La Lanterna #12 | Impossibile non pensarci

Dai, dite la verità. Quando Bortolussi ha segnato il rigore del 2 a 2 anche voi avete pensato a quella partita.
24.11.2020 06:00 di Bruno Rosati   Vedi letture
La Lanterna #12 | Impossibile non pensarci

“C’è la storia, poi c’è la vera storia, poi c’è la storia di come è stata raccontata la storia. Poi c’è quello che lasci fuori dalla storia. Anche questo fa parte della storia”

Un’intera settimana passata a rievocare il dualismo tra Cesena e Matelica nella stagione 2018-2019. Invece nasce una gara completamente diversa dai due (soli) precedenti fra queste due squadre, nonostante in casa dei marchigiani si fosse giocato a porte chiuse anche la prima volta. Vuoi perché gli anni passano. Vuoi perché il contesto attuale è del tutto differente dal dilettantismo.
La sfida ha comunque saputo offrire spunti sui quali costruire analogie con il recente passato bianconero. Il bomber Vito Leonetti, a lungo inseguito dal Alfio Pelliccioni quando vestiva la maglia della Vastese, che si sblocca in campionato proprio contro i bianconeri ricorda tanto la mazzata inferta al Cavalluccio da Leonardo Pavoletti in occasione di Genoa-Cesena 3-1. L’allora bomber del grifone era arrivato in Liguria dal Sassuolo poiché i neroverdi non avevano accettato le molteplici offerte al ribasso di Rino Foschi e al primo incrocio punì i bianconeri senza pietà.
Andò meglio un anno prima quando Matteo Ardemagni, passato dal Chievo al Carpi anziché al Cesena, segnò al Cabassi il momentaneo vantaggio per i padroni di casa su calcio di rigore. Gli uomini di Bisoli riuscirono però a ribaltare il risultato.

Però possiamo raccontarcela finché vogliamo. Il finale del match di Macerata non può non aver fatto tornare alla mente di chiunque quella che ormai è una gara entrata a pieno titolo nella storia del Cesena: la mitica rimonta di Palermo del 2011.
Anche in quella circostanza i bianconeri si trovavano sotto di due reti a ridosso del novantesimo, salvo poi accorciare in pieno recupero e cogliere il pareggio proprio allo scadere. Contro il Matelica la rimonta è iniziata un pelo prima che il quarto ufficiale comunicasse i minuti addizionali e di entrambe le reti si è fatto carico ‘il solito’ Mattia Bortolussi. A Palermo invece se le spartirono Marco Parolo ed Emanuele Giaccherini.

Curiosamente, negli scorsi giorni proprio il folletto di Talla è finito suo malgrado per intasare (termine scelto non a caso) le discussioni che orbitano attorno al Cavalluccio. Un suo possibile ritorno in Romagna già nel mese di gennaio è finito per diventare trending topic sui social. Un vero peccato.
In questo momento, parlare di calciomercato è una sconfitta. Sia per chi legge, sia (soprattutto) per chi scrive. Non importa il nome di turno tirato in ballo: sia questo un giocatore affermato e nel pieno della carriera, sia un giovane in rampa di lancio oppure un cavallo di ritorno. Il Cesena sta finalmente trovando continuità di risultati e certezze in campo, questo è l’unico tema di cui si dovrebbe ragionare, finalmente con un briciolo di soddisfazione e fiducia nel domani.

Godiamoci l’intima confidenza tra Bortolussi e il gol, la verve del sempre scalpitante Zecca quando entra a gara in corso, la parabola ascendente imboccata da Ciofi, la sicurezza infusa da Nardi ai compagni.
Perché parlare ora di Giaccherini? Perché crogiolarsi in un perduto passato? Perché corrodersi nell’attesa di un improbabile futuro? Viviamo il nostro tempo. E viviamolo da dentro.

“Questo è il momento della storia. Non c’è nessun testimone oculare”