La Lanterna #14 | Adesso riprendiamoci il Manuzzi

Vittoria a Legnago e Spezia finalmente ‘fuori dai piedi’: weekend perfetto… o no?
07.12.2020 20:30 di Bruno Rosati   Vedi letture
© foto di profilo Facebook Ass. Castorri
La Lanterna #14 | Adesso riprendiamoci il Manuzzi

La prodezza balistica di Gabriele Capanni ha ribadito ancora una volta che con questo Cesena le gare sono sempre vive sino all’ultimo secondo. La crescita del collettivo dopo le due sberle incassate a domicilio dal Padova è sotto gli occhi di tutti. I bianconeri stanno maturando soprattutto nella lettura dei momenti chiave di una partita e riescono a confezionare occasioni pure quando il match appare agli sgoccioli.
I tre punti strappati sotto il diluvio di Legnago sono un gran bel bottino che consente di irrobustire la classifica in vista dei prossimi impegni contro avversari sulla carta più quotati. Nulla vieta di credere che il Cavalluccio saprà superare anche avversari più ostici. Ma se nelle prossime due gare non dovessero arrivare punti, il margine sui play-out rimarrebbe comunque cospicuo.
In cosa può (e deve) migliorare questo Cesena? Di sicuro il rendimento interno. Se infatti lontano da casa i ragazzi di Viali hanno una media punti che rasenta il passo da promozione diretta, al Manuzzi si sarebbe potuto fare meglio rispetto alle due sole vittorie contro Fano e Ravenna.
Adesso è il momento di guardare ai prossimi impegni con grande fiducia. Al di là di quanto accadrà domenica al Martelli di Mantova, un grosso passo avanti è già stato fatto affinché il Manuzzi torni ad essere la vera dimora del vecchio cuore romagnolo: se n’è andato un coinquilino ‘scomodo’ qual era lo Spezia.

Intendiamoci: il vantaggio economico che il Cesena FC ne ha tratto è stato cospicuo, fondamentale nel sopperire ai mancati incassi dovuti all’assenza di pubblico e ai costi da fronteggiare per le procedure sanitarie che i club devono adottare in ottemperanza alle norme anti-covid. Per ogni gara disputata all’Orogel Stadium (cinque in totale), il club ligure ha riconosciuto trentamila euro al Cavalluccio per il subaffitto. Sotto questo aspetto, sarebbe stato delittuoso non concludere l’operazione.
Il calcio però è anche - e forse soprattutto - folklore. Non sarebbe stato bello vedere una squadra che non fosse il Cesena esultare per una vittoria casalinga al Manuzzi (evento che per fortuna non si è verificato). Di certo l’aver giocato pressoché sempre a porte chiuse ha mitigato l’insofferenza dei tifosi romagnoli verso questa convivenza forzata.

Se sotto il profilo finanziario questa parentesi è stata un indiscusso successo, a livello di comunicazione la faccenda andava gestita meglio. Non tanto per quel che concerne il Cesena FC, è da alcuni esponenti dell’amministrazione comunale che ci si sarebbe aspettati un atteggiamento più cauto. Immortalare sui social la propria presenza allo stadio durante le partite degli aquilotti è apparso un filino snobistico nei confronti della squadra cittadina che contestualmente era impegnata in trasferta. Un fraintendimento che andava evitato.
Ma sino a qui si rimane entro i confini delle opinioni personali, chiunque può essere di diverso avviso con quanto scritto in precedenza. La vera caduta di stile è stata il coinvolgimento della figura di Rino Foschi, riconosciuto pubblicamente come la mente che ha orchestrato il tutto.

Nello scorso mese di novembre la Procura della Repubblica di Forlì ha chiuso le indagini preliminari sul fallimento dell’A.C. Cesena e nel registro degli indagati risulta anche l’ex direttore tecnico bianconero che ora sarà chiamato a difendersi nel procedimento penale.
Nessuno vuole emettere sentenze prima del tempo, nessuno vuole appiccicare a Rino Foschi l’etichetta di colpevole prima dei tre gradi di giudizio. Rino Foschi - prosciolto dalla giustizia sportiva e non da tutto, al contrario di quanto qualcuno volesse far credere - ha il sacrosanto diritto di difendersi in tribunale e di dimostrare la propria estraneità ai fatti. Nel frattempo, è giusto che possa continuare a svolgere la sua professione oppure offrire consulenze.

Nessuno quindi vuole mettere in dubbio la liceità della vicenda. Non sarebbe guastata maggiore delicatezza da parte dell’assessorato allo sport, evitando di tirare in ballo un nome attualmente sotto processo per quel fallimento che è una ferita tuttora aperta. Un’onta indelebile nei confronti di una città, se non di un’intera regione.
Esortiamo perciò tutti di essere in futuro più garantisti. Che non significa solo non condannare per partito preso ma anche non conferire l’assoluzione prima che venga emessa sentenza.