Cole è l’ultimo dei problemi… a Cesena si vive calcio tragicomico da ormai vent’anni

Lo scoramento è più che comprensibile, visto una stagione che per la maggior parte si è rivelata essere deludente e ampiamente insufficiente.
05.05.2026 17:00 di  Redazione TUTTOCesena   vedi letture
Cole è l’ultimo dei problemi… a Cesena si vive calcio tragicomico da ormai vent’anni
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© foto di Federico Serra

Sei punti raccolti su sette partite disputate nelle vesti di allenatore. La sua squadra in classifica è stata raggiunta da Avellino e Mantova, con Sampdoria e Carrarese che stanno mettendo il fiato sul collo. Proprio con queste ultime due formazioni sono arrivati due insipidi zero a zero che, se da un lato hanno tamponato le falle difensive, dall’altro hanno palesato ancora di più quanto questo ‘nuovo’ Cesena sia sterile in zona offensiva.
Se queste sono le premesse, è facile dedurre come l’avventura di Ashley Cole in riva al Savio sia partita con il piede sbagliato e forse già arrivata al capolinea. Il tecnico inglese è parso rigettare sin da subito in toto la realtà bianconera, rifiutandosi di comprendere il contesto in cui si sarebbe dovuto calare. Le sue dichiarazioni sia prima delle gare di campionato che al termine delle stesse altro non fanno che gettare benzina sul fuoco, la spaccatura con lo spogliatoio è ormai conclamata.

Tuttavia il tecnico britannico è l’ultimo dei colpevoli della situazione che si è venuta a creare. È ciò di cui si è dibattuto nell’ultima puntata di TuttoCesena Live che potete recuperare sul nostro canale Youtube (al quale siete tenuti ad iscrivervi, a questo link). Cole è sì ‘colpevole’, perché sin qui ha agito con supponenza e un dogmatismo che forse non si potrà permettere neanche dopo dieci anni di carriera in panca. Tuttavia ‘ultimo dei colpevoli’ per tutta una serie di situazioni pregresse che non possono essere ignorate.
In settimana c’è chi ha provato a far passare la rigidità e l’ostinazione di Cole come un insulto a Cesena, in quanto Cesena sarebbe una piazza abituata quotidianamente ad un calcio di alto livello da oltre mezzo secolo. Occorre fare un po’ di ripasso, senza necessariamente andare indietro di cinquant’anni.

Andare a elemosinare calciatori in prestito dall’Atalanta, per altro vantandosi di aver ammorbidito la posizione dei dirigenti orobici offrendo loro i biscotti Babbi, non è calcio ad alto livello.
Un presidente che piange sui social presentandosi con uno pseudonimo non è calcio ad alto livello.
Un fallimento, consumatosi nella più totale ignavia della carta stampata cittadina sull’argomento, e i successivi sei lunghi anni di ripartenza dal basso al di sotto della cadetteria non sono calcio ad alto livello.
Farsi sbeffeggiare ai play-off di serie C da Matelica, Monopoli e Lecco non è calcio ad alto livello.
Membri del consiglio di amministrazione che, all’intervallo di un derby a Modena, davanti alle telecamere Rai sbagliano ripetutamente a pronunciare il nome del capocannoniere della propria squadra non sono calcio ad alto livello.
Farsi contestare a metà stagione per un assurdo cambio nello staff, inserendo come preparatore dei portieri una figura notoriamente invisa all’ambiente non è calcio ad alto livello.
Proprietari che fanno pervenire alla stampa intimidazioni, millantando offese sul piano religioso delle quali non vi è alcun riscontro, non sono calcio ad alto livello.
Calciatori imparentati tra loro che, pur di mettere in atto vicendevoli ripicche familiari, fanno a gara ad arruffianarsi i tifosi in maniera abietta non sono calcio ad alto livello.
Investitori che, forti dei loro capitali, impongono all’area tecnica di inserire nella formazione titolare propri congiunti raccomandati non sono calcio ad alto livello.
Totalizzare solo tre vittorie nelle ultime sedici partite, costellate da sconfitte vergognose quali quelle contro Empoli, Bari, Avellino, Virtus Entella e Spezia, come fatto dal tandem Fusco-Mignani negli ultimi mesi della loro esperienza in bianconero, non è calcio ad alto livello.

E sicuramente staremo dimenticando molto altro… Cesena, come piazza calcistica, negli ultimi quindici anni è stata esposta da chi si è avvicendato nel rappresentarla a brutte figure che nulla hanno da invidiare ai capisaldi della tragicommedia italiana. Solo un cretino conclamato può fingere di dimenticare quanto avvenuto nel recentissimo passato. Perciò oggi non si può dipingere Cole come quanto di più grottesco e surreale si sia mai visto da queste parti.

Lamentare ora una progressiva perdita di radicamento con il territorio è quanto di più infantile e piagnucoloso si possa fare: che ciò accadesse era ampiamente prevedibile sin dal primo giorno dall’insediamento della proprietà a stelle e strisce.
Il finale di questa stagione, raggiungendo o meno i play-off, è anonimo nella migliore delle ipotesi a voler essere benevoli. Deludente, avvilente, disarmante. Tutto vero. A tratti anche umiliante. Ma non sarà mai umiliante quanto perdere con tre o quattro gol di scarto in casa con l’Alma Juventus Fano o il Legnago Salus, oppure farsi travolgere allo stadio Gastone Brilli Peri dall’Aquila Montevarchi.
È più che legittimo essere scettici sul futuro nel qual caso si vada avanti con Ashley Cole in panchina. Ma lo è ancora di più se si pensa di confermare un organico che nel suo insieme, nel fare gruppo e nella capacità di emergere dalle difficoltà, ha fallito su tutta la linea.