarsi in pause decisamente troppo lunghe e logoranti.
L’aspetto sul quale il folletto bianconero deve ancora migliorare è che spesso si fa prendere le misure dagli avversari di turno con troppa facilità. Sono finiti i tempi in cui pochi lo conoscevano e gli concedevano campo a profusione dove poter dare sfoggio al proprio talento.
In un calcio sempre più frenetico e schiavo della tattica, le marcature nei suoi confronti vengono spesso raddoppiate o addirittura triplicate, rendendogli pressoché impossibili non solo le sue accelerazioni, ma anche il fraseggio con i compagni. Il risultato è che sovente finisce con l'isolarsi in una cappa di malinconia, dalla quale diventa difficile uscirne senza qualche intervento tattico di mister Bisoli, che puntualmente durante il match lo sposta sul lato opposto per togliere punti di riferimento agli avversari, riuscendo così in qualche maniera a valorizzare le sue qualità per il bene della squadra.
Quando riuscirà a gestire meglio il proprio talento nel corso della gara e a capire la tempistica con la quale attuare la giocata giusta, allora vedremo D'Alessandro calcare i campi più blasonati della massima serie.
