La Lanterna #28 | “Riconoscetemi come vostro capo tribù”

Pareggio snervante quello contro il Matelica. Ma c’è tanto di buono che non deve essere sperperato.
18.03.2021 11:00 di Bruno Rosati   Vedi letture
© foto di farwest.it
La Lanterna #28 | “Riconoscetemi come vostro capo tribù”

“Quello che hai visto ricordalo perché quello che non hai visto ritorna a volare nel vento”. Recita così un antico adagio navajo.
Di quali elementi occorre fare tesoro del pareggio interno contro il Matelica? Venire rimontati di due gol, per giunta dopo aver cestinato occasioni nitide per aumentare il vantaggio, non può che lasciare amareggiati. Non vincere più ormai da un mese fa inevitabilmente lievitare l’insoddisfazione. Al netto delle gare ancora da recuperare, il Cesena è scivolato a margine della zona play-off: il classico periodo in cui si è spontaneamente portati a vedere il bicchiere mezzo vuoto.

“Una visione molto grande è necessaria e l’uomo che la sperimenta, deve seguirla come l’aquila cerca il blu più profondo del cielo”.
Anziché farsi prendere da un eccessivo scoramento è preferibile abbracciare questa massima dei Sioux. Il 2 a 2 di ieri è avvilente solo come risultato. La prestazione bianconera invece non sarà da incorniciare ma rappresenta un passo avanti rispetto a quanto visto contro Fermana, Vis Pesaro e Perugia. La condizione fisica del gruppo sta crescendo e, nonostante sia lontano dall’essere ottimale, il Cesena ha terminato la gara in avanti manovrando il pallone. Non solo sospinto dalla forza di nervi.
Una volta convalidato il pari biancorosso, il pericolo della beffa completa era dietro l’angolo. Steffè e i suoi compagni però non si sono fatti schiacciare, hanno proseguito senza abbattersi. Un aspetto da non dare per scontato.

“Non c’è morte, solo un cambiamento di mondi…”
E allora facciamo come i Suquamish; guardiamo avanti privi di rammarico e accettiamo il cambiamento in atto. Il Cesena si sta riassestando. E, in attesa di un Gonnelli che vada a fare coppia con Ricci al centro della difesa, ha già trovato un’importante colonna vertebrale composta dall’asse Di Gennaro-Caturano. A seguito di alcune apparizioni sotto tono, contro i marchigiani l’ariete napoletano è stato mattatore assoluto nei primi venti minuti. Assist, rigore gettato alle ortiche e gol liberatorio per tornare dopo il lungo calvario a fare ciò che sa fare.
Il Cesena riparta dal senso di compiuto esploso in quell’urlo del suo capitano. Un grido intimamente connesso ai mesi di costrizione trascorsi lontano dai campi di gioco, deflagrato in un’assordante esasperazione emotiva.
Se il Cesena vuole lasciarsi alle spalle questo prolungato periodo negativo, segua l’esempio del suo capo tribù.

“Cos’è la vita? È il lampo di una lucciola nella notte. È il respiro di un bufalo d’inverno. È la piccola ombra che attraversa l’erba e si perde nel tramonto”.