Salvetti: “Quella telefonata mi ha cambiato la vita…”

Dieci anni fa moriva il mitico Edmeo Lugaresi. Ci pensa allora l’ex Genio del Ronco a ricordare lo storico patron bianconero: “Volevo smettere a 21 anni, poi però…”
23.09.2020 09:45 di Flavio Bertozzi   Vedi letture
Salvetti: “Quella telefonata mi ha cambiato la vita…”

Sabato prossimo fanno dieci. Dieci anni tondi. Dieci anni senza il mitico Edmeo Lugaresi.

FOLLIA – Ventidue stagioni da presidente e una vita intera col Cesena nel cuore. Non basterebbe un’enciclopedia per raccontare la proverbiale genuinità di Meo. La sua immensa saggezza. Le sue indimenticabili promozioni. Le sue rocambolesche salvezze arpionate nel calcio che conta. Le sue folli intuizioni. I suoi grandi colpi di mercato. Le sue clamorose disfatte. Perché ci sono state anche quelle, le disfatte. Pesanti. Pesantissime.

GENIO – La ricorrenza è importante. Anzi, di più. A ricordare l’intramontabile Lugaresi Senior non ho quindi chiamato uno qualunque. Ma uno dei più grandi giocatori che si sono mai esibiti in riva al Savio. E, soprattutto, il calciatore bianconero più amato di sempre (assieme a un ‘certo’ Walter Schachner) proprio da Edmeo. Signore signori, (ri)ecco dunque a voi il grande Emiliano Salvetti. Sì, proprio lui: l’ex Genio del Ronco.

AMICI – “Era l’alba della stagione 1995-96. Avevo 21 anni. Il Cesena mi aveva appena spedito in prestito alla Spal. Per farmi maturare. Però a Ferrara non giocavo, l’allenatore non mi considerava, non riuscivo ad ingranare. Una domenica sera, dopo l’ennesima delusione, me ne torno sconsolato a casa, nella mia Forlì. Col morale sotto i tacchi. Avevo deciso di dire basta col calcio. Vedevo tutto nero. Volevo staccare la spina. Volevo cambiare vita. All’indomani, a casa mia, squilla il telefono. Risponde mia mamma: ‘Emiliano, vieni qui! C’è il Presidente Lugaresi che chiede di te…’. Dall’altra parte dell’apparecchio c’era proprio Edmeo. Che aveva saputo da un dirigente della Spal della mia intenzione di fermarmi. Restammo a lungo a parlare, quella volta. E alla fine, Lugaresi, riuscì a farmi cambiare idea. A sorpresa. ‘Io credo tanto in te - mi disse - non mollare, vedrai che il tempo ti darà ragione. Non puoi buttare via così il tuo talento. Emiliano, fidati di me, io non ti ho mai deluso…’. Che dire? Che aveva ragione lui. Se ho tenuto duro, se non mi sono arreso, se poi sono riuscito a diventare anche un calciatore di serie A, il merito è di quella ‘famosa’ telefonata… È che per me, Edmeo, è stato molto più di un semplice presidente. Lui sapeva sempre trovare le parole giuste. Non so come faceva, ma ci riusciva sempre. Non voleva bene solo a me, il Pres. Ma a tutti i suoi giocatori. Lui veniva sempre a Villa Silvia, ogni giorno. Sole o pioggia: lui c’era. Prima dell’inizio degli allenamenti entrava negli spogliatoi. Si sedeva su una panchina arrugginita. E mentre noi atleti ci cambiavamo, ci parlava di calcio. Delle sue passioni. Della sua Romagna. Era bello starlo ad ascoltare in rigoroso silenzio. Era bello interagire con lui. Sembrava di essere al bar, fra vecchi amici. Mi piace ricordarlo così, il grande Edmeo. Seduto su quella vecchia panchina. Dio quando mi manchi…”.

Ps: Ciao Edmeo. E grazie (ancora) di tutto. Senza di te, quei mitici anni ottantA (ma non solo…), non avrebbero avuto lo stesso sapore. Senza di te, il Cesena, non sarebbe stato il… Cesena. Grazie ovviamente anche a te, caro Emiliano. Non soltanto per le tue magie balistiche, che mi hanno più volte illuminato l’animo. Non soltanto perché, in quella rovente estate del 2006, all’IBAN (e al Napoli) hai preferito la bandiera