Gli Americani a Cesena? Hanno speso tanto e male. Anche se…
Breve riepilogo per i più distratti. Sbarcati in riva al Savio sui titoli di coda dell’anno del Signore duemilaventuno, gli Americani a Cesena hanno raccolto in rapida successione un’eliminazione ai play-off di Serie C (col Monopoli). Un’altra atroce beffa nel post season (con il Lecco). Una promozione (gonfia di record) in Serie B. Un’accesso ai preliminari dei play-off cadetti (fuori col Catanzaro). E, arrivando ai giorni nostri, un anonimo 11esimo posto sempre in B. Un 11esimo posto gonfio di rimpianti. Di recriminazioni. E di veleni. Dentro e fuori dal rettangolo di gioco. In attesa dell’avvento della prossima stagione, una stagione che si preannuncia (già) colma di dubbi e di paure, proviamo dunque a stilare un bilancio (parziale) di questa avventura a stelle e strisce in Terra di Romagna. Un bilancio sincero. Non fazioso. Prima certezza granitica: Corrado Augusto Patrignani & Friends - grandissimi artefici della rinascita del Cavalluccio dopo il fallimento del 2018 - dopo aver arpionato il ritorno tra i professionisti al primo tentativo, non avevano le risorse economiche per poter allestire una squadra in grado di tornare tra i cadetti. Dunque un ‘grazie’ agli Americani bisogna comunque concederlo. A priori. Senza il loro sbarco nella città dei tre papi, infatti, probabilmente ora il Cesena sarebbe ancora costretto a vivacchiare nella grigia e letamosa palude della terza serie. Seconda certezza, inscalfibile pure questa: gli Americani, visto i tanti (troppi) dollari che hanno speso in questi quattro anni e mezzo, hanno sicuramente raccolto meno di quanto seminato. Il fatto che John Aiello & Company - una volta preso in mano il Cesena - puntassero ad arrivare alla Serie A entro il 2026 è ormai un segreto di Pulcinella. Perché non è stato raggiunto questo ambizioso traguardo? Beh, innanzitutto perché il calcio non è un’equazione perfetta. E poi perché, in questi quattro anni e mezzo, il Vertice ha sfoderato decisioni a dir poco scellerate (una su tutte: affidare la porta bianconera all’irricevibile Luca Lewis, figlio dell’allora co-presidente del club…) che hanno fatto perdere tempo prezioso. E altresì messo in atto pacchianissime spese pazze (una su tutte: il ricco contratto extra-large concesso ad Artico) che hanno appesantito i bilanci bianconeri in maniera alquanto pericolosa. Non a caso, la spending review varata la scorsa estate dal Cesena (una spending review che continuerà anche nella prossima stagione…), è proprio figlia di queste nefandezze finanziarie. Terza ed ultima certezza, poi giuro che la chiudo qui: questo modo di ‘fare calcio’ degli Americani (costanti perdite ripianate dai soci con contributi a fondo perduto e/o con l’accensione di finanziamenti, scelte tecniche figlie unicamente del marketing, scarsa attenzione ai frutti del proprio vivaio…) non è sostenibile. Almeno nel lungo periodo. Almeno a Cesena. Per ridonare linfa vitale al Progetto Americano (un progetto che sembra sempre più sgonfio e sempre più figlio della recessione e della confusione…) servirebbe come il pane l’arrivo di uno o più nuovi soci. O, in alternativa, una promozione in Serie A. Una promozione che, vista l’aria che si respira ultimamente a Cesena, al momento fa rima con utopia.
E dopo aver parlato di calcio, vi invitiamo al Beky Bay di Bellaria venerdì 25 luglio per il live di Marco Castello. Tra groove, ironia e cantautorato storto al punto giusto, l’artista siciliano arriva in Riviera per una serata da ballare e godersi con il mare lì accanto QUI I BIGLIETTI
