"A Verona sono stato benissimo, ma il Cesena è il mio grande amore"
Alla vigilia di Verona-Cesena, Stefano Manzi per Mondocalcio ha intervistato il doppio ex Carlo Teodorani, che vanta 27
preseze in serie A (Verona), 115 in serie B (Cesena, Ternana, Verona) e 26 in serie C (Cesena, Reggiana) con 3 gol realizzati (2 Cesena, 1 Ternana).
Carlo, tu hai realizzato il sogno di tutti i bambini italiani, giocare in serie A. Cosa ti ha dato il calcio?
Sin da quando si incomincia a giocare in una squadra di bimbi si ha il sogno di arrivare dove sono arrivato io; quando inizi non ci pensi, ma lo sogni, soprattutto quando arrivi in un settore giovanile importante come quello del Cesena. Il Cesena era il top e sapevi di essere nel settore giovanile più importante d'Italia, nessuno pensava al Milan, all'Inter o alla Juventus, tutti volevamo giocare nel Cesena: diversi di noi sono arrivati ad 11 anni e poi siamo finiti tutti insieme in prima squadra (Rivalta, Ambrosini, Tamburini, Comandini, Graffiedi, Zanetti) coronando così il nostro sogno.
Oltre 200 presenze da professionista: gioie e dolori, momenti esaltanti e momenti difficili ...
Indimenticabile la prima vera partita che ho giocato contro grandi campioni, a San Siro contro l'Inter. Avevo 19 anni e già solo scendere in campo prima della partita fu un emozione paurosa trovandomi in questo stadio enorme. Ricordo che loro non fecero riscaldamento in campo e li vidi solo quando fummo pronti per scendere in campo con l'arbitro: mi trovai di fianco a campioni come Zanetti che avevo visto solo in televisione. Io dovevo marcare uno tra Ronaldo e Zamorano in base a chi si fosse trovato nella mia zona: Ronaldo era appena rientrato dall'infortunio e non era in gran forma, ma Zamorano andava ai 200 all'ora e saltava in maniera impressionante. Questo è stato uno dei momenti più esaltanti ma ne ho vissuti molti altri come ad esempio l'esordio in serie A con il Verona che fu il coronamento di tutti i sacrifici fatti. Tornando indietro, momenti molto esaltanti anche in Romagna come quando vincemmo il campionato juniores che il Cesena non vinceva da un sacco di tempo oppure l'esordio allo Stadio Manuzzi che è stato per me un momento molto importante. E poi tutte le salvezze che ho conquistato, su tutte quella qui a Cesena con Cavasin che è stata decisamente esaltante visto che eravamo partiti davvero male con solo 8 punti nel girone di andata: fu una cavalcata incredibile e ci salvammo con qualche giornata di anticipo.
Ci puoi raccontare anche un episodio negativo che ricordi?
Senza dubbio la retrocessione in B il secondo anno a Verona con Malesani in panchina. Avevamo una squadra che poteva arrivare nella parte alta della classifica ed invece, un po' per demeriti societari ed un po' per demeriti nostri, ci siamo ritrovati quart'ultimi proprio all'ultima giornata senza mai esserci stati prima. Abbiamo gestito in maniera sbagliata le ultime giornate, non pensavamo certo di retrocedere ed i tifosi ce l'hanno fatta pagare in maniera piuttosto pesante.
Dagli Esordienti alla serie B, da bambino a uomo: cosa rappresenta per te il Cesena?
Io al Cesena devo tutto ed alla società sarò sempre riconoscente. Non solo per come mi ha trattato da giocatore ma per il modo in cui trattava tutti noi all'età nella quale è facile prendere altre strade e mollare. Il Cesena era sempre vicino a noi ed alle nostre famiglie e pian piano ci faceva prendere atto delle responsabilità che comportava essere un giocatore del Cesena. C'erano persone che avevano un'umanità incredibile e che ci davano la tranquillità giusta per riuscire ad andare avanti senza sentire troppo la pressione. Personalmente sono stato fortunato ad avere due allenatori molto diversi tra loro che mi hanno insegnato cose talmente diverse che, messe poi insieme, mi hanno fatto diventare un giocatore professionista: Ballardini era quasi maniacale nella tattica e nella tecnica, in campo non vincevamo una partita, ma giocavamo già a quell'età come una squadra di serie A; Corrado Benedetti era invece più orientato alla grinta ed al carattere e cambiandomi ruolo, da terzino sinistro a difensore centrale, mi ha insegnato a marcare l'avversario e ad anticiparlo. In prima squadra mi ha portato Benedetti, ma è stato Cavasin a darmi quell'autostima che ancora mi mancava: trattava me e tutti i giovani come fossimo veterani, le colonne della squadra, addirittura chiedeva consigli e così facendo ci faceva sentire importanti. Credo sia stato proprio quello il fattore decisivo di quell'anno: andavamo in campo tranquilli e riuscivamo a dare di più. Non se l'aspettava nessuno, ma alla fine riuscimmo tutti a migliorare e ci salvammo al termine di una stagione incredibile. Ho recentemente sentito un'intervista a mister Cavasin nella quale diceva che la situazione del Cesena di quest'anno è molto simile a quella in cui si ritrovò lui allora ...
Quell'anno morì tragicamente Paolo Martelli ...
Era un ragazzo eccezionale, di una semplicità unica. Ci si divertiva, si usciva insieme alla sera io, lui e Bonazzoli. Quando quel lunedì arrivò la notizia dell'incidente, per tutti noi fu veramente dura, una settimana difficilissima alla vigilia di una partita determinante contro il Lecce: io segnai il primo gol e lo dedicai a Paolo così come poi fecero anche Comandini e Graffiedi; quel giorno sentimmo davvero di essere in 12 in campo perché Paolo era con noi.
Raccontaci il passaggio al Milan, il sogno che diventa realtà in un top team pieno di campioni.
E' stata una svolta. Era un sogno talmente grande che non sono stato in grado di gestirlo. Ero molto concentrato ma non riuscivo proprio a credere di essere al fianco di Maldini, Costacurta, Ayala, Weah, Leonardo, Albertini, Boban … Erano dei grandi campioni però ti facevano sempre sentire come loro pari. L'allenatore era Zaccheroni ed in preparazione mi sembrava di essere in un altro mondo. Non dimenticherò mai Milanello, un'organizzazione eccezionale sotto ogni punto di vista, una società molto presente. All'inizio andò piuttosto bene, poi però mi feci male e dovetti stare fermo una paio di settimane e quando tornai non ero più fisicamente alla pari con gli altri: fui convocato per la prima di campionato a Lecce, ma poi venni ceduto ad ottobre.
Una stagione a Terni in serie B ed arrivi a Verona per l'esperienza più importante della tua carriera: l'esordio in A e 120 presenze in gialloblu.
Sono stato benissimo a Verona e ci sono rimasto sei anni. Il primo anno ottenemmo una salvezza incredibile con Perotti allenatore ed io giocai sempre; nello spareggio con la Reggina successe di tutto, soprattutto al ritorno. Ad un certo punto sembravamo già retrocessi con tutto lo stadio di Reggio Calabria in festa, ma poi al 86° fece gol Cossato ed in un secondo calò un silenzio che non ricordo di aver mai sentito nemmeno in chiesa. Ci fecero uscire dallo stadio solo alle tre del mattino, ma poi arrivammo a Verona per far festa con la città: fu una cosa incredibile! Verona è una città molto legata ai suoi colori ed alla propria storia, i giocatori sono visti come elementi di passaggio ed i tifosi sono affezionati più alla maglia che non a chi la indossa. Comunque in sei anni ho avuto un rapporto molto diretto con la gente, ho conosciuto tante persone e mi sono trovato molto bene perché ho sempre fatto il mio dovere e come voleva la gente mi impegnavo e davo sempre il massimo. Da questo punto di vista Cesena e Verona si somigliano anche se Verona è una piazza molto calda dove se sbagli due o tre partite di fila qualche fischio te lo prendi e forse anche qualche contestazione fuori dalla righe. E' comunque una piazza molto stimolante perché sai che sei va male ti distruggono, ma se va bene poi ti portano sul palmo della mano.
Sabato pomeriggio si gioca Verona-Cesena, i tuoi grandi amori l'uno contro l'altro, per chi tiferai?
Il mio grande amore è il Cesena perché sono cresciuto qui, ci abito ancora e ci sono stato per molto più tempo. Per di più, in questo momento, il Cesena ha molto più bisogno di punti del Verona e sicuramente tiferò per il Cesena.
Cosa pensi della stagione del Cesena e della svolta che c'è stata con Mimmo Di Carlo?
Il mestiere dell'allenatore è molto difficile perché ogni gruppo può andare bene con un allenatore ma non con un altro e non è affatto detto che un allenatore bravo possa andare bene per tutti i gruppi. Bisoli ha fatto tanto per il Cesena e mi sembra assurdo che in giro ci sia chi lo critichi. Io non penso che sia la serie A a far male a Bisoli, penso piuttosto che il gruppo che si è trovato quest'anno non fosse adatto alle sue caratteristiche e che non fosse in grado di ascoltarlo; Di Carlo è invece un allenatore con una certa esperienza di serie A ed ha trovato la chiave giusta per sbloccare la squadra, proprio come aveva fatto Cavasin con noi. Ho visto un grosso cambiamento soprattutto nella tranquillità con cui adesso i ragazzi affrontano la partita, prima cercavano di recuperare palloni ma poi li vedevi indecisi come se fossero fuori categoria, adesso invece sono più sereni e dimostrano autostima, segno che il mister ha trovato il modo per tirare fuori il meglio da ciascuno.
Tu sei stato uno dei protagonisti dell'esaltante rimonta targata Cavasin, il Cesena di Mimmo Di Carlo può ripetere quell'impresa?
Certo, al momento il Cesena è in piena corsa e credo ce la possa fare. Ogni partita, come quella di sabato, sarà determinante. Bisogna stare calmi perché l'Atalanta è lì ed anche con un pareggio si resterebbe in corsa: come spesso accade, il campionato è questione di episodi.
Qual è il giocatore del Cesena che più ti ha colpito quest'anno?
Ci sono tanti bravi giocatori, ma per i miglioramenti che ha fatto nel tempo dico Milan Djuric: quest'anno sta dando molto di più di quello che aveva dato in passato ed è diventato un giocatore di serie A. Con uno come lui non puoi andare allo scontro, io non l'avrei potuto fare, piuttosto avrei cercato di fargli prendere palla per aspettarlo oppure avrei provato ad anticiparlo.
Cosa fai oggi, di cosa ti occupi?
Gestisco l'azienda che era di mio padre. E poi ho aperto una scuola calcio a Savignano Sul Rubicone che lavora anche attraverso progetti speciali per ragazzi disabili: abbiamo ricevuto un attestato dall'Associazione Italiana Allenatori come prima società in Italia per questo tipo di attività e ne siamo molto orgogliosi, soprattutto perché i ragazzi migliorano in modo incredibile. Sono molto contento perché questa iniziativa mi consente di portare avanti la mia idea del calcio in un mondo sempre più difficile per i giovani.
