CORRIERE ROMAGNA - Colucci vota la fiducia sul gruppo
Colucci, se guarda la classifica che sensazioni prova?
«Siamo a 4 punti dalla salvezza, con le carte in regola per provare a farcela. Abbiamo il dovere di provarci e ci arriveremo. Mica è già tutto deciso: giocassi nel Siena o in altre squadre, non mi sentirei tranquillo».
Lei all’intervallo ha guadagnato gli spogliatoi dell’Olimpico parlando a Mutu: ci può dire cosa vi siete detti?
«Io gli ho detto che poteva arretrare di più a darci una mano, perché la Roma ci prendeva in mezzo a centrocampo, lui mi ha risposto che non riusciva a correre bene per la botta alla tibia».
Come mai fate così fatica a reagire dopo un gol preso? E’ un limite che ha evidenziato anche Campedelli.
«Ora noi abbiamo delle difficoltà oggettive, non c’è mica bisogno che ci venga detto. Cerchiamo di lavorare su questo, siamo tutta gente navigata che ha voglia di lottare e di reagire».
Un anno fa avete reagito di gruppo alle difficoltà, quest’anno invece si vedono scene come Ceccarelli infuriato con Eder che non lo serve in area. Scene che un anno fa non si vedevano.
«Non è questione di gruppo peggiore o migliore dell’anno scorso. Il gesto di Cecca a Roma era dettato dalla frustrazione di un giocatore che tiene come nessun altro al Cesena, in un momento in cui eravamo sotto di tre gol».
Non c’è proprio nulla di diverso dall’anno scorso?
«Di diverso c’è che l’anno scorso a un certo punto reagimmo ad un momento di scoramento. Quest’anno lo scoramento è arrivato dalla prima giornata e diventa più difficile. Ma ne verremo fuori».
Come si spiegano i gol subiti nel primo minuto?
«Si parla tanto di approccio mentale, ma secondo me non è completamente esatto. A Roma il loro primo gol è nato da un lancio dalle retrovie, Rodriguez e Lauro sono andati insieme nello stesso posto e poi è partito il colpo di tacco di Lamela a Totti. Possiamo fare tanti discorsi, ma una sconfitta così pesante è nata da un 2-0 irregolare. Stiamo lavorando sui nostri problemi: il 60% della salvezza delle piccole passa da queste cose, dall’attenzione, dalla nostra capacità di reagire».
Lei che lo conosce bene, come vede oggi Mutu?
«Lui è un giocatore importante, come lo sono altri, tipo Antonioli, Parolo o Von Bergen. Se Adrian lavora con intensità, può fare la differenza, questo lo sappiamo tutti. Garantisco che non c’è un caso-Mutu: lui a Roma non si è chiamato fuori: all’intervallo ha sfogato la sua frustrazione di non potere dare qualcosa di suo alla squadra, visto che non stava bene».
Come giudica l’Atalanta?
«È guidata da un ottimo allenatore come Colantuono, noi però siamo disperati per la classifica, abbiamo più fame e vogliamo tre punti».
Che impressione ha ricavato dall’incontro che avete avuto lunedì con gli ultras?
«Ognuno di noi ha degli ideali e io rispetto quelli degli ultras. Noi abbiamo ribadito che abbiamo bisogno di loro, mentre gli ultras hanno detto cose che condivido e rispetto, come ribadisco il fatto che il Cesena ha bisogno del pubblico».
Come si sente ora fisicamente?
«Meglio, ho avuto qualcosa di più di un semplice menisco (il riferimento è alla borsite successiva, ndr), ma da tre settimane lavoro ad alta intensità. Giocare mi è servito, la partita è tutto, dà sempre quel 20-30% in più a livello emotivo e per la salvezza ci sono anch’io».
Chi segna i gol di Eder?
«Vabbè, Eder di gol ne ha fatti due... Battute a parte, non siamo mai stati legati a un bomber, anche l’anno scorso quando Bogdani faceva fatica a segnare ci pensavano Giaccherini e Parolo. Anche quest’anno ci penseremo un po’ tutti, ci penserà il gruppo».
