È morto ‘solo’ Raoul Casadei? No, è morta la Romagna. Per sempre

Il Virus ci ha tolto anche l’ultima ‘vera’ certezza che avevamo: il Re del Liscio. Ed ora cosa ne sarà della Terra famosa anche per il Sangiovese e il Cavalluccio?
13.03.2021 15:30 di Flavio Bertozzi   Vedi letture
È morto ‘solo’ Raoul Casadei? No, è morta la Romagna. Per sempre

Ci sta togliendo tutto, il Bastardo. Ci ha già tolto tutto, il Figlio di Puttana. I nostri cari. I nostri affetti. Il sorriso. La spensieratezza. La gioia di vivere. Gli abbracci. Le serate danzanti. Le pizzate con la famiglia a Cervia. Le abbuffate di castrato con gli amici a Santa Paola di Roncofreddo. Le scappatelle con le amanti a Cattolica. Le sciate con i colleghi di lavoro a Cortina. Le partite in Curva Mare. I concerti all’Autodromo di Imola. La dignità. Adesso anche Raoul Casadei, si è voluto portare via. Questo microscopico ciclope comunista chiamato Covid-19. Che tu sia maledetto, Virus. Tu e tutti quei negazionisti del cazzo che continuate a farvi belli in tv.

Lo chiamavano tutti il Re del Liscio, Raoul. Perché lui, di fatto, il liscio l’ha inventato. Di sana pianta. Raoul, però, era molto di più. Raoul era il Re della Romagna, Raoul era il più grande ambasciatore nel Mondo della nostra Terra. Una Terra che, dopo la scomparsa di Raoul, non potrà essere più la stessa. Era già boccheggiante prima di questa tragedia (anche) in salsa musicale, la Terra della piadina e della patacca. Ecco, la scomparsa di Raoul ha ‘solo’ certificato una volte per tutte quello che già in tanti sapevano: la ‘vecchia’ Romagna, la ‘vera’ Romagna di una volta, è morta. Per sempre. E non tornerà più.

Chi mi conosce bene lo sa: io in queste ore convulse segnate (anche) dalla Zona Rossa non ho bisogno – a differenza di certi miei ben più nobili e blasonati colleghi di Rai e Mediaset – di andare su Wikipedia per vedere quello che ha combinato Raoul in carriera. Io Raoul ho avuto la fortuna di averlo come vicino di casa per 35 anni. Io Raoul ho avuto modo di ‘viverlo’ giorno dopo giorno in quel di… Paganello a Mare, di respirarlo, di adorarlo. Io Raoul l’ho amato per davvero. Perché, per i veri romagnoli come me, Raoul era (e sarà per sempre) un Mito. Il Maradona della Romagna in musica. Pure qualcosina di più di Maradona. Tanto per fare un paragone.

Con le sue mazurche (anche) di periferia, il nipote di Secondo Casadei, ha fatto innamorate (e sposare) migliaia di italiani. Con le sue hit ha reso le nostre estati passate (anche) in balera o sulla Nave del Sole più frizzanti, più leggere, più ruspanti. Con i suoi cavalli di battaglia – tre su tutti: Romagna e Sangiovese, Romagna Capitale e Ciao Mare – ha colorato le nostre domeniche alla Fiorita o al Manuzzi. Che poi, se qualcuno si fosse perso un passaggio, Raoul – da buon romagnolo – al Cavalluccio ha sempre voluto un grande bene. Che poi Raoul – non si può mica essere perfetti… – tifasse anche Juve è un fatto secondario.

No, questa volta non sarà facile riprendersi. Anzi, diciamocelo subito: sarà impossibile riprendersi. Avevamo già salutato Federico Fellini. Marco Pantani. Edmeo Lugaresi. Tonino Guerra. Ora pure Raoul Casadei. Evviva la Romagna, dunque. Sempre e comunque. Anche se la Romagna, la cara ‘vecchia’ Romagna che ci ha fatto sognare, è morta. Per sempre. Mettetevelo bene in testa. Ciao caro Raoul. E se puoi, se riesci, in Paradiso salutami Edmeo e gli altri.