Tanti dubbi su Cole ma una grande certezza: la squadra verrà rifondata
Il verdetto del campo è ormai una sentenza inappellabile, il clima che si respira attorno al Cavalluccio somiglia sempre più a una rassegnata agonia. L’ultima puntata del format di approfondimento di TuttoCesena Live [iscrivetevi a questo canale] ha scattato una fotografia impietosa del momento attuale: una società smarrita, una guida tecnica discussa e una tifoseria che, tra rabbia e sarcasmo, vede sbiadire i propri sogni di gloria.
Il punto di partenza del dibattito è lo scialbo 0-0 casalingo contro la Sampdoria, un risultato che ha aperto il dibattito nella redazione sulla bontà del ‘progetto Ashley Cole’. Il giudizio non è un anime, tra chi sostiene vada concesso tempo e che gli venga dato modo di cominciare la prossima stagione e chi invece ritiene che l’arrivo della leggenda inglese, che avrebbe dovuto portare mentalità e spregiudicatezza, si sia rivelato un vicolo cieco.
Ciò che invece mette tutti d’accordo sono i freddi numeri: la media punti dell’era Cole è sovrapponibile a quella della precedente gestione, segno che il cambio di rotta non è mai avvenuto. La squadra è apparsa bloccata, gioca con la paura ed è incapace di esprimere un’identità tattica coerente. Nel mirino sono finite le scelte sui pezzi pregiati dell’organico, con il lampante esempio di Francesconi. Decisioni enigmatiche che continuano a far discutere una piazza che non comprende più la gestione delle risorse più preziose con il risultato di un Manuzzi sempre più vuoto, stanco di assistere a uno spettacolo privo di mordente.
Il mirino resta puntato contro la proprietà americana, fra gli schieramenti di John Aiello e Mike Melby. Al centro delle critiche c’è la gestione sportiva, giudicata monca per l’assenza di un amministratore delegato e un direttore sportivo di peso capace di fare da filtro e tracciare una rotta chiara per il futuro. Senza una guida tecnica e societaria definita, il Cesena sembra navigare a vista in un mare di incertezza.
Come ogni tragedia greca che si rispetti, anche questa puntata ha trovato il suo momento catartico nel finale artistico. Il palcoscenico è stato tutto per Robbie, l’anima istrionica della trasmissione, che ha regalato una performance carica di significato.
L’artista ha reinterpretato con il consueto piglio viscerale il classico di Pino Donaggio “Io che non vivo (senza te)”. Il brano è diventato seduta stante il manifesto della sofferenza del popolo bianconero. Un lamento d’amore per una squadra che fa star male, che delude e che sembra aver perso la bussola, ma dalla quale il tifoso non riesce a staccarsi. Quella di Robbie non è stata solo una canzone, ma il grido di una piazza che, nonostante i silenzi della società e la desolazione della classifica, rimane incatenata a un amore eterno. Perché, in fondo, nonostante tutto questo caos, il Cesena resta l’unica cosa senza cui non si può vivere.
