Dieci anni per un hamburger. Poi toccherà a noi

06.02.2024 21:10 di Stefano Severi   vedi letture
Dieci anni per un hamburger. Poi toccherà a noi
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© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it

I prossimi sarete voi. I prossimi saremo noi. I prossimi saranno tutti quelli che anche oggi resteranno in silenzio. Questo 2024 è iniziato da poco più di un mese ed è già un anno nero per la tifoseria del Cesena costretta a subire soprusi ed umiliazioni di ogni tipo e ad ogni livello. Trasferta vietata, curva chiusa, stadio chiuso e diffide a raffica al solo scopo di impartire un segnale a tutta la comunità. Per i fatti di Perugia – assalto degli umbri insieme ai gemellati del Monaco 1860 e del Teramo ai bianconeri intenti a pranzare al Mc Donald’s – sono arrivate 18 diffide, alcune con obbligo di firma, di durata fino a 10 anni. Esatto, 18 diffide, contro le “sole” 4 comminate ai perugini, presenti e attivi in grande superiorità numerica. Ma non è un caso, niente è per caso in questi ambiti.

Si potrebbe discutere a lungo sullo strumento repressivo della diffida, un unicum italiano per come è applicato. Anche all’estero esiste l’interdizione dagli stadi ma a comminarlo sono le stesse società e per fatti relativi agli impianti di gioco. Sabato scorso ad Amburgo la sfida tra St Pauli e Greuther Fürth è stata sospesa alcuni minuti perché dalla tribuna (Gegengerade) un tifoso ha lanciato una bomba carta in campo che ha temporaneamente stordito un componente dello staff dei padroni di casa. Il responsabile è stato immediatamente inquadrato dalle telecamere e fermato e nessuno si è nemmeno lontanamente sognato di parlare di sanzioni generali per la tifoseria del quartiere di Amburgo. Il confronto con la rappresaglia di Pescara è impietoso.

La diffida per come è concepita oggi in Italia è uno strumento repressivo decisamente anticostituzionale che, per essere comminata, non ha bisogno di sentenze o procedimenti penali da parte di un giudice.  

Le diffide comminate per i fatti di Perugia sono uno sfregio a tutta la tifoseria del Cesena, così come lo furono quelle per i fatti di Italia-Ungheria di due anni fa. Allora passò tutto in silenzio o quasi e questa indifferenza generale ha portato il popolo bianconero ad accettare supinamente il crescendo di sanzioni in questo inizio d’anno.

Con la società clamorosamente assente spetterebbe all’Amministrazione Comunale esprimere vicinanza ai tifosi bianconeri. Sia chiaro, non si chiede di avvallare nessun atto di violenza: semplicemente di pretendere rispetto per ogni cittadino, compresi i tifosi di calcio. In un frangente storico e sociale in cui in provincia i problemi d’ordine pubblico sono molteplici, è facile fare leva sui tifosi di calcio (o di basket, Forlì ne sa qualcosa) per far la voce grossa e propagandare ordine e disciplina. 

Oggi tocca a quelli di Perugia, venerdì a Rimini potrebbe andarci di mezzo chiunque altro e così via fino alla completa normalizzazione del tifo a Cesena. L’errore più grande che si possa fare è fare finta di niente, pensare che quello che è successo sia un problema limitato ad una specifica parte della tifoseria bianconera. Che è un po’ quello che si è cercato di trasmettere tramite certa carta stampata. No, è un problema che riguarda tutti noi, nessuno escluso. Perché il Cesena è uno e una è la sua tifoseria: chi tace oggi dovrà tacere per sempre.