Billy Mantovani, da portiere imbattibile a imprenditore di successo

21.10.2012 20:15 di  Giovanni Guiducci   vedi letture
Fonte: Giampiero Ceccarelli per Cesenale
Billy Mantovani, da portiere imbattibile a imprenditore di successo

Nel 1971 dal Perugia al Cesena, una città non capoluogo di provincia, quale l'impatto con l'ambiente e quale l'impatto con Cesena sportiva?
Dopo due anni di felice esperienza a Perugia, arrivo a Cesena e l'impatto è positivo, grazie alla naturale indole del popolo romagnolo. Anche a livello sportivo avere trovato un gruppo di amici e un allenatore che mi conosceva già e che mi ha fortemente voluto come Gigi Radice, ha contribuito a farmi sentire immediatamente a casa mia.

Cosa ricordi volentieri di quel periodo, dei tuoi nuovi compagni e lo staff?
Della prima stagione ricordo l'entusiasmo che circondava la squadra e il clima unito e coeso dello spogliatoio. I risultati sportivi ottenuti che ci proiettarono già nelle alte sfere della classifica cadetta, resero tutto più facile gettando le basi di quel profondo affiatamento fra i compagni e di quella perfetta sintonia con il pubblico che ci avrebbero permesso un anno dopo di centrare l'obiettivo della promozione in serie A, prima squadra romagnola non capoluogo di Provincia a riuscire in tale impresa.

Un ricordo del tuo primo anno in serie B con Gigi Radice
Con Gigi allenatore, i ricordi positivi sono tanti che mi risulta difficile sceglierne uno, per cui paradossalmente ciò che ancora mi rimane più impresso è il dispiacere per non essere riuscito, nella mia partita di esordio contro la Ternana. Il primo gol subito fu infatti colpa di una mia disattenzione! Poi Cecca come non ricordarti come uno dei capitani più giovani e in gamba di quel periodo... il tuo trait d'union con i mitico presidente Dino Manuzzi nelle lunghe discussioni per i premi partita.

L'anno dopo Radice ci portò in serie A e tu fosti un grande protagonista di quel successo... con un record di imbattibilità di 1.251 minti durato per anni.
Per fortuna in seguito le mie prestazioni furono migliori come poi testimonia il record di imbattibilità della stagione successiva. Un record che rimane per la serie cadetta come testimonianza della solidità difensiva di quella squadra.

Un ricordo per i dirigenti di allora.
Con quel record e con il successo della seconda stagione ho ricambiato l'affetto che la società ha sempre saputo dimostrare nei miei confronti fino ad oggi, ma a partire dalla dirigenza di allora, nelle persone del Presidente Manuzzi, del figlio Luciano di suo nipote Ezio, senza dimenticare Buratti, Sarti e il nostro massaggiatore Agnoletti (Toro).

Se non sbaglio con Bersellini avesti un serio incidente ad un ginocchio...
Purtroppo a Cesena sono legato da un ricordo triste, quello dell'infortunio che ha determinato la fine della mia carriera. Nulla di grave sembrava, un contrasto di gioco normale, poi qualche dolore negli allenamenti successivi e l'inizio di un lungo calvario, cominciato con una diagnosi di lesione al menisco e poi proseguito con numerose operazioni, senza mai più recuperare per poter tornare ai miei livelli. Un problema con cui devo convivere oggi.

Poi sei diventato un imprenditore di successo...
Terminata la carriera di atleta, è stato naturale affiancami a Vincenzo, mio fratello che, anche lui al termine di una carriera da ciclista professionista culminata con la medaglia d'argento ai giochi olimpici di Tokyo 1964, aveva iniziato un'attività imprenditoriale legata al mondo sportivo di cui era stato protagonista. Alla sua scomparsa tutta la responsabilità dell'azienda è ricaduta sulle mie spalle e sono fiero di avere contribuito a farla crescere fino ad oggi nel rispetto della sua memoria.

Da imprenditore, come vedi il calcio di oggi e in generale i settori giovanili?
Anche se per motivi di lavoro il ciclismo è diventato il mio settore di attività, il legame con il calcio rimane forte, come quello che mi lega al Cesena. Il rammarico, osservando il calcio di oggi rispetto a quello dei nostri tempi è legato alla difficoltà che spesso i giovani incontrano nell'avere lo spazio per crescere ad alti livelli. E' sbagliato non investire nel settore giovanile. Le attuali ristrettezze economiche porteranno la necessità di valorizzare maggiormente i talenti di casa nostra, perché non dobbiamo dimenticare che il calcio italiano, nei recenti campionati Europei ha dimostrato, nel momento della competizione, che sa lanciare giovani interessanti che non hanno nulla da invidiare ad altre nazioni.