In ogni water
Al Bar Cesena, tra un buon caffè e una birretta gelata, noi bolsi dinosauri da Jurassic Park rimpiangiamo sempre il calcio di una volta. Massì, il calcio di una volta. Il calcio senza biglietti nominali. Il calcio senza tornelli. Il calcio senza tessere del tifoso. Il calcio senza hostess e steward. Il calcio senza cori censurati. Il calcio senza striscioni vietati. Il calcio senza trasferte contingentate. Il calcio senza allenamenti a porte chiuse. Il calcio senza ritiri blindati. Il calcio senza misteriose cordate americane (o cinesi, o canadesi, o thailandesi) al timone di comando dei nostri storici club. Il calcio senza stadi di proprietà dove il munifico maxi-sponsor si è inesorabilmente pappato pure il nome storico dell’impianto. Il calcio senza capi di Stato che alzano la cornetta del telefono per ordinare al capo supremo del Pallone di rimettere in campo un giocatore squalificato. Il calcio senza mostruose stagioni agonistiche dove in media un atleta – tra campionato, coppe e nazionali – si trova costretto a giocare qualcosa come 70 partite ufficiali. Il calcio senza (raccomandatissimi) allenatori allergici alla gavetta. Il calcio senza tutti quegli attaccanti che, dopo aver gonfiato la rete avversaria, baciano la loro casacca e disegnano con le mani un bel cuoricino a favore delle telecamere. Il calcio senza tutti quei difensori che, dopo aver perso maldestramente di vista gli attaccanti di cui sopra, chiedono scusa alla curva mostrando un tenerissimo sguardo da cucciolone. Il calcio senza tutti quei guru delle comunicazione che sanno partorire soltanto comunicati stampa che hanno lo stesso appeal dell’ultima hit estiva sfornata da Fabio Rovazzi. Il calcio senza tutti quei mediocri direttori di gara in gonnella a cui gli addetti ai lavori nostrani non possono rifilare nemmeno un meritatissimo quattro in pagella, sennò poi a stretto giro di posta si scatenerebbe un delirante tsunami mediatico contro la fallocrazia orchestrato dalla Laura Boldrini di turno. Il calcio senza tutte quelle (botulinatissime) opinionisti di sesso femminile lanciate allo sbaraglio in prima e in seconda serata soltanto per rispettare le famigerate quote rosa volute con ostinazione dalla Peggior Sinistra. Il calcio senza cooling break e stronzate varie. Il calcio senza spogliatoi che nascondono – in pure stile Grande Fratello – telecamere in ogni armadietto, in ogni doccia, in ogni anfratto, in ogni fessura, in ogni water.
PS: che poi se ci penso bene, quel calcio di una volta osannato (anche) da noi inguaribili nostalgici del Bar Cesena, era migliore ‘semplicemente’ perché quel calcio eravamo noi. Massì, noi. NOI. Con la nostra gioventù. Con la nostra spensieratezza. Con la nostra genuinità. Con la nostra libertà. Col il nostro Cavalluccio. Ecco, sì: pure con il nostro Cavalluccio. Il vero Cavalluccio. Mica quello tarocco attualmente in circolazione.
