Mignani è stato completamente abbandonato. E malgrado tutto, umanamente, non lo merita
1. Il Cesena non si può più nascondere. Il confronto tranquillo e pacato che si è tenuto - Fusco e Di Taranto da una parte, una delegazione di tifosi dall’altra - impone al Cesena di affrontare la realtà.
2. Il problema è proprio questo: il Cesena, inteso come insieme di tutte le componenti che ne fanno parte, finora davanti ai problemi si è sempre nascosto. Ha preferito far finta che non esistessero. Inevitabile arrivare allo scenario in cui ci troviamo ora.
3. Undici punti nelle ultime dodici giornate. A partire da dicembre il Cesena ha dapprima nettamente rallentato il passo, poi è crollato del tutto con un ritmo che è da retrocessione diretta, se non addirittura da ultimo posto.
4. Che la situazione fosse passata dall’essere giusto un filo negativa a particolarmente grave era evidente già al fischio finale di Cesena-Bari. Era quello il frangente opportuno per intervenire in maniera relativamente tempestiva, evitando che l’intero gruppo squadra precipitasse nel più totale smarrimento.
5. Invece in settimana c’è stato pure qualche cortigiano che ha avuto il coraggio di lodare proprio quella prestazione lì, scaricando la colpa su sfortuna, malocchio o similari. C’era chi sosteneva che se il Cesena fosse stato capace di ripetere la performance sfoderata con il Bari pure al cospetto dello Spezia, sicuramente avrebbe portato a casa la vittoria. Cortigiano accontentato: il match con gli aquilotti ha ricalcato in tutto e per tutto quello con i galletti, non è un caso che i punti raccolti siano esattamente gli stessi.
6. E dire che nelle prime quattordici giornate i punti messi in cascina erano stati addirittura ventisei… Come si è arrivati a ciò? Ignorando ogni piccolo problema nel momento in cui è insorto. Un esempio? La tenuta difensiva: è scadente sin da inizio campionato. Se nelle ultime settimane è nettamente peggiorata è proprio in virtù del fatto che, quando si era ancora in tempo per apportare correzioni, non si è dato peso alla cosa preferendo fare spallucce.
7. Tra tutti gli errori compiuti su vari livelli, a spiccare maggiormente è l’aver pensato che non sarebbe accaduto alcunché di grave nel lasciare che un allenatore già di per sé isolazionista restasse sereno seppur senza la benché minima prospettiva di permanenza futura. Sì, Mignani fa di tutto per celare la propria emotività davanti a chiunque gli si pari di fronte. Questo però non significa che non abbia mai bisogno di supporto, di conforto, di un incoraggiamento o magari anche di una strigliata.
8. Torniamo al binomio Fusco-Di Taranto. Sono ore concitate e di incertezza. L’esonero del tecnico, che pure parrebbe la scelta più drastica e immediata per risollevarsi quanto prima, in queste ore non sembra essere l’opzione scelta. Comprensibile. La proprietà è distante, non intende (o non può?) mettere sul piatto altre risorse immediate per inserire a libro paga un altro allenatore. I dirigenti hanno tutto il diritto di non fidarsi nell’adottare una soluzione interna, con la promozione di Campedelli o Zanetti. Avanti ancora con Mignani, malgrado tutto. A prescindere da ciò, che si arrivi ad un avvicendamento in panchina o meno, è stato sbagliato lasciare che Mignani si esponesse ancora una volta in sala stampa. Sia prima che dopo la gara con i liguri. Se si deve proseguire con lui, controvoglia o meno, va protetto e messo nelle condizioni di sbagliare il meno possibile. Il che ora vuol dire lasciarlo tranquillo lontano dai riflettori. Se si sceglierà invece di cacciarlo, sarà stato a dir poco inelegante mandarlo incontro ad un’umiliazione che, umanamente, non merita.
9. Statistiche sul numero di gol subiti oggi a causa di Dimitri Bisoli ne abbiamo? Ovviamente no, ne parliamo lunedì in live (iscrivetevi al canale).
10. Si rinnova l’invito ad andare a leggere il parere strettamente personale di Stefano Severi.
A questo link trovate i 10 (s)punti
